Google+

Inquinamento dell’aria, non è vero che provoca solamente disturbo olfattivo, provoca asfissia tossica e cancro

Ecco cosa provoca una sola delle sostanze rilasciate nell’aria dalle industrie del petrolchimico: il biossido di zolfo.

L’evidenza scientifica vagliata porta alla conclusione che anche livelli al di sotto delle norme stabilite per legge hanno gravissime potenzialità nocive per la popolazione; classificato ad alte concentrazioni come veleno, a basse dosi può causare disturbi neurologici, respiratori, motori, cardiaci e potrebbe essere collegato ad una maggiore ricorrenza di aborti spontanei nelle donne. A volte questi danni sono irreversibili. Da risultati recentissimi emerge anche la sua potenzialità, alle basse dosi, di stimolare la comparsa di cancro al colon.

Per l’elevata solubilità in acqua il biossido di zolfo viene facilmente assorbito dalle mucose del naso e del tratto superiore dell’apparato respiratorio (questo rappresenta una fortuna dato che solo quantità molto ridotte possono raggiungere gli alveoli polmonari). L’alta reattività lo rende un composto estremamente irritante. E’ stato comunque notato un effetto sinergico con le polveri sospese per la capacità che queste hanno di veicolare gli inquinanti nelle zone più profonde dell’apparato respiratorio.

A basse concentrazioni gli effetti del biossido di zolfo sono principalmente legati a patologie dell’apparato respiratorio come bronchiti, asma e tracheiti e ad irritazioni della pelle, degli occhi e delle mucose.
Analisi epidemiologiche hanno evidenziato un aumento dei ricoveri ospedalieri, specie di anziani e bambini, a concentrazioni superiori a 0,3 mg/mc. Già a concentrazioni di 0,06 mg/mc come valore medio annuale si verificano episodi di bronchite e infezioni alle prime vie respiratorie.
Il caratteristico odore pungente del biossido di zolfo viene percepito dal naso alla concentrazione di 0,8-2,6 mg/mc. A questi livelli bisogna infilare la maschera antigas o, trattenendo il respiro, raggiungere una zona non contaminata. Per brevi periodi, in assenza di maschera, ci si può proteggere anche tenendo sul naso e sulla bocca un panno umido.

Brevi esposizioni di 10’ a concentrazioni di 3 mg/mc provocano un aumento del ritmo respiratorio e del battito cardiaco; concentrazioni di 25 mg/mc provocano irritazioni agli occhi, al naso ed alla gola, oltre ad un aumento della frequenza cardiaca. Concentrazioni maggiori di 5 g/mc producono asfissia tossica con morte per collasso cardiocircolatorio.

Biossido di zolfo

Cos’è, sorgenti, dove si trova, effetti sulla salute e sull’ambiente, limiti normativi.

Cos’è?

Il biossido di zolfo (SO2) è un gas incolore, dall’odore pungente e irritante. In atmosfera la presenza di biossido di zolfo è accompagnata da quella di triossido di zolfo (SO3); infatti il biossido (SO2) può essere trasformato in triossido (SO3) mediante processi indotti dall’irraggiamento solare. In atmosfera la presenza di SO3 è condizionata dalla concentrazione di vapore acqueo, in combinazione col quale SO3 forma facilmente acido solforico (H2SO4).

 Sorgenti

Le principali emissioni di biossido di zolfo derivano dai processi di combustione che utilizzano combustibili di tipo fossile (gasolio, olio combustibile, carbone), in cui lo zolfo è presente come impurità.
Le fonti di emissione principali sono dunque gli impianti fissi di combustione (produzione di energia, riscaldamento, …) ed alcuni particolari processi industriali (settore metallurgico). A conferma di ciò, si riscontra che la concentrazione in atmosfera di biossido di zolfo presenta una variazione stagionale molto evidente, con i valori massimi nella stagione invernale, laddove sono in funzione gli impianti di riscaldamento domestici.
Una percentuale minore di biossido di zolfo nell’aria (6-7%) proviene dal traffico veicolare, in particolare dai veicoli con motore diesel.
Infine non è indifferente la quota prodotta dalle fonti naturali (vulcani), anche se la distribuzione uniforme e l’alta quota cui ha luogo l’emissione fanno sì che questo contributo non abbia effetti rilevanti. Il biossido di zolfo è inoltre presente in natura come prodotto dell’ossidazione dello zolfo.

