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Carcere di Cavadonna, la protesta della Polizia penitenziaria tra sovraffollamento e turni massacranti

Compatto sit-in di protesta degli agenti di polizia penitenziaria presso la casa circondariale di Cavadonna a Siracusa. Lamentano l’enorme carico di lavoro che si genera su di loro a causa della decisione unilaterale dell’Amministrazione di aprire la nuova struttura. È grave la constatazione che non ci sono spiragli a breve per l’integrazione del personale necessario. E ancora, incalzano i rappresentanti sindacali di categoria in maniera unita, “non avendo ricevuto alcun accenno d’intervento e verificato nei fatti che, pur di mantenere la fruizione dei riposi congedi e quant’altro, l’Amministrazione Penitenziaria sottopone il personale a turnazione, di fatto, che comportano una sofferenza di tutto il personale impiegato a turno ed a carica fissa, che assume carichi di lavoro enormi, massacranti, costretti ad adempiere a più posti di lavoro. Nel contesto, si deve ricorrere a doppi turni e magari addirittura a turni di 18 ore continuativo, senza alcuna comunicazione alle organizzazioni sindacali”. L’invito dei sindacati di categoria è rivolto ad attivare carichi di lavoro accettabili e garantire misure dirette a preservare l’integrità fisica e morale del personale sottoposto ad alti fattori di rischio.

Il grave e annoso problema rimane il tasso di sovraffollamento. Ma all’orizzonte insistono nella specifica condizioni gli effetti di voler trasformare il carcere di Cavadonna, almeno una parte, come il nuovo padiglione, in casa di reclusione, dove sarebbero già interessati a scontare la pena i detenuti trasferiti provenienti dalle carceri campani, calabresi e in minor parte pugliesi. Camorristi, uomini della ‘ndrangheta, appartenenti alla sacra corona unita, e mafiosi, tutti reclusi prima in edifici fatiscenti da ristrutturare o di detenuti reduci di scontri e risse multiple piuttosto gravi. A Cavadonna, la forza capiente in percentuale al 41bis è di circa il 40% dei detenuti ad alta sicurezza, con guardie sotto la dimensione minima prevista e necessaria. La prospettiva nel programma del Compartimento delle carceri, dopo l’aperura del nuovo padiglione, è di aumentare a circa ottocento il numero dei detenuti a pieno regime.

Nelle carceri italiane il sovraffollamento nel numero di detenuti, rispetto al numero di posti letto regolamentari, è di circa il 110 per cento. Ma il ragguaglio non tiene conto delle sezioni provvisoriamente chiuse. In Germania il tasso è di circa 83%. In Spagna dell’86% per cento. In Inghilterra e Galles del 98% per cento. In Belgio del 120%.

Secondo il rapporto “Antigone”, da parecchi anni in maniera esponenziale, sarebbero oltre cinquemila le persone prive di un posto letto regolamentare, a fronte del totale dei posti letto non sempre tutti realmente disponibili.

Nonostante i numeri assoluti parlino di una situazione diversa da quella di alcuni anni fa, secondo “Antigone” ci sono ancora circa diecimila detenuti che vivono in meno di quattro metri quadrati a testa. “Questo è lo standard minimo previsto dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa”, chiarisce l’associazione.

Nella media europea, invece, il tasso di detenzione: in Italia ci sono circa 100 detenuti su centomila abitanti. La Germania ne ha circa 77 ogni centomila abitanti. La Francia 118. I paesi baltici superano i 200 detenuti ogni centomila abitanti. Svezia, Norvegia, Paesi Bassi, Danimarca e Finlandia invece hanno un tasso di detenzione tra i 50 e i 70 detenuti per centomila abitanti.

I dati sui detenuti in attesa di sentenza definitiva sono ancora troppo alti. Secondo quanto riporta lo studio, infatti, i detenuti condannati in via definitiva, sono oltre 35000, mentre i detenuti in attesa di sentenza definitiva sono circa il 36% per cento del totale. Nella media di uno su tre. “La media europea è del 20,4 per cento. Dunque in Italia vi è un surplus di circa il 15% rispetto alla media dei paesi europei”, spiegava Antigone poco tempo fa. In Germania la presenza di persone non condannate in via definitiva è del 19,4 per cento. In Inghilterra e Galles del 16,4 per cento. “Peggio di noi tra i paesi europei solo Danimarca e Paesi Bassi, dato che si spiega con la questione migranti”.

C.A.

 

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