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Il luogo dell'aggressione.

Pachino, assoldò un sicario per punire il cognato: arrestato

Aveva assoldato un sicario per fare fuori il cognato. Una vicenda legata a questioni di eredità, culminata con l’arresto del mandante e la denuncia dell’esecutore dell’agguato a colpi di mazza. Gli agenti del Commissariato di Pachino, diretti dal Vice Questore Aggiunto Maria Antonietta Malandrino, hanno dato esecuzione all’ordinanza di applicazione di misura cautelare, hanno tratto in arresto Renato Boger di 52 anni, di Pachino, già noto alle forze dell’ordine, con l’accusa di estorsione, atti persecutori e lesioni.

Nella circostanza, R. D. di 30 anni, è stato sottoposto alla misura dell’obbligo di dimora nel comune di Avola, per l’accusa di lesioni.  L’indagine è scaturita alla fine dello scorso anno allorquando, la sera del 12 ottobre 2017, la vittima di 63 anni, dopo aver parcheggiato la sua autovettura nel cortile di pertinenza della propria abitazione, veniva aggredito da uno sconosciuto armato di una mazza di baseball. Mentre l’aggressore gli sferrava alcuni colpi di mazza indirizzati alla testa, grazie alla prontezza di riflessi, la vittima poneva in essere una strenua difesa, che gli consentiva di sottrarsi ai colpi sferrati, mettendo in fuga il suo aggressore. Scappando, perdeva l’arma impropria e una scarpa. Grazie alla reazione della vittima, l’aggressione non aveva più gravi conseguenze e un solo colpo lo feriva alla testa, mentre tutti gli altri lo raggiungevano in altre parti del corpo.
L’intervento della Polizia consentiva di acquisire le immagini fornite da alcune telecamere installate nei pressi del luogo dell’agguato, che consentivano la ricostruzione della dinamica dell’evento e l’identificazione dell’autore del reato.

Infatti, si notava come un giovane incappucciato si fosse appostato in attesa della vittima e, appena arrivava, gli piombava alle spalle usando la mazza da baseball per colpirlo. Sebbene si fosse coperto il capo con il cappuccio della felpa che indossava, durante la fuga gli scivolava il copricapo lasciando scoperto il volto. La vittima, che lo aveva visto in faccia, lo riconosceva in R. D.

Le indagini necessitavano di ulteriori approfondimenti giacché dalla denuncia presentata dalla parte offesa si comprendeva che il R.D. era solo l’autore materiale dell’agguato, ordito certamente da altro soggetto.
Infatti, le investigazioni, anche di natura tecnica, sin dalle prime battute, facevano emergere che il movente del delitto derivava da motivi di eredità nell’ambito della sfera familiare. L’agguato era l’atto conclusivo di una serie di pretese di danaro che la vittima aveva subito da parte del cognato Renato Boager.

Questi non riusciva a perdonare la sorella e il cognato per la decisione di andare a vivere a Siracusa, rinunciando alla cura dell’anziana madre, che dopo la morte del padre, per anni, avevano assistito in maniera esclusiva. Infatti, a causa di impegni familiari l’onere di accudire l’anziana madre era ricaduto in capo al fratello Renato. I familiari, però capivano che il mal celato interesse di Boager era quello di entrare in possesso dei beni della madre, e del danaro che a suo avviso doveva essere contenuto nel libretto di risparmio della donna. Infatti, Boager iniziava a maturare un incontenibile rancore quando capiva che nessuna somma, relativa alla pensione percepita dalla madre negli ultimi anni, era depositata nel libretto di risparmio. Boager, rifiutandosi di comprendere che la pensione di 600 euro mensili, era servita per l’accudimento della madre e per le spese di mantenimento dell’abitazione di sua proprietà, iniziava a pretendere i risparmi inesistenti del libretto della madre, metteva in atto tutta una serie di minacce estorsive contro i congiunti, costringendoli a consegnargli la somma di € 4.000, pur di interrompere le persecuzioni da parte del cognato, che erano iniziate già nel mese di agosto.

Questi, invece, verosimilmente non soddisfatto della somma ricevuta, assoldava un sicario per punire il cognato. Il tentativo realizzato da R. D., esecutore materiale dell’atto, fortunatamente non si realizzava nella sua completezza, ma in conseguenza di ciò le vittime, per salvaguardare la propria incolumità, si vedevano costretti a trasferirsi definitivamente a Siracusa, abbandonando la casa, le proprietà e le amicizie. Non ancora pienamente soddisfatto di avere allontanato la sorella ed il cognato, il Boager però iniziava a prendere di mira e perseguitare anche il proprio fratello e la di lui moglie, costretti anch’essi a vivere nel terrore, per motivi riconducibili ai buoni rapporti che li legano alla famiglia del cognato.

L’indole protesa a fare ricorso alla violenza, fanno di Boager un personaggio capace di avvalersi anche di terzi per realizzare i crimini, come si evince dalle indagini che hanno portato il Commissariato a depositare una informativa in cui gli indizi sui reati ipotizzati, che si desumono dalle riprese e dalle dichiarazioni dei testimoni, hanno portato la Procura della Repubblica a richiedere al GIP, l’applicazione della misura cautelare.

Renato Boager

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