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Siracusa. Caso Enzo Formosa, interrogati dalla Procura i due vigili urbani

Tratto dal quotidiano “La Sicilia” in edicola oggi

Sul caso del servizio de “Le Iene” sulla morte di Renzo Formosa, la Procura di Siracusa passa dall’iniziale riserva all’apertura del fascicolo d’indagine. Ieri mattina i due ispettori del corpo dei vigili urbani di Siracusa, sospettati di possibili omissioni durante i rilievi, sono stati ascoltati dalla polizia giudiziaria, per i necessari chiarimenti sulle discrepanze emerse.

Il procuratore aggiunto Fabio Scavone ha mantenuto l’impegno. Entra così nel vivo la nuova inchiesta che interessa i rilievi eseguiti subito dopo l’incidente e scaturiti dal video andato in onda su “Italia 1”, rilanciato dai media locali e dai social, che riportava alla luce la cronaca degli ultimi istanti della vita di Renzo Formosa, il quindicenne, deceduto nell’incidente stradale. Secondo la ricostruzione de “le Iene” ci sarebbero tante responsabilità ancora non chiarite. L’interesse della Procura è sulle difformità emerse, fermo restando la posizione giudiziaria del giovane Santo Salerno 23 anni, figlio di un vigile urbano, che alla guida della Fiat Panda che procedeva a forte velocità, ha causato il mortale incidente. E’ imputato al processo, la cui udienza è stata fissata per il 19 settembre del prossimo anno, con la pesante accusa di omicidio stradale.

Il cuore di Renzo ha cessato di battere dopo 26 ore di agonia, per le gravi e multiple lesioni riportate in diverse parti del corpo dopo il tremendo impatto, mentre viaggiava in sella al suo scooter di ritorno dalla scuola a casa.

Nel racconto de “Le Iene”, ricostruito dall’inviata Nina Palmieri in cerca di giustizia, ci sarebbero, secondo le prime osservazioni fatte dai genitori del ragazzo, troppi elementi non presi in considerazione per un omicidio stradale causato da un’auto in corsa impazzita. Il sorpasso pericoloso in curva a velocità sostenuta, l’invasione di corsia e il transito contromano. Il proprietario dell’auto, padre del guidatore, vigile urbano, interagisce con i colleghi sul luogo dell’incidente. La mancanza dell’alcol test e delle analisi tossicologiche; la perdita della memoria da parte del vigile urbano che nega alla domanda di Nina Palmieri di aver eseguito i rilievi e il padre seduto accanto che lo invita a: “Non dire una parola, stai zitto”. Ancor più grave la mancanza di un segno di vicinanza e di cordoglio alla famiglia da parte del guidatore dell’auto e della suo genitori.

Concetto Alota

 

Un commento

  1. Appena ci si è accorti che era stato coinvolto un figlio di un vigile urbano, le perizie del caso dovevano essere svolte da altre forze dell’ordine, polizia o carabinieri. E poi non si è mai visto un incidente di questa portata e al conducente che ha causato questo disastro non viene fatto nessun test dell’etilometro o quello per accertare la guida sotto effetto di sostanze stupefacenti. Siete tutti colpevoli!

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