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Il caso di Tony Drago approda in Parlamento

Ha varcato la soglia dell’aula di Montecitorio la vicenda del caporale dell’esercito italiano, Antonio Drago, trovato morto la mattina del 6 luglio 2014 nel cortile della caserma dei Lancieri di Montebello di Roma, dove prestava servizio. Due parlamentari del movimento cinque stelle hanno presentato un’interrogazione al ministro della Difesa, Roberta Pinotti, per conoscere “quali iniziative siano state avviate dal ministero per contribuire a fare chiarezza sulla vicenda del militare siracusano, la cui morte è rimasta un mistero”. L’interrogazione è stata presentata dai due deputati pentastellati, la rosolinese Maria Marzana e da Giulia Grillo, le quali