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Augusta, tra café-chantant e giochi di potere, si chiude la stagione teatrale

Che il binomio seduzione e potere sia alla base di numerose trame di successo, è cosa nota. Ma nella pochade di Pippo Spampinato, rappresentata lo scorso 10 aprile presso il cineteatro Città della Notte di Augusta dalla locale compagnia di teatro amatoriale “Trinacria”, le stesse sorti dell’allora Regno d’Italia e i cambi al vertice degli uomini di governo risultano dipendere dalle arti amatorie di una canzonettista sexy dal nome assai promettente: Fru-Fru.

La vicenda, rifacimento in salsa italica del vaudeville “La presidentessa” (M. Hennequin e P. Vebert), è ambientata in un contesto alto-borghese degli anni ’30 del secolo scorso ed offre uno spaccato di quella burocrazia dai titoli altisonanti, quanto vuoti nella sostanza, creata dalla dittatura fascista. È un mondo dominato dal potere virile, in cui, di fronte all’evidente dicotomia tra moralità pubblica (imposta a suon di circolari di stato) e vizi privati, consumati perfino negli uffici ministeriali, alla donna sono lasciate poche alternative: svolgere il ruolo di moglie e madre sottomessa, rassegnata  alle eventuali infedeltà coniugali, oppure adattarsi allo stereotipo della femme fatale e scalare i gradini della scintillante carriera di soubrette del varietà, accettando la possibilità di divenire la protetta del potente di turno, per acquisire ricchezza e prestigio.

Da sinistra, Simona Terranova con Sebastiano Sarcià, Diego Fichera e Graziano Riera.

Da sinistra, Simona Terranova con Sebastiano Sarcià, Diego Fichera e Graziano Riera.

Il vero e riuscito intento del presente lavoro scenico è divertire e regalare al pubblico una pausa di assoluta spensieratezza, utilizzando tutti gli strumenti, contenutistici e formali, propri del canovaccio comico-farsesco: equivoci grandi e piccoli, continui scambi di persone, luoghi ed oggetti, che fanno da innesco al susseguirsi di situazioni comiche, dove l’intero cast qui impegnato rende al meglio, interagendo con sicurezza ed efficacia.

A tutto questo fa da corollario la sapiente impostazione del regista Mimmo Terranova, che ha cercato di realizzare una fusione tra numerose tipologie di linguaggio comico (dalla sitcom alla commedia dell’arte), puntando sulla ricerca della specificità di ciascuna interpretazione, con un’attenta cura anche dei personaggi minori, così da produrre un’azione scenica unitaria, incalzante e ritmata al tempo stesso.

Hanno brillano, nelle caratterizzazioni dei quattro tipi su cui s’impernia la storia, Pippo Fallica, nel ruolo del giudicedabbene, così come il personaggio suo antagonista, il ministro Carmelo Valenti (Mimmo Terranova), la donna ‘onesta’(Margherita/Pina Miranda) e la maliarda Fru-Fru (Simona Terranova), tessitrice dell’intero ordito scenico; a costoro offre supporto un’altrettanto abile schiera di interpreti non protagonisti (Valeria Palermo, Domenica Pappalardo, Massimo Celano, Sebastiano Sarcià, Diego Fichera, Graziano Riera, Sara Terranova, Natalino Epaminonda, Sebastiano Giudice, Lino Mirabella) tra cui figurano numerosi aiutanti, segretari, inservienti, tanto poco perspicaci quanto riottosi -come il diabolico usciere interpretato da Guido Guglielmini- nello svolgimento dei propri compiti.

In obbedienza ai canoni della pochade, tutto si conclude per il meglio, il guazzabuglio viene chiarito e ciascuno ottiene ciò che merita: l’integerrimo magistrato ottiene la promozione e la conferma del vincolo matrimoniale, il cattivo, gabbato, si redime in parte, le due donne possono ritornare alle rispettive -e del tutto divergenti- esistenze.

A seguire, un coro di convinti applausi, a ritmo di danza, conclude in bellezza la terza edizione della rassegna di Teatro In Movimento, consorzio delle compagnie di teatro amatoriale augustane.

Loredana Audibert

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