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L’attacco del “Sistema Siracusa” al Comune conferma la tesi di Garozzo sul complotto mentre il Pd è alla deriva

Si dice che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Scontato che il vincitore delle scorse elezioni amministrative nel comune di Siracusa, piaccia oppure no, si deve definire in primis il gruppo della Sinistra ambientalista con il proprio candidato Giovanni Randazzo, oltre a Giancarlo Garozzo, Francesco Italia, Fabio Granata, Fabio Moschella e tanti altri, molti dirigenti del Pd siracusano provano a smaccarsi dalla brutta posizione d’insinceri attori pro-tempore, dopo aver votato nel ballottaggio per il centrodestra, o per Ezechia Paolo Reale che dir si voglia, ora tentano di imbrogliare le carte rimaste in tavola.

Un destino infelice, quello del Partito democratico siracusano, alle prese con i problemi interni mai sopiti durante la sindacatura di Giancarlo Garozzo e una prospettiva d’inutili chiacchiere coperte di demagogia e strumentalizzazione senza una soluzione capace di riportare l’equilibrio politico sia all’interno del partito, così come all’esterno. Si voleva, in pratica, far fuori l’avversario politico con l’azione giudiziaria, oltre che mediatica. Quasi riuscita per la verità; ma occorre riconoscere che Garozzo aveva ragione da vendere quando combatteva contro i Titani con pochi amici fidati, circondato dalla mafia-politica, attaccato in tutte le direzioni, insieme agli interessi di tutti i siracusani onesti; la conferma nelle dichiarazioni di Piero Amara che parlando ai Pm di Messina del Sistema Siracusa è stato arrestato per corruzione l’ex giudice del Consiglio di Giustizia Amministrativa Siciliano Giuseppe Mineo. Il provvedimento è stato disposto dal gip di Messina su richiesta della Procura diretta dal procuratore Maurizio de Lucia. Secondo la Procura di Messina, il giudice Mineo si sarebbe interessato perché le imprese Open Land Srl e AM Group Srl, controllate dai costruttori Frontino, fossero favorite nei ricorsi che avevano intentato contro il Comune di Siracusa e la Sovrintendenza aretusea. Il giudice sarebbe dovuto intervenire per sovrastimare il risarcimento del danno che Comune e Sovrintendenza dovevano alle due società. Sia la vicenda Open Land che quella della Am Group sono emerse nell’inchiesta dei Pm di Messina che, a febbraio, ha portato in carcere, tra gli altri, l’ex pm di Siracusa Giancarlo Longo e gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore, entrambi legati ai Frontino. In cambio del suo interessamento nella causa di cui era peraltro giudice relatore Mineo, docente universitario nominato al Cga in quota dell’ex governatore siciliano Raffaele Lombardo, avrebbe chiesto denaro per un amico: l’ex presidente della Regione Giuseppe Drago, poi deceduto nel 2016…

Ora le difficoltà sul piano politico nel Pd siracusano appaiono insormontabili, nella costruzione di un nuovo progetto capace di un senso prospettico, con un accordo che, sebbene a volte sembri possibile, non converrebbe a nessuna delle parti in causa. Entrambi i clan politici in guerra avrebbero maggior interesse a replicare in una competizione congressuale che, oltre a essere incerto un programma politico comune serio e duraturo dopo la vittoria degli ambientalisti, dei garozziani e la sconfitta dei fotiani con dentro tanti vecchi comunisti doc, porterebbe le varie anime del Pd a un effetto negativo quasi sicuro su una fetta considerevole dell’elettorato di sinistra. Ma ancor prima di affrontare in modo diretto questo tema, è necessario capire il contesto all’interno del quale è avvenuta la trasformazione che ha portato al fallimento di un partito da sempre in lotta al suo interno e che appare ormai fuori dal tempo. Il miracolo compiuto da Giancarlo Garozzo e Francesco Italia, al di là di ogni presunzione, merita di essere apprezzato, non fosse altro per aver messo insieme la sinistra storica siracusana.

Concetto Alota

 

 

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