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Noto, forte messaggio sociale in “Classe di ferro”

La stagione classica del Teatro “Tina Di Lorenzo” continua a regalare emozioni e grandi spunti per leggere  la società contemporanea attraverso le opere ed interpreti di valore assoluto. È il caso dello spettacolo di ieri sera “Classe di ferro” di Aldo Nicolaj, diretto da Giovanni Anfuso, con Paolo Bonacelli (Bocca), Giuseppe Pambieri (La Paglia), Valeria Ciangottini (Ambra) e con la produzione dell’Associazione Culturale Laros di Gino Caudai. Scritta nel 1971 fu accolta in Italia tiepidamente, probabilmente perché non si era preparati a parlare di terza età, ma ebbe invece un clamoroso successo internazionale per poi ritornare sui nostri palcoscenici acclamata in molte edizioni. Scenografia essenziale, i giochi per i bambini (quasi un paradosso ma assolutamente efficace nell’economia globale della storia) del parco comunale di una qualsiasi città italiana dove si muovono, raccontandosi, tre personaggi, due uomini ed una donna. Bocca, inizialmente scontroso e freddo ma alla fine il più tenero dei tre, La Paglia, gentiluomo distinto d’altri tempi con una grande voglia di condividere le sue sofferenze di padre “ospite” dalla figlia ingrata, e Ambra, dolcissima ex maestra un po’ sognatrice che nella sua tenue mise celeste è la figura che narra e lega i vari momenti della storia. I tre sono molto diversi ma dopo essersi incontrati una prima volta per caso fanno diventare il momento ai giardini pubblici un’abitudine, una piacevole ed irrinunciabile porzione della giornata senza la quale tutto sarebbe inutile. Così s’incontrano e poi si scontrano per vedere alla fine esplodere forte il sentimento dell’amicizia, unica via d’uscita alle miserie della vita. Tante le riflessioni che lo spettatore è portato a fare: aridità dei sentimenti, figli incapaci di tornare una piccolissima percentuale di quello che hanno avuto per tutta la vita dai propri genitori, l’inesorabile trascorre del tempo. “Come se gli anni avessero una miccia nel sedere”, recita Bocca. E in tutto questo lo sviluppo di una trama semplice e drammatica perché l’inesorabile destino dell’anziano, ovvero “finire all’ospizio”, si compie anche in quest’opera ma Bocca propone a La Paglia di scappare insieme, peccato che il giorno della “fuga” avviene la tragedia e il sogno svanirà. E tra le tante riflessioni nei dialoghi tra i protagonisti l’amarezza di Ambra che non si è sposata e non avuto figli, a fronte dei due uomini, entrambi padri, che invece dai propri figli vogliono fuggire. Paradossi e pensieri che si spera abbiano colpito nel segno e che ognuno possa portare nelle proprie famiglie per un maggiore rispetto e considerazione per i nostri anziani, patrimonio e non peso della società.
Emanuela Volcan

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