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Siracusa. Il dopo Giordano al palazzo di giustizia: sarà Fabio Scavone a dirigere la Procura di Siracusa

Sarà l’attuale procuratore aggiunto Fabio Scavone (nella foto) a guidare la Procura di Siracusa del dopo Giordano. A seguito della richiesta di trasferimento del procuratore Francesco Paolo Giordano alla Procura Generale di Catania, nel giro di un mese, tempo previsto dal regolamento, Fabio Scavone assumerà l’incarico di capo della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siracusa, fino alla nomina del nuovo procuratore da parte del Csm. Tempo previsto di almeno 8 mesi.

Il magistrato Fabio Scavone vanta un curriculum di tutto rispetto. Nel mese di dicembre del 2014 arriva a Siracusa, indicato dalla quinta commissione incarichi direttivi del Consiglio Superiore della Magistratura quale nuovo procuratore aggiunto presso il Tribunale aretuseo. La nomina avviene su un novero di una quindicina di magistrati, candidati al posto lasciato libero dal magistrato Claudio Corselli, trasferito a Palermo al posto di Procuratore aggiunto, dopo avere vinto il ricorso su Antonio Ingroia.

Tante le inchieste portate avanti da Scavone, quando era sostituto procuratore presso della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania (braccio destro del capo della D.D.A. etnea Dott. Vincenzo D’Agata, che ben conoscono l’organigramma mafioso della provincia di Catania, Siracusa e Ragusa); tra le quali quella del novembre del 2004. Furono arrestati due fratelli di 23 e 24 anni, residenti a Ragusa, nei cui confronti à stata emessa dalla Corte d’Appello d’Assise di Catania un’ordinanza di custodia cautelare. I due sono stati condannati rispettivamente a 7 anni e 6 mesi e 6 anni e 6 mesi di reclusione dalla Corte d’Assise di Siracusa per associazione a delinquere di stampo mafioso, detenzione e porto illegale di armi e danneggiamenti. Il processo è scaturito da un’indagine condotta da carabinieri e polizia di Ragusa che ha portato nel settembre del ‘99 all’arresto di 10 persone per associazione mafiosa. I provvedimenti nei confronti degli indagati sono stati richiesti dal sostituto procuratore della Dda di Catania Fabio Scavone.

E ancora nel 2004 a Vittoria con l’inchiesta su un’associazione mafiosa, con l’accusa di estorsioni, tentati omicidi e traffico di stupefacenti nei confronti di quattro pregiudicati di Vittoria appartenenti al clan stiddaro “Dominante” e a quello “Piscopo” di Cosa nostra gelese. Il blitz segue l’operazione denominata “Final Game” che il 23 maggio portò al fermo di sette persone. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Catania Angelo Costanzo su richiesta del sostituto procuratore della Dda Fabio Scavone.

Nel febbraio del 2008, due organizzazioni criminali che spacciavano droga sull’asse Sicilia-Lazio sono state sgominate dalla squadra mobile della questura di Ragusa. Venticinque gli ordini di custodia cautelare eseguiti nella notte con l’operazione “West Side”, scattata nelle province di Ragusa, Siracusa, Caltanissetta, Latina e Bolzano. Secondo gli investigatori le organizzazioni avevano base a Comiso e gestivano un vasto traffico di droga, cocaina, Lsd, marijuana e altro ancora. Gli stupefacenti venivano acquistati in provincia di Latina e trasportati in Sicilia. Per gli indagati si ipotizza il reato di traffico e spaccio di stupefacenti. I provvedimenti sono stati emessi dal gip di Catania su richiesta del sostituto procuratore della Dda Fabio Scavone.

Ancora la Dda di Catania. Il sostituto procuratore Fabio Scavone nel mese di aprile del 2008 conduce un troncone d’indagine dell’operazione denominata “Flash Back” che assesta un duro colpo al racket del pizzo, con 8 arresti, e la grave accusa di associazione mafiosa finalizzata all’estorsione e tentata estorsione contro aziende operante nel territorio di Vittoria.

Fabio Scavone, prima della sede di Siracusa era in servizio presso la Procura della Repubblica di Enna. E prima ancora procuratore capo presso la Procura di Nicosia. Poi, a causa dell’accorpamento, è rimasto come magistrato perdente posto. Entra in magistratura nel 1989; dapprima assegnato alla Procura di Modica. Il 18 dicembre 1992 è trasferito alla Procura presso la Pretura Circondariale di Catania, dove ha svolto le funzioni di sostituto. Scavone è un magistrato di lunga carriera, vanta un curriculum di tutto rispetto; di carattere deciso e tenace, non ama le luci della ribalta, ma sempre attendo ai cambiamenti della società, nelle sue sfaccettature criminali e gli aspetti comportamentali nel contesto sociale.