Dove si trova?

Il tempo di persistenza del biossido di zolfo nell’ambiente è di circa 4 giorni. In particolari condizioni meteorologiche e in presenza di concentrazioni elevate, tale sostanza può diffondersi nell’atmosfera ed interessare territori situati anche a grande distanza dalla sorgente inquinante.

Effetti sulla salute e sull’ambiente

Per quanto riguarda gli effetti sul metabolismo umano, il biossido di zolfo è considerato nella letteratura internazionale il più pericoloso degli inquinanti atmosferici, a causa dell’ipersensibilità ad esso mostrata da alcune fasce di popolazione, come gli anziani o le persone soggette a malattie croniche dell’apparato respiratorio-cardiovascolare.
Già a basse concentrazioni il biossido di zolfo è una sostanza irritante per occhi, gola e tratto superiore delle vie respiratorie; a concentrazioni elevate può dar luogo ad irritazioni delle mucose nasali, bronchiti e malattie polmonari; l’esposizione prolungata a concentrazioni di alcuni mg/m3 possono comportare incremento di faringiti, affaticamento e disturbi a carico dell’apparato sensorio.
I suoi effetti risultano amplificati in presenza di nebbia, in quanto esso è facilmente solubile nelle piccole gocce d’acqua. Le gocce più piccole possono arrivare fino in profondità nell’apparato polmonare causando bronco-costrizione, irritazione bronchiale e bronchite acuta.
È inoltre accertato un effetto irritante sinergico in caso di esposizione combinata con il particolato, dovuto probabilmente alla capacità di quest’ultimo di veicolare il biossido di zolfo nelle zone respiratorie del polmone profondo.
Il biossido di zolfo presente in atmosfera è il principale responsabile delle cosiddette “piogge acide”, in quanto, attraverso reazioni con l’ossigeno e le molecole d’acqua, tende a trasformarsi in anidride solforica e, in presenza di umidità, in acido solforico. Le precipitazioni piovose con una componente acida significativa sono responsabili di danni alla vegetazione, con la presenza di zone necrotiche sulla foglie che, successivamente, scoloriscono e seccano. Tali precipitazioni provocano anche l’acidificazione dei corpi idrici, in particolare quelli a debole ricambio, con conseguente compromissione della vita acquatica.
Un’ultima conseguenza negativa dell’inquinamento da ossidi di zolfo è data dall’effetto corrosivo dell’acido solforico su alcuni materiali, come i metalli (su cui agisce anche a basse concentrazioni) e le sostanze contenenti carbonati che vengono convertiti a solfati, creando danni anche al patrimonio monumentale delle città.

Limiti normativi

Il Decreto Legislativo del 13 agosto 2010, n. 155 (recepimento della direttiva europea 2008/50/CE) stabilisce i valori limite ed il livello critico per le concentrazione nell’aria ambiente di biossido di zolfo.

Periodo di mediazione Valore limite
1 ora 350 µg/m3 da non superare più di 24 volte per anno civile
1 giorno 125 µg/m3 da non superare più di 3 volte per anno civile

 

Periodo di mediazione Livello critico
Anno civile 20 µg/m3
Inverno (1° ottobre – 31 marzo) 20 µg/m3

È stabilita anche una soglia di allarme pari a 500 µg/m3 misurata per tre ore consecutive presso siti fissi di campionamento aventi un’area di rappresentatività di almeno 100 km2.

Concetto Alota

Fonti: Oms, ministeri della Salute e dell’Ambiente, pubblicazioni scientifiche Web, Centro tumori Milano.

Un commento

  1. Ora capisco come mai tutti gli alberi stanno morendo in questo modo, spogliandosi completamente delle foglie che presentano proprio gli effetti di tale sostanza, cioè “con la presenza di zone necrotiche sulla foglie che, successivamente, scoloriscono e seccano”. Ma a sentire parlare questi signori è tutto nella norma, da decenni è tutto nella norma, ma stanno morendo tutte cose, compresi noi.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

*