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Assoluzioni presunta truffa Inda, l’ex sindaco Visentin: “Un po’ di umiltà da parte degli accusatori”

La crisi della Giustizia italiana. Un tema antico e ambiguo e che da venticinque anni è quello delle barbarie giustizialiste di cui parlava Matteo Renzi qualche anno e si rivolgeva alle procure, ai media, ai suoi colleghi, e forse a tutti e tre insiemi, e l’ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Piercamillo Davigo, chiariva a suo dire che “la presunzione d’innocenza è un fatto interno al processo e non c’entra nulla con i rapporti sociali e politici e che i politici rubano più di prima, solo che adesso non si vergognano più, sarebbe più facile capire se questi numeri siano la fotografia di una debolezza fisiologica del sistema o una sua imperdonabile patologia”.

Una delle ultime storie di crisi della Giustizia a Siracusa giace, ironia della sorte, nella presunta truffa per le tragedie greche, che termina dopo circa otto anni dalla data contestata del presunto reato; furono indagate sedici persone tra fondazione Inda e Regione Siciliana. Due milioni di euro provenienti dai fondi europei e percepiti, secondo i Pm siracusani, indebitamente per le stagioni 2009 e 2010. Nell’accusa della Procura ci sono accusate a vario titolo 16 persone, tra cui l’ex sindaco di Siracusa, Roberto Visentin, nella qualità di presidente della fondazione Inda.

La sentenza passata in giudicato definitiva con l’assoluzione di dieci tra ex e attuali dirigenti e funzionari dell’Istituto nazionale del Dramma antico di Siracusa accusati di aver percepito indebitamente due milioni di fondi europei per gli spettacoli classiche al Teatro Greco di Siracusa, negli anni 2009 e 2010.

Le indagini della guardia di finanza partono nel 2013 dalla segnalazione dell’ex assessore regionale Michela Stancheris. Teorizzava la Procura, soldi percepiti indebitamente per realizzare le stagioni 2009 e 2010 delle tragedie antiche al Teatro Greco di Siracusa. Secondo gli inquirenti i fondi europei sarebbero stati attribuiti grazie a una serie d’intrecci tra dirigenti della Regione Sicilia e funzionari della fondazione Inda (Istituto Nazionale del Dramma Antico).

Le indagini portate avanti dalla Guardia di finanza e coordinate dalla Procura di Siracusa parlano di una presunta truffa ai danni dell’Unione europea. Secondo la ricostruzione delle fiamme gialle i funzionari dell’assessorato al Turismo della Regione non avrebbero fatto osservare le prescrizioni richieste dal bando di partecipazione al finanziamento, quindi emerse una serie di difformità tra le regole di partecipazione e l’istruttoria che ha portato al finanziamento di due milioni di euro.

A far scattare gli approfondimenti dei militari della guardi di finanza sono state le segnalazioni dell’ex assessore al Turismo della Giunta del governo di Rosario Crocetta, Michela Stancheris, che nel novembre del 2013 consegnò alla Procura di Siracusa una quantità impressionante di documenti sull’erogazione dei fondi europei. “Dalle verifiche fatte – dichiarò a caldo la Stancheris – sono emerse irregolarità e in quanto pubblico ufficiale ho il dovere di segnalarle, la Procura farà il suo corso”. Dopo un anno e mezzo gli inquirenti ritennero di aver individuato le responsabilità per l’assegnazione, nel 2009 e 2010 di contributi comunitari relativi al Programma Operativo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale.

L’accusa per i sedici indagati era di truffa aggravata, realizzata per mezzo di atti falsi, in concorso tra i vertici protempore della fondazione, due funzionari dell’Inda, un revisore contabile e dieci tra dirigenti e funzionari della Regione, all’epoca in servizio all’assessorato al turismo. Nello scorso mese di gennaio del 2018, il Gup del Tribunale di Siracusa, Carmen Scapellato, ha assolto dieci indagati, tra ex amministratori regionali, dirigenti e funzionari dell’Istituto Nazionale del dramma antico accusati a vario titolo di truffa, falso e concussione. Assolti perché il fatto non sussiste l’ex sindaco Roberto Visentin, Silvia Lombardo e Tiziana Caccamo che avevano scelto il rito abbreviato. Non luogo a procedere perché il fatto non sussiste per Enza Signorelli, Sergio Scaffidi, Sonia Navarra, Marco Salerno, Margherita Modica, Giacomo Currò, Elio Carreca.

L’ex sindaco di Siracusa, Roberto Visentin, dal 15 giugno del 2008 al 1 gennaio 2013 – dopo l’Odissea giudiziaria, oggi ritorna nei fatti accaduti in quei giorni bui. “In questi anni non ho mai detto nulla né mi sono atteggiato a vittima pur consapevole dell’inesistenza delle accuse che erano contestate a me e agli altri imputati. È stato un periodo pesante vissuto in modo traumatico – continua Visentin – perché era messo in discussione il mio modo di vivere e agire improntato al massimo rispetto dei principi di correttezza e onestà cui sono stato educato dalla mia famiglia e che sono stato sempre il faro del mio comportamento pubblico e privato”.

“Ho aspettato che la giustizia facesse il suo corso – dichiara ancora Visentin – alla fine ho preferito optare per il rito abbreviato cosciente della mia assoluta innocenza, e oggi mi chiedo: che fine hanno fatto tutti quei politici che all’epoca si prodigarono con numerose dichiarazioni, puntando l’indice accusatore ancor prima di qualsiasi pronunciamento dei tribunali? Ora che chiarezza è stata fatta – prosegue l’ex sindaco di Siracusa – hanno esaurito tutta la loro propensione nel rilasciare dichiarazioni? Forse perché avrebbero dovuto ammettere di essersi clamorosamente sbagliati, come nel caso dell’allora assessore regionale Stancheris che definì le carte presentate all’assessorato “allucinanti” o di chi promosse interrogazioni parlamentari o convocò conferenze stampa per puntare il dito”.

“Forse le varie limitazioni imposte durante la mia presidenza (Inda ndr), a partire dalla diminuzione dei biglietti omaggio e all’assunzione di personale artistico e non, fatta con criteri di assoluta trasparenza ed economicità, diedero fastidio a qualcuno. Solo per inciso – ricorda -, durante la mia presidenza fu risanato un debito lasciato dalle passate gestioni”. Roberto Visentin termina il suo sfogo parlando di riconoscere “un po’ di umiltà da parte degli accusatori dell’epoca nel riconoscere i loro errori di valutazione gioverebbe anche alla politica, sempre più in basso nella considerazione della gente”.

Concetto Alota

 

 

 

 

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