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Siracusa. Archiviato dal Gip procedimento penale contro Foti, Nicita, Favi, Oddo e De Michele

Siracusa. Si chiude un’avventura giudiziaria iniziata nel lontano 2011. Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Siracusa, Andrea Migneco, ha emesso il 30 maggio scorso un’ordinanza di archiviazione nei confronti dell’ex sottosegretario onorevole Luigi Foti, l’avvocato Francesco Favi, dei giornalisti Franco Oddo e Marina De Michele, nonché dell’onorevole Santi Nicita (oggi deceduto) (accusati in un primo momento ai sensi degli articoli 56 e 629 del Codice Penale di delitto tentato/estorsione) “per infondatezza di reato” mentre per il giornalista Salvatore La Rocca ha disposto il prosieguo delle indagini, effettuando i necessari adempimenti investigativi con il termine di sei mesi dalla comunicazione del provvedimento notificato. Approfondimento d’indagine, per la cronaca, che solo per la scadenza dei termini ha, di fatto, precluso.

La richiesta di archiviazione è stata formulata dalla Procura Generale di Catania in data 26 marzo del 2015; in presenza di opposizione formalizzata in data 07 aprile del 2015 da Alessandro Ferraro. Secondo la denuncia originaria presentata il 16 dicembre del 2011 da Alessandro Ferraro, gli incolpati “avrebbero ordito un preciso disegno estorsivo sia ai danni dello stesso Ferraro sia ai danni dell’avvocato Piero Amara, al quale il Ferraro era in qualche modo “vicino”, e che sarebbe stato dunque utilizzato quale da tramite per veicolare delle illecite pressioni proprio verso l’avvocato Amara”. Le condotte denunciate dal Ferraro, pur nella loro varietà tipologica – scrive il Gip nell’ordinanza – costituirebbero altrettante frazioni illecite di una presunta manovra estorsiva che troverebbe il suo elemento unificatore nella necessità di tutelare un preesistente assetto di potere, ovvero ad acquisire posizioni economiche e di influenza maggiore, soprattutto nell’ambito della gestione imprenditoriale della Sai8 (la società che si occupava in quel momento delle acque a Siracusa).

Questa finalità primaria – scrive ancora il Gip – che il Ferraro attribuiva soprattutto all’onorevole Foti e all’avvocato Favi (del quale il denunciante sosteneva di essere comunque intimo amico), avrebbe rappresentato l’occasione per innescare ulteriori tentativi di estorsione, talvolta consumata, da parte di operatori dell’informazione locale, che variamente sollecitati o manovrati dai soggetti politici sopra indicati avrebbero minacciato di orchestrare una macchina del fango, una campagna diffamatoria ai danni dell’avvocato Amara, del Ferraro, e di altri soggetti loro vicini, qualora non si fossero prestati ad assecondare richieste economiche illecite, talvolta mascherate da operazioni di finanziamento o di pubblicità: queste le ipotesi delittuose che il Ferraro ascrive a Franco Oddo e Marina De Michele, responsabili della rivista “La Civetta”(il coinvolgimento di Salvatore La Rocca, del settimanale “Magma” è invece successivo).

Rinviando al dettaglio della denuncia e degli atti allegati per quanto concerne gli addebiti prospettati dal Ferraro, occorre evidenziare- scrive ancora il Gip Andrea Migneco – che i pubblici ministeri di Siracusa che originariamente hanno trattato il procedimento avevano concluso con una richiesta di archiviazione per infondatezza delle notizie di reato, considerando false o scarsamente attendibili le dichiarazioni accusatorie rese dal Ferraro, non supportate da adeguati riscontri neppure valorizzando le intercettazioni telefoniche espletate in altro procedimento penale, e nelle quali Amara, Ferraro, ed altri interlocutori farebbero riferimento a fatti e situazioni interpretabili nel senso perorato nella denuncia di estorsione.

