Autorità portuale: Marika Cirone Di Marco: un attacco contro Augusta in favore di Catania
Ancora una forte presa di posizione di Marika Cirone Di marco sull’Autorità portuale di Augusta. In un comunicato stampa diffuso poco fa la parlamentare regionale, scrive: “Solo una forte mobilitazione e l’unità del fronte politico istituzionale sociale a difesa dell’Autorità di sistema portuale nella sede “porto core” di Augusta, potrà fermare il disegno di privare la città di questo importante riconoscimento. Non si sarebbe mai dovuto giungere a questa contrapposizione, che a torto è stata definita campanilistica, in presenza della più grande riforma del sistema portuale che un governo nazionale abbia potuto concepire. Sarebbe stato auspicabile che le scelte definite in ambito europeo fossero state ribadite e decretate e che da esse potesse partire l’attuazione del progetto. Emerge, invece, con chiarezza disarmante dagli atti e dalla relazione del governo regionale, la volontà precisa di sovvertire la decisione operando furtivamente per contrastare Augusta e fare subentrare Catania come “porto core” . Sono coerenti lettere e relazione della Regione nel perseguire l’intento e nel suffragarlo di una sequela di dati e notizie protesa a negare ogni peculiarità e specialità del porto di Augusta e a dimostrarne le criticità. Si esaltano, invece, come elementi forti a favore di Catania, intermodalità, rete di servizi, attrezzatura, baricentricità, città metropolitana. Il pannicello caldo dei primi due anni catanesi non può incantare nessuno e rientra nel tentativo maldestro di provare a tenere tutto in equilibrio. Tutto, però, va nella direzione di eliminare l’incomodo: la deroga di 36 mesi, per ottenere una nuova classificazione portuale, la richiesta di mantenere autonomia finanziaria all’Autorità Portuale di Catania, la richiesta di spostamento dell’Adsp da Augusta a Catania. Fatti, non impressioni che interrogano Ministro, assessore regionale alle Infrastrutture, sindaci, presidente della Regione. Una brutta pagina politica e istituzionale nel merito e nel metodo. Una politica d’arrembaggio che non trova nemmeno la lealtà necessaria di cercare il confronto con le rappresentanze istituzionali e sociali del territorio. Adesso – conclude la Di Marco – per prima cosa, bisogna smontare punto per punto la relazione dell’assessore alle Infrastrutture, offrendo tutti i dati della portualità di Augusta a supporto, allontanando sospetti e ombre giudiziarie, recuperando operatività da troppo tempo bloccata tra commissari ed amministrazione inefficiente. Questo è il primo step; il secondo è la richiesta di ripensamento al Ministro, sempre che il presidente della Regione non abbia deciso di imbarcarsi in una vicenda giudiziaria dai contorni confusi che produrrebbe l’unico effetto di rinvio sine die della riforma”.