A Siracusa risolve il caso della morte di Eligia Ardita (nella foto), dopo che per otto mesi il marito Christian Leonardi ha negato ogni coinvolgimento nella morte della giovane moglie. L’infermiera di 38 anni all’ottavo mesi di gravidanza. Il crollo, tra le lacrime, di Christian Leonardi davanti al magistrato, Fabio Scavone. A raccontare i retroscena di quel drammatico faccia a faccia è lo stesso Scavone che coordina l’inchiesta sulla morte della donna da appena tre settimane. In venti giorni Scavone ha analizzato minuziosamente l’inchiesta aperta il 19 gennaio del 2015, dopo la morte dell’infermiera; è lo stesso magistrato che ricorda quanto accaduto da quella tragica notte del 19 gennaio 2015, quando il marito di Eligia, chiama i soccorsi sostenendo che la moglie si sia sentita male mentre era a letto.

Abusivismo edilizio

Per la prima volta nella provincia di Siracusa, si affronta seriamente l’abusivismo edilizio, che come il resto della Sicilia, vive il dramma della speculazione edilizia tra silenzi e connubi. È stato il procuratore aggiunto Fabio Scavone a rispolverare i mille fascicoli dell’abusivismo edilizio in tutto il territorio siracusano. Subito dopo il suo arrivo alla procura aretusea, il magistrato, richiamandosi ai vari accordi di programma tra le procure della Repubblica e i comuni, elencando nelle lettere inviate ai sindaci i criteri di priorità nella massima semplificazione e le condizioni meno onerose, mette in moto un programma di concertazione di azioni e interventi al fine di debellare il fenomeno e coinvolgendo tutti i ventuno comuni del siracusano, già nell’ottobre del 2015; ma molti dei comuni non hanno mai risposto.

Scavone scopre che sono davvero tante le procedure passate in giudicato che, dopo la verifica di accesso a sanatorie e condoni, rimangono in lista per la demolizione. Solo a Siracusa sono 154 le strutture abusive scoperte in procinto di essere abbattute; ma secondo gli uffici competenti i dati non sono aggiornati. Centinaia d’immobili abusivi sono ancora fantasma per le istituzioni. Oltre cinquemila, in tutto il territorio della provincia di Siracusa. Nella maggior parte dei casi, i fabbricati fantasmi si trovano in zone agricole, dove nessuno ha mai denunciato il reato, ma anche alla vista di tutti i giorni, per la mancanza di un progetto condiviso tra le istituzioni dello Stato; edifici che risultano regolarmente registrati al Catasto, dove i proprietari pagano addirittura le tasse di riferimento Irpef e dintorni, ma fantasma presso gli uffici tecnici dei comuni interessati e senza la licenza del settore urbanistica, e non pagano quindi le tasse comunali, con un doppio danno.

Arrestati i componenti della banda catanese della spaccata

In una delle tante inchieste condotte dal procuratore Fabio Scavone di scoprono due pericolose organizzazioni criminali, con base a Catania, tra gli anni 2016 e 2017, hanno commesso 42 furti col metodo della “spaccata” nei confronti di altrettanti esercizi commerciali tra tabaccherie, negozi di abbigliamento, profumerie e concessionari di auto tra le province di Siracusa, Ragusa, Catania, Enna e Messina. I due gruppi sono sgominati dai carabinieri nel corso dell’operazione “Tormento”. Eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di tredici persone accusate di associazione a delinquere finalizzata al furto aggravato e rapina. Il provvedimento del Gip del tribunale di Siracusa su richiesta del procuratore aggiunto Fabio Scavone che ha coordinato le indagini dirette dal sostituto Salvatore Grillo. Il primo gruppo è composto da 9 catanesi, il secondo da 4 romeni, residenti a Catania: all’appello mancano 8 indagati per il momento irreperibili. Le indagini sono state portate a termine dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale del Carabinieri Siracusa avviate nel settembre 2015. Le bande, per compiere le spaccate, rubavano auto usate poi come ariete contro le vetrate delle attività commerciali tra cui tabaccherie, negozi di abbigliamento, profumerie e concessionari di macchine. Per individuare le bande, i carabinieri hanno agganciato le celle dei telefoni di alcuni degli indagati per svelare i loro tragitti. Sequestrate 10 auto nella disponibilità dei gruppi e 300 chili di tabacchi sottratti alle tabaccherie prese di mira.

La tragedia del Moby Prince.

Dal punto di vista investigativo il magistrato Fabio Scavone, procuratore aggiunto a Siracusa, è chiamato a far parte della Commissione che affronta la terza inchiesta sulla tragedia del Moby Prince; è una Commissione del Senato che lavora ormai da un anno e mezzo tra migliaia di pagine di documenti, testimonianze anche contraddittorie, pareri di consulenti, decine e decine di dati tecnici. Per questo saranno cinque perizie, disposte dalla commissione e condotte da alcuni professionisti, in cui morirono in 140, tra passeggeri e membri dell’equipaggio, su un traghetto Livorno-Olbia andato a fuoco la sera del 10 aprile 1991, poche miglia fuori dal porto toscano, dopo la collisione con una petroliera dell’Agip.

Concetto Alota

 

 

 

 

 

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