Occorre precisare – è scritto del decreto – che l’opposizione all’archiviazione (prodotta da Ferraro n.d.r.) presentata dopo l’avocazione del procedimento da parte della Procura Generale di Catania è stata formalizzata nell’esclusivo interesse di Alessandro Ferraro, anche se nell’atto di parte si rilevano delle specifiche censure contro l’originaria richiesta di archiviazione (quella scritta dai pm di Siracusa), anche nell’interesse di altra persona offesa, l’avvocato Piero Amara, che dal punto di vista sostanziale sarebbe stato il destinatario finale delle presunte richieste estorsive, non limitate al solo Ferraro. Ritiene questo Giudice che, all’esito dell’udienza camerale, debba pervenire ad una soluzione differenziata in relazione alle diverse posizioni degli indagati.

Deve infatti convenirsi con le valutazioni originariamente effettuate dai pubblici ministeri di Siracusa nella richiesta del 15 gennaio 2013, richiamate indirettamente nel corpo della richiesta di archiviazione della Procura Generale di Catania (che però sembra non condividerne espressamente le conclusioni), in ordine alla insostenibilità processuale, ovvero comunque alla intrinseca debolezza logica, della prospettazione accusatoria formulata in denuncia con riferimento alle presunte condotte illecite ascritte all’avvocato Favi, all’onorevole Foti, all’onorevole Nicita, nonché ai giornalisti Franco Oddo e Marina De Michele.

Si osserva in proposito – è scritto nel decreto – che tutti i comportamenti denunciati nella querela del 17 dicembre del 2011 trovano fonte probatoria quasi esclusiva nel patrimonio conoscitivo del Ferraro, che in virtù della ramificata rete di conoscenze da lui dichiarata (nella quale rientravano molti degli indagati e delle persone offese), avrebbe recepito e poi veicolato a terzi, o messaggi, avvertimenti ed indicazioni di asserita natura criminosa, volta ad ottenere denaro e finanziamenti (Oddo, De Michele), ovvero altre prebende professionali o di vantaggio politico ed economico latamente inteso (l’avvocato Favi, l’onorevole Foti), sotto la minaccia di scatenare una campagna di stampa ostile ai danni dell’avvocato Amara e di persone a lui vicine, quale lo stesso Ferraro Alessandro. Quest’ultimo, che sottoscrive la denuncia-querela (la firma del suo legale è apposta solo per autentica), riferisce di avere raccolto personalmente le richieste e le pressioni dell’avvocato Favi, dell’onorevole Foti, nonché le pretese estorsive da parte di Franco Oddo e Marina De Michele, responsabili del giornale “La Civetta”. Dunque la valutazione dell’attendibilità testimoniale del Ferraro si poneva come presupposto fondamentale per il prosieguo delle indagini.

Orbene, contrariamente a quanto sostenuto nell’atto di opposizione della persona offesa – continua il Gip – già nel corso delle indagini espletate dalla Procura di Siracusa si è cercato di riscontrare le accuse da Ferraro, sia procedendo ad escutere a sommarie informazioni il denunciante(in data 12 aprile 2012), sia ascoltando alcuni testi di riferimento che lo stesso Ferraro aveva indicato in denuncia come soggetti in grado di asseverare la veridicità del suo racconto. Rinviando sul punto agli atti contenuti nel fascicolo, non può che rilevarsi come lo stesso Ferraro sia incorso in numerose ed importanti contraddizioni su aspetti niente affatto marginali delle vicende narrate in denuncia, poiché in sede di teste sentito a informazioni sommarie (s.i.t.) il Ferraro modificava date, circostanze dei fatti (di collocazione cronologica non molto risalente, e dunque agevolmente rievocabili),e descriveva comportamenti ed atteggiamenti in modo parzialmente diverso da quanto riferito in denuncia.

