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Priolo Gargallo. Una comunità in cerca dell’Eldorado perduto, prigioniera di tensioni e voglia di riscatto

Una voce chiara, elegante, gradevole e penetrante in un video buio apparso sui Social attraversa per circa 60 minuti gli ultimi avvenimenti politici, e non solo, del comune di Priolo Gargallo, mettendo a nudo una situazione davvero misteriosa e carica di interessanti spunti, per finire nel buco nero dei tanti sospetti d’intrallazzi nella pubblica amministrazione in una cittadina al centro di fatti giudiziari senza fine. Un racconto che lascia dubbi e sospetti, ma anche chiarimenti e a tratti notizie di reato anche gravi.

Già frazione di Siracusa. Il Comune di Priolo Gargallo, un tempo ricco e potente, è oggi un luogo di disoccupazione e di disperazione, ma dall’animo nobile e tanta voglia di affermarsi, con slanci imprenditoriali decisi e laboriosi. In cerca del nuovo Eldorado, è una roccaforte grillina della Sicilia dei nuovi gattopardi. Tutto si accomuna in una profonda crisi economica in una comunità di tante culture sovrapposte negli anni. A Priolo è passato davvero il sogno dell’Eldorado con l’avvento dell’industrializzazione: lavoro e ricchezze per tutti con una condizione sociale e politica avanzata. Ora sono rimaste solo le politiche, le promesse dei politicanti mai mantenute, il tradimento degli industriali in connubio perenne con la politica in un territorio massacrato, avvelenato, abbandonato, con la perenne mancanza di un lavoro e la diffusione dell’arte di arrangiarsi per pochi soldi e lavori in nero. Uno spaccato sintetico di una comunità al collasso economico e sociale che cerca il riscatto ad ogni costo.

Del carattere particolare dei priolesi, si può parlare di una condizione nuova, diversa, per la provincia di Siracusa considerata da sempre nello stereotipo collettivo, “babba”. L’adattamento storico si sposa con quello antico dei siciliani che Scipio di Castro, poeta e scrittore italiano, citato da Leonardo Sciascia nei suoi libri, Sicilia e sicilitudine, La corda pazza, Scrittori e cose della Sicilia, ha scritto durante la sua esistenza, dal 1521 al 1588, che “i siciliani generalmente sono più astuti che prudenti, più acuti che sinceri, amano le novità, sono litigiosi, adulatori e per natura invidiosi; sottili critici delle azioni dei governanti, ritengono sia facile realizzare tutto quello che loro dicono farebbero se fossero al posto dei governanti. D’altra parte, sono obbedienti alla Giustizia, fedeli al Re e sempre pronti ad aiutarlo, affezionati ai forestieri e pieni di riguardi nello stabilirsi delle amicizie. La loro natura è fatta di due estremi: sono sommamente timidi e sommamente temerari. Timidi quando trattano i loro affari, poiché sono molto attaccati ai propri interessi e per portarli a buon fine si trasformano come tanti Protei, si sottomettono a chiunque può agevolarli e diventano a tal punto servili che sembrano nati per servire. Ma sono d’incredibile temerarietà quando maneggiano la cosa pubblica e allora agiscono in tutt’altro modo”.

Il luogo chiamato ora Priolo Gargallo è stato massacrato dall’industrializzazione selvaggia, ma è stato abitato fin dal secondo millennio Avanti Cristo, al susseguirsi di popolazioni e culture pressoché continue, attirati dalla stupenda posizione del territorio, che, anche dal punto di vista bellico offriva protezione e dominio sia sul golfo di Augusta, che su quello di Santa Panagia. Ai greci di Megara, seguirono i romani, guidati dal generale Marcello, che costruì tante ville patrizie, mentre le tribù locali abitavano nei villaggi di Trogilo e Leon. Ai Bizantini, che vennero dopo, seguirono gli Arabi, e nel XI secolo la dominazione fu da parte dei Normanni, che si presero cura di dividere il territorio in tanti feudi, suddivisione che ancora oggi, a grandi linee, si è mantenuta. Ma fu Tommaso Gargallo, nell’anno 1807 a chiedere al re di Sicilia Ferdinando III di Borbone l’autorizzazione a far popolare il feudo di Priolo allo scopo della fertile terra verso la coltivazione di prodotti rari in agricoltura. È rimasto dopo un periodo di forzato letargo economico, sociale e politico, nella logica linea con tante culture che sono continuate ad arrivare con l’industrializzazione di maestranze da tutte le parti d’Italia, così come da paesi esteri, insieme a Melilli e Augusta fin dall’inizio degli Anni Cinquanta.

La contrapposizione moderna è invece all’interno di una rivoluzione che trasforma il paesino industriale per antonomasia in luogo violento ma nello stesso tempo, soave, dove s’innescano fatti tragici quanto violenti quasi a catena e gli esempi più profondi di saggezza e rarità intellettuali. La cronaca si arricchisce di reati commessi in una sequenza impressionante. Ma è la politica a far saltare il banco. Si passa da un diverbio ad un altro nel breve volgere di una notte. Vi è dunque una profanazione del quieto vivere, del rispetto del vivere in comunità. S’innescano violenze a iosa contro uomini della politica in un’impressionante sequela di fatti che lasciano l’impronta.

Un tutti contro tutti. Una guerra senza quartieri, capace di catalizzare l’attenzione di tanti piccoli accadimenti, in groviglio d’interessi deviati e principi rivelatosi il più delle volte futili e banali motivi. Ma non importa, è il principio del rispetto e del vendicare il torto ricevuto ad ogni costo. Un mondo affascinante sul piano dello studio della moderna sociologia. Un fantastico sogno carico di passione e di focoso rigore, verso una comunità in continuo fermento, in una filosofia di vita aperta e che rinnova sul piano culturale ogni giorno col ravvivarsi di scenari inediti. Spunti e riflessioni classiche al solo ascoltare il normale corso che scandisce la parola nella vita di ogni giorno, con appassionanti e lunghi discorsi. Un modo di filosofare capace di tenere accesa la fiaccola della disputa per anni e anni, senza mai spegnersi del tutto, come la fiammella che alimenta il bisogno all’occorrenza per riaccendere la fiamma di un fuoco più grande e importante.

Si riforma e si aggiorna periodicamente il fenomeno avanzato della denuncia a ogni minimo sospiro mal udito. Gli ambienti giudiziari sono pieni zeppi di esposti che arrivano dalla comunità di Priolo, sotto ogni forma. Come a voler dire: non c’è pace tra gli ulivi.

Concetto Alota

 

 

Un commento

  1. Maria Luisa greco

    Manco gli ulivi sono rimasti.

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