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Bancarotta fraudolenta, coinvolti un augustano e due imprese siracusane

l’operazione complessivamente intesa risultasse finalizzata ad occultare la perdita di esercizio che sarebbe dovuta scaturire dalla svalutazione del credito, di contro mostrando ai creditori una solidità e floridità patrimoniale ed economico – imprenditoriale. Tali articolate operazioni di ingegneria finanziaria trovavano poi espressione all’interno dei bilanci delle società coinvolte, così connotandoli dall’esposizione di fatti non rispondenti al vero.

E’ stato coinvolto un augustano e due società siracusane nell’inchiesta della guardia di finanza di Messina, che ha arrestato tre imprenditori per bancarotta fraudolenta e false comunicazioni sociali. Si sarebbero resi protagonisti di operazioni finalizzate ad occultare la perdita di esercizio che sarebbe dovuta scaturire dalla svalutazione del credito, di contro mostrando ai creditori una solidità e floridità patrimoniale ed economico – imprenditoriale. Le articolate operazioni di ingegneria finanziaria trovavano poi espressione all’interno dei bilanci delle società coinvolte, così connotandoli dall’esposizione di fatti non rispondenti al vero.

Uno schema illecito documentato rispetto alla società la Ma.Gi. srl di Melilli, attiva nel settore turistico, partecipata dalla fallita Netwok Cable srl, nonché sono emerse più cessioni di partecipazioni societarie e crediti, ritenute fittizie, ovvero come, sempre al fine di presentare alla business community una situazione patrimoniale non rispondente al vero, i soggetti arrestati omettessero di indicare in bilancio, alla voce concernente i debiti tributari e previdenziali, il reale ammontare del debito complessivo: tra gli altri, in un caso iscrivendo solo 2,5 milioni di euro in luogo degli oltre 4 milioni di euro, in altro caso addirittura omettendo di effettuare qualsiasi iscrizione rispetto ad una cartella esattoriale pari ad oltre 25 milioni di euro.

Ancora, in epoca in cui la fallita N.C. srl si trovava già in situazioni di marcata e conclamata sofferenza finanziaria, venivano effettuate ulteriori e numerosissime operazioni distrattive, senza alcuna garanzia di restituzione, a beneficio non solo della nominata AD Network srl, ma anche, tra le altre, di due distinte società appartenenti al medesimo gruppo societario, attive nel settore immobiliare, pure fallite negli anni 2015 e 2016, la P.I srl e la A.I. srl, rispettivamente con sede a Siracusa e a Roma.

Un’indagine estremamente complessa e che ha permesso di far luce su uno strutturato e meccanismo bancarottiero, perpetrato, da oltre un ventennio, dal dominus Augusto Reitano, destinatario della custodia cautelare in carcere, reale deus ex machina dell’ampio gruppo societario oggetto d’indagine. Un notissimo imprenditore del panorama siciliano e nazionale, in alcune cronache indicato, per pregresse vicende, come “il re delle 488”, per la sua capacità di saper ottenere fondi pubblici a favore di sue imprese e che, nel corso degli anni, si è reso protagonista di plurimi fatti di bancarotta fraudolenta, correlabili ad entità patrimoniali di assoluto rilievo, relativi ad attività di impresa svolte con finalità non imprenditoriali, bensì secondo logiche distrattive improntate alla totale assenza di trasparenza, a danno dell’Erario e dei creditori.

Tra i destinatari odierni della custodia cautelare ai domiciliari, l’augustano Gabriele Reitano, fratello del dominus, rintracciato a Milazzo.

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