Oltre alla suddetta discontinuità del narrato accusatorio, di per sé non sottovalutabile in punto di attendibilità delle dichiarazioni, alcuni dei soggetti indicati in denuncia come persone informate dei fatti, quali Carlo Lena, Massimo Tusa e Sebastiano Caporale, non soltanto hanno escluso di avere diretta cognizione delle condotte denunciate, ma hanno altresì reso dichiarazioni in contrasto con la denuncia del Ferraro, anche riguardo a passaggi fondamentali della presunta condotta estorsiva (si pensi alla specifica circostanza, riguardante la De Michele, relativa alla consegna della somma di 10.000 euro da consegnare ad Oddo dietro il parcheggio dell’Hotel Panorama): proprio la divergenza su punti qualificanti della ricostruzione, soprattutto – spiega il Gip – se connotati da specifici elementi identificativi cronologici e topografici, costituiscono un vulnus alla complessiva valutazione di attendibilità del narrato accusatorio, appartenente quasi interamente al patrimonio conoscitivo del solo Ferraro.

Peraltro non si può esimere dal sottolineare che, quale che sia il tenore effettivo dei rapporti intercorsi tra l’onorevole Foti, l’onorevole Nicita, l’avvocato Favi e lo stesso Ferraro, non vi sono indici di concreta finalizzazione illecita di tali rapporti, e ciò sulla scorta delle considerazioni sopra riportate e degli atti di indagine già eseguiti. L’ulteriore integrazione investigativa chiesta in seno all’opposizione, quella di sentire quale teste a informazioni sommarie gli amministratori della Sai8 al fine di dimostrare che l’avvocato Favi avrebbe avuto interesse ad essere inserito nel collegio difensivo di tale società, nulla proverebbe in merito al ventilato antefatto criminoso di quella richiesta professionale, e cioè che il Favi avrebbe perseguito tale scopo (di per sé non certo illecito) a pena di scatenare, o comunque avallare, una campagna di Franco Oddo e di Marina De Michele.

Allo stesso modo si deve reputare ininfluente la richiesta di integrazione investigativa volta a dimostrare che Oddo abbia preteso e ricevuto somme di denaro da altre persone, come se provare parallele condotte illecite di un soggetto implicasse la dimostrazione del coinvolgimento dell’indagato in una diversa e specifica condotta denunciata.

Analoghe considerazioni vanno fatte in relazione al contesto contenuto ed interpretazione di alcune intercettazioni eseguite dalla Procura della Repubblica di Siracusa in altro procedimento e confluite in quello odierno.

Quale che sia l’interpretazione da dare ad alcuni passaggi dialogici intercorsi tra l’avvocato Amara ed il Ferraro, ovvero tra questi e terzi persone (e anche a voler prescindere dalla valutazione di intrinseca inattendibilità delle intercettazioni data dai pm di Siracusa, secondo i quali i colloquianti avevano in qualche modo intuito di essere intercettati ed avrebbero dunque parlato tra loro per convalidare la prossima presentazione della querela del 17 dicembre 2011), ciò che può osservarsi in questa sede è che , con riferimento alle condotte denunciate dal Ferraro e relative a Foti, Nicita, Oddo, De Michele e Favi, non vi è alcun univoco riferimento a comportamenti delittuosi. Vero è che si parla di attacchi a mezzo stampa, tentativi di autodifesa, pianificazione di strategie di intervento eccetera, ma deve osservarsi che in nessuna delle captazioni si operano riferimenti specifici alla datazione di denaro al giornale la Civetta, ovvero a condotte ricattatorie poste in essere dall’avvocato Favi (vi è solo un riferimento superficiale alla questione Sai8, profilo di per sé assolutamente neutro).

Del resto – scrive il Gip – proprio il destinatario diretto della gran parte delle pressioni denunciate da Ferraro, vale a dire l’avvocato Piero Amara, escusso a sommarie informazioni dalla Procura Generale in data 10 marzo 2015, da un canto ha confermato di avere appreso solo dal Ferraro dell’esistenza di comportamenti o pressioni da parte dei predetti indagati (e dunque si ripropose la questione dell’intrinseca cedibilità della denuncia dallo stesso presentata), dall’altro ha indicato, quale unica condotta da lui percepita ed interpretata come di natura estorsiva, quella ascrivibile al direttore del giornale “Magma”, Salvatore La Rocca.

