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Caso Musco, la cassazione: “Nessun obbligo di astensione per amicizia”

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione smentiscono la Corte d’Appello di Messina: nessun obbligo di astensione per effetto del rapporto di amicizia con l’avvocato Piero Amara da parte del magistrato Maurizio Musco in forza alla Procura di Siracusa. E’ noto che quest’ultimo è stato sottoposto a procedimento penale dinnanzi al Tribunale di Messina per una serie di reati di abuso d’ufficio e contestati per avere violato l’obbligo di astensione nella trattazione di una serie di fascicoli in cui rivestiva il ruolo di difensore l’avvocato Piero Amara.

La violazione dell’obbligo di astensione veniva contestata per effetto dell’esistenza di un rapporto di amicizia tra Maurizio Musco Pm a Siracusa all’epoca dei fatti con l’avvocato Piero Amara.

Il magistrato nel procedimento messinese è stato assolto da tutte le ipotesi di reato contestate, tranne una per la quale la Corte d’Appello di Messina ha ritenuto di affermare la responsabilità del magistrato, proprio per violazione dell’obbligo di astensione, scaturente dal rapporto di amicizia con l’avvocato Piero Amara.

E’ noto, altresì, che in sede disciplinare il Consiglio Superiore della Magistratura, con la decisione n. 95/2015, aveva prosciolto il Pm Musco da tutti gli addebiti contestati, affermando che l’esistenza del rapporto di amicizia tra il magistrato e l’avvocato Piero Amara non costituiva violazione dell’obbligo di astensione.

La decisione del Consiglio di Superiore della Magistratura veniva impugnata dal Ministro della Giustizia.

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la decisione del 19 aprile 2016 scorso, ha ritenuto di confermare, nonostante la pronuncia della Corte d’Appello di Messina, la decisione del Consiglio Superiore della Magistratura, nella parte in cui si afferma che l’esistenza di un rapporto di amicizia tra il dott. Musco e l’avv. Amara, non comportava violazione dell’obbligo di astensione. Hanno affermato, nella buona sostanza, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione che “…non era configurabile un obbligo di astensione a carico di Maurizio Musco, per effetto del mero rapporto di amicizia tra lui e l’avvocato predetto, interessato a vario titolo ai menzionati procedimenti”.

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, pertanto, hanno, in un certo senso non riconosciuto ciò che aveva affermato l’operato della Procura di Messina e della Corte d’Appello di Messina. Inoltre, a ben vedere, anche il Ministro della Giustizia (Andrea Orlando) ha ritenuto di discostarsi dall’orientamento del suo predecessore (Paola Severino) in quanto ha ritenuto di non impugnare la decisione del Consiglio Superiore della Magistratura nella parte in cui stabiliva che l’esistenza di un rapporto di amicizia tra l’avvocato Piero Amara ed il magistrato Maurizio Musco non comportava violazione dell’obbligo di astensione.

Alla luce di quanto sopra, il Pm aretuseo, Maurizio Musco, si trova nella paradossale situazione di essere stato assolto dal Consiglio Superiore della Magistratura e dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione e di essere stato condannato dalla Corte d’Appello di Messina.

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, invece, hanno annullato con rinvio la decisione del Consiglio Superiore della Magistratura per meglio motivare in relazione alla esclusione della esistenza di un obbligo di astensione per effetto della stipula di un contratto di locazione tra due società partecipate dall’avvocato Amara e dal Pm Maurizio Musco. Tale profilo riguarda tre procedimenti penali in cui il dottor Maurizio Musco ha applicato tre misure cautelari nei confronti degli assistiti dell’avvocato Amara.

Paradossalmente, si tratta di tre procedimenti penali in cui, invece, la Procura di Messina ha ritenuto di non formulare nei confronti di Maurizio Musco, neppure una richiesta di rinvio a giudizio, considerata l’evidente insussistenza di qualunque profilo di responsabilità penale.

Concetto Alota

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