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Estorsione, Gennuso: “Mai conosciuto i miei accusatori”

“Non sono mai stato socio della sala Bingo di Palermo e non ho mai incontrato e conosciuto le persone che mi accusano”. Si difende in questo modo il deputato regionale Pippo Gennuso sui cui capo è piombata una nuova tegola giudiziaria. Da metà settembre Gennuso è indagato per estorsione nei confronti di tre dipendenti della sala Bingo “Magic Star” di via Villagrazia, alla Guadagna. Sotto inchiesta, in concorso, c’è anche il figlio di Gennuso, Riccardo, Leonardo Burgio, il socio della precedente gestione della sala Bingo, e il sindacalista della Cildi, Antonino Bignardelli.
La vicenda risale al 2015, quando il figlio di Gennuso ha preso in gestione la sala Bingo. Gli impiegati hanno denunciato ai carabinieri, che durante la transazione sarebbero stati costretti, con minacce, ad accettare un “accordo transattivo”, che prevedeva una liquidazione di meno di un terzo delle spettanze. Per una dipendente, a fronte di 22.500 euro sarebbero stati corrisposti 7mila euro, per un’altra poco più di 6mila invece di 20mila. Per un terzo impiegato era stata prevista una “conciliazione sindacale” in cui il dipendente della ex società “Eredi Burgio Giuseppe di Leonardo Burgioe C. Sas” avrebbe dovuto dichiarare di avere ricevuto gli emolumenti ma solo sulla carta. Accuse pesantissime che l’avvocato del deputato, Nino Caleca, commenta: “Si tratta di un accordo sindacale precedente alla gestione Gennuso. Tutti lo accettarono tranne i tre dipendenti che hanno presentato denuncia. Vedremo nel corso del processo la validità probatoria delle loro dichiarazioni”. L’indagine della procura di Palermo poggia sulle dichiarazioni dei tre dipendenti che sostengono di avere ricevuto minacce del tipo: “O bevete o affogate”, e poi: “Ti conviene che ti prendi questi soldi perché non solo non vedrai più soldi ma non ti farò mai lavorare. Sai chi sono io. Ricordati che hai due figli da campare”. E ancora: “Troverete tutte le porte chiuse”

Prima della firma di quell’accordo, Burgio e il sindacalista Antonino Bignardelli, accusati anche di truffa, prospettarono ai dipendenti una situazione di grave crisi aziendale in prossimità della cessione ai Gennuso e della possibilità della perdita del posto di lavoro.

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