Quest’ultimo indagato non era stato originariamente indicato dal Ferraro, nella denuncia del 17 dicembre 2011, quale autore di condotte estorsive, in quanto solo nel verbale di sommarie informazioni del 16 aprile 2012 il Ferraro dichiarava di avere pagato il La Rocca anche per conto dell’avvocato Amara, al fine di fare cessare una campagna di stampa ritenuta ostile nei loro confronti.

La vicenda dei pagamenti in favore di La Rocca è stata altresì’ rappresentata dal predetto avvocato Amara nel verbale di sommarie informazioni reso al sostituto procuratore generale di Catania in data 10 marzo 2015, laddove sono state indicate delle specifiche circostanze di tempo e di luogo nelle quali sarebbero avvenuti gli incontri e le pretese di denaro da parte di La Rocca (Amara riferisce di circa tre incontri, in uno dei quali il La Rocca si sarebbe lamentato del ritardo con il quale avvenivano i pagamenti del Ferraro), allo scopo di fare cessare le pubblicazioni sul mensile “Magma” avvertite come denigratorie dal suddetto professionista.

Con riferimento a tale specifico profilo dell’indagine – scrive ancora il Gip – deve effettivamente ritenersi necessario un approfondimento suppletivo, poiché le dichiarazioni dell’Amara appaiono effettivamente riscontrare quelle del Ferraro.

Se è vero che l’avvocato Amara si era riservato di produrre documentazioni a sostegno dei riferiti pagamenti in favore del La Rocca, senza poi dare corso a tale iniziativa (così rileva la Procura Generale), la procedibilità officiosa del delitto di estorsione implica tuttavia che si proceda ugualmente alle acquisizioni documentali necessarie per provare la denunciata sussistenza del delitto di cui all’articolo 629 del codice penale (che è astrattamente configurabile, qualora sia dimostrata la coercizione e non la spontaneità dell’accordo, anche nella pretesa di ottenere denaro in cambio di un cambiamento di linea editoriale e nell’evitare la pubblicazione di notizie ritenute comunque pregiudizievoli: “In tema di estorsione, l’elemento dell’ingiusto profitto si individua in qualsiasi vantaggio, non solo di tipo economico, che l’autore intenda conseguire e che non si collega ad un diritto, ovvero è perseguito con uno strumento antigiuridico o con uno strumento legale ma avente uno scopo tipico diverso. – così la Cassazione Penale sentenza 16658 del 31 marzo del 2008).

In effetti – continua il Gip – tra la documentazione già acquisita vi è almeno una fattura emessa dalla società Trinacria Express srl in favore di società riconducibile a Ferraro Alessandro (la Karmine srl), che non sembrerebbe giustificata da una iniziativa commerciale, almeno sulla base delle evidenze finora acquisite. Deve dunque ordinarsi una integrazione delle indagini, con riferimento alla sola posizione dell’indagato La Rocca, consistente segnatamente 1) nell’acquisire la documentazione fiscale delle società riconducibili al La Rocca, tra il secondo semestre del 2011 ed il primo semestre del 2012, al fine di accertare se vi siano state fatturazioni in favore della società Karmine srl, ovvero di altra società riconducibili a Ferraro; 2) acquisire eventuali assegni o altri mezzi di pagamento inerenti rapporti di dare o avere tra le predette società nel medesimo periodo cronologico.

In conclusione, deve disporsi l’archiviazione del procedimento penale con riferimento alle posizioni di Luigi Foti, Francesco Favi, Santi Nicita (deceduto), Franco Oddo e Marina De Michele, per infondatezza della notizia di reato. Va invece disposta l’integrazione delle indagini nei confronti di Salvatore La Rocca nei termini in cui in motivazione.

Il Decreto di archiviazione è stato depositato in Cancelleria il 1 giugno 2017.

C.A.

 

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