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Assenteismo, Garofalo: “Perché mi arrestarono e ai medici no?”

Mentre si attende la decisione del Gip del tribunale, Patricia Di Marco,in ordine alla richiesta della Procura di Siracusa di applicare la misura interdittiva della sospensione per due mesi dal posto di lavoro a carico delle diciannove persone, coinvolte nell’inchiesta per assenteismo all’Asp8 di Siracusa, c’è chi quattro anni e mezzo è sospeso dal posto di lavoro in attesa che venga emessa una sentenza proprio per il reato di assenteismo. Sebastiano Garofalo,il 58enne, agente della Polizia Provinciale di Siracusa (addetto alla portineria) per il reato di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, fu arrestato l’11 marzo 2010 a seguito di un’operazione antiassenteismo portata a termine dalla Digos della Questura di Siracusa. Ancora oggi continua ad arrovellarsi.“Perché sono stati adottati due pesi e due misure? Nel mio caso la magistratura ritenne di arrestare me e un mio omonimo, chevenne spacciato per mio cugino. Eppure, rispetto alla vicenda dei dipendenti dell’Asp, non viera alcun filmato che mi

si ritraeva fuori dal posto di lavoro. Peraltro, non vi era nemmeno la certezza che avessi consumato il reato, perché le immagini che mi vedevano armeggiare con più badge non documentano in realtà che tipo di operazione stessi effettuando. Altro caso strano, il mio legale difensore non ha potuto documentare il funzionamento delle macchinette perché nel frattempo sono state sostituite. In quei giorni ci fu nei miei confronti un vero e proprio accanimento e un’enfatizzazione del caso per giorni e giorni, senza alcun motivo apparente se non, a mente serena, collegabile alla mia attività sindacale alla Provincia regionale”. Garofalo è tuttora sospeso dalla Provincia regionale. Il processo,dopo la ricostruzione del fascicolo che era andato perduto, è in corso di svolgimento dinanzi al giudice monocratico del tribunale di Siracusa,Giuseppina Storaci, che

ha fissato la nuova udienza per il primo dicembre prossimo. Ancora è in fase dibattimentale. La vicenda personale di Garofalo,in realtà, ha avuto altri risvolti giudiziari con il trascorrere del tempo. Il 21febbraio 2013, a seguito di un attentato incendiario al garage della sua abitazione ad Avola, subito dall’allora presidente della Provincia, Nicola Bono, lo stesso Garofalo fu ritenuto essere l’autore e arrestato. Ma pochi giorni dopo, il fermo non fu convalidato dal Gip del Tribunale di Siracusa, Michele Consiglio, lo ha rimesso in libertà ritenendo insufficienti gli elementi addotti dalla pubblica accusa. “Ero stato arrestato – dice – perché la polizia avrebbe accertato che la sera dell’attentato,la mia auto è stata vista circolare per la città di Avola. Troppo poco per accusarmi di quell’attentato”. Anche per questo caso pende sul suo capo un procedimento penale; il processo si sta celebrando dinanzi al giudice monocratico Andrea Migneco e la prossima udienza è stata fissata peril 4 novembre prossimo.“Prima la vicenda dell’assenteismo, poi quella dell’attentato incendiario. Sono due episodi che mi riguardano in prima persona e che lasciano l’amaro in bocca oltre che a sollevarmi dei forti dubbi sul fatto che ci sia stato un disegno ben congegnato per penalizzarmi”, si sfo-ga Garofalo.

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