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Addio al Maestro Franco Battiato

ASe ne va un artista colto, un musicista raffinato, un pensatore senza confini.

Era tutto questo il Maestro Franco Battiato. Classe 1945, genius loci di levatura internazionale, uomo riservato e profondo come soltanto un isolano riesce ad essere. Il suo incessante sperimentalismo cantautorale, visionario e multietnico, descrittivo e sognante, ha accarezzato le menti e i cuori del mondo intero suggellando la Sicilia come suo inamovibile centro di gravità permanente.

Fortunatissimo il sodalizio – a partire dal 1994 – con il filosofo, scrittore e paroliere lentinese Manlio Sgalambro (classe 1924). Due italiani, due intellettuali, due giganti, le cui note e i cui versi hanno indelebilmente lasciato il segno nelle esistenze di noi tutti.

Le sue creazioni e le sue melodie erano, sono e saranno destinate all’irraggiungibile, all’infinito, al divino. Per sempre. Un’eredità, un patrimonio, un dono da custodire con riconoscenza.

Arrivederci, Maestro.

«[…] Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza,

percorreremo assieme le vie che portano all’essenza.

I profumi d’amore inebrieranno i nostri corpi,

la bonaccia d’Agosto non calmerà i nostri sensi.

Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto,

conosco le leggi del mondo e te ne farò dono.

Supererò le correnti gravitazionali

lo spazio e la luce per non farti invecchiare;

ti salverò da ogni malinconia.

Perché sei un essere speciale

ed io avrò cura di te.

Io sì che avrò cura di te».

(“La cura”, 1997 – Franco Battiato)

Emanuele Grillo

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