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Appalti al porto di Augusta, gli indagati chiariscono le posizioniSiracusaLive | SRlive.it
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Appalti al porto di Augusta, gli indagati chiariscono le posizioni

Ad eccezione di un indagato, che ha preferito fare scena muta, tutti gli altri, coinvolti nell’operazione “Port utiliy” su un presunto sistema illecito nella gestione degli appalti al porto commerciale di Augusta, hanno inteso rispondere alle domande del gip del tribunale, Carla Frau, o rilasciare dichiarazioni spontanee. L’interrogatorio più articolato e lungo è stato quello dell’ing. Nunzio Miceli, ritenuto dagli inquirenti uno dei principali organizzatori del controllo degli appalti banditi dall’autorità portuale megarese. Alla presenza del pm Tommaso Pagano, in oltre due ore Miceli ha chiarito la propria posizione, soffermandosi su diversi aspetti delle contestazioni mosse dal pubblico ministero e dalla guardia di finanza insistendo sulle proprie ragioni relativamente al contenuto delle telefonate oggetto dell’attività di intercettazione.

“Confidiamo nell’operato della magistratura”, ha telegraficamente commentato a fine interrogatorio l’avv. Leone, che ha già depositato istanza di annullamento dell’ordinanza di misura cautelare in carcere.

Si è avvalso della facoltà di non rispondere, invece, l’ing. Antonino Sparatore, già commissario di gara che deve rispondere del reato di corruzione in concorso. Ha rilasciato dichiarazioni spontanee il geometra Venerando Toscano, che deve rispondere del reato di turbata libertà degli incanti, mentre ha reso interrogatorio l’altro funzionario dell’autorità portuale di Augusta, ing. Giovanni Sarcià, accusato di corruzione in atti giudiziari.

Hanno chiarito la loro posizione anche i fratelli Giovanni e Pietro Magro, soci dello studio di progettazione “Tecnass”. Giovanni Magro ha chiarito anche i contorni di una conversazione su wahtsapp con un intermediario straniero, in cui, secondo la Procura, sarebbe contenuta la sintesi del sistema corruttivo. Magro ha spiegato che il riferimento di quella conversazione era alla vicenda del marchese Emanuele de Gresy, impegnato a fare comprendere la bontà della realizzazione di un resort alla Pillirina. La conoscenza del territorio, quindi, sarebbe riferita non già a chissà quali prospettazioni illecite all’interlocutore straniero, quanto a una più saggia valutazione del contesto ambientale e paesaggistico in cui realizzare qualsivoglia progetto fosse un nuovo insediamento turistico o un intervento infrastrutturale.

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