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Spuntano i nomi di politici che compravano terreni per discariche

Nell’inchiesta sul traffico dei rifiuti nelle discariche e nei siti di compostaggio situati nelle contrade Sabucci, Bagali, Baratti e Santa Catrini, tutte ricadenti nel territorio melillese, della Direzione distrettuale antimafia di Catania, dove è coinvolta anche la Cisma di Melilli, spuntano fuori i nomi di tanti uomini politici e funzionari della pubblica amministrazione che, attraverso parenti e prestanome, compravano appezzamenti di terreno agricolo nella media a 5mila euro per rivenderli a 50mila dopo poche settimane. “Ti conviene vendere, ormai questi terreni non valgono più niente dopo che sono arrivate le discariche dei veleni”. Era questo il tenore del dialogo per far decidere i proprietari a vendere quei terreni a pochi soldi per rivenderli dieci volte di più nel giro di poco tempo. Nessuna indiscrezione trapela dalle indagini e sui nomi di politici e dei dipendenti pubblici finiti nell’inchiesta. Immagini video, intercettazioni e dichiarazioni di testi sarebbero alla base delle complesse indagini, ma anche controlli incrociati su un numero indefinito di documenti. 

La notizia di reato è pervenuta a seguito di denunce e articoli di giornali, ma in primis dai comizi nella piazza di Melilli, quando uno dei candidati elencò i nomi di parenti di politici, madre, figli, cugini e nipoti, che erano intestatari di particelle di terreni, dove si è sviluppata l’attività delle discariche, e non da pochi anni, ma già nel passato. 

È un’indagine parallela della Procura di Siracusa che continua a scavare nel malaffare per l’inquinamento e lo smaltimento dei rifiuti velenosi delle industrie nel territorio siracusano avvelenato a più non posso. La conferma degli interessi diffusi tra politicanti e imprenditori del settore e dell’avvelenamento colposo dell’ambiente è arrivata, anche  se in ritardo, con l’operazione “Piramidi”, coordinata dalla Dda di Catania. Un’ordinanza di custodia cautelare, fu emessa nel mese di marzo scorso nei confronti di diciassette persone, tutti responsabili, a vario titolo, di traffico illecito di rifiuti, estorsione e rapina, con l’aggravante del metodo mafioso, usura, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e traffico d’influenze illecite, è stata scoperchiata la pentola di acqua sporca che bolliva di nascosto.

Bisogna registrare necessariamente, per giustizia di cronaca, che l’attività della Cisma in mano al curatore giudiziario è diventata trasparente, con un dialogo aperto verso i residenti. Ma il problema rimane, dicono gli abitanti della zona, per le altre discariche e i siti di compostaggio, che non hanno nessun rispetto per la vita umana e per l’ambiente. 

 

Ma s’indaga ancora anche sui siti di compostaggio della zona da dove proviene, come hanno denunciato gli abitanti della zona alla Procura, una puzza nauseabonda irrespirabile provocata dai fanghi stoccati “al sole” e il forte sospetto dei residenti che potrebbero arrivare dal depuratore dell’Ias di Priolo; ma si scava anche sulle tematiche degli incendi dei terreni che nei giorni scorsi hanno “ripulito” i siti abbandonati delle discariche, che i terreni confinanti con gli stabilimenti di proprietà delle stesse società che raffinano il petrolio, compreso il sospetto del coinvolgimento dei proprietari delle mandrie che pascolano ormai da anni indisturbati in quella che è definita la transumanza tra le industrie e le discariche del petrolchimico siracusano e che somiglia sempre di più alla più famosa “Terra dei fuochi”.

L’attività d’indagine della Dda, sulla Cisma e dintorni, è iniziata su impulso della Procura della Repubblica di Siracusa, prima di passare ai colleghi di Catania per il coinvolgimento di elementi mafiosi, ed è tuttora in corso per il troncone che riguarda le attività illecite, dove non sono coinvolti elementi mafiosi ma anche uomini dei poteri forti, rappresentati a sua volta dai colletti bianchi; indagine riscontrata dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia che si sviluppa dall’azione sinergica delle procure di Siracusa e di Catania, che ha consentito di fare emergere le condotte criminali attuate nel settore del traffico dei rifiuti nel territorio industriale siracusano, che risulta uno dei più inquinati d’Europa.

L’attività d’indagine, condotta dal 2012 al 2015, e successivamente riscontrata dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, nasce da un controllo effettuato inizialmente nel 2009 su una segnalazione partita dal nucleo ecologico dei carabinieri di Firenze su rifiuti provenienti dall’area di Priolo, dal monitoraggio del processo di raffinazione del petrolio da parte delle industrie petrolchimiche, si accertava che la principale società nel trattamento e smaltimento dei catalizzatori esausti, e quindi non più rigenerabili, era l’ormai famosa Cisma Ambiente SpA, con sede legale e operativa in Melilli. Con un complesso sistema, con la connivenza di pubblici funzionari della Regione Sicilia deputati al rilascio delle autorizzazioni, gestivano in modo illecito tonnellate di rifiuti realizzando ingenti guadagni e inquinando gravemente liberamente l’ambiente circostante.

I funzionari dello Stato fornivano il proprio contributo criminale, omettendo per anni di attivarsi, sebbene informati dagli organi di controllo della condotta della Cisma che all’interno del sito di discarica operava in assoluto disprezzo dei provvedimenti autorizzativi e della normativa ambientale, con un affare sostanzioso anche con lo smaltimento di rifiuti pericolosi. Nell’affaire ci sono le polveri dell’Ilva di Taranto, dove si sono registrati tanti connubi e silenzi fin dal primo momento quando il procuratore della Repubblica di Siracusa Francesco Paolo Giordano aveva fin dal primo momento aperto un fascicolo d’indagine ancora aperto e allargato su più fronti.

Nella fattispecie, si miscelavano rifiuti pericolosi e non pericolosi, con calce e cemento, utilizzando un apposito codice, che rappresenta il 50% dei rifiuti smaltiti a Melilli. Le intercettazioni che fanno rabbrividire: tonnellate di ceneri tossiche erano miscelate con rifiuti che sarebbero stati accatastati violando i provvedimenti di legge. L’effetto, sollevava polveri velenose che finivano nei terreni circostanti. In discarica, secondo l’indagine, finivano anche liquidi tossici contenuti in fusti. La miscelazione dei rifiuti pericolosi avveniva all’esterno, con un impianto mobile di triturazione, alcuni di questi finivano direttamente nell’inceneritore realizzato a Punta Cugno nella rada di Augusta.

Secondo la Procura della Dda di Catania, anni di attività definita criminale avevano messo in piedi a Melilli, la Cisma Ambiente, un’azienda attorniata da una costellazione di altre imprese, in pratica uno dei centri di stoccaggio e smaltimento di rifiuti. E sempre secondo la Procura lo avrebbero fatto corrompendo funzionari regionali che avrebbero permesso di duplicare i volumi dello smaltimento.

Concetto Alota

 

Un commento

  1. Complimenti a tutti i delinquenti e corrotti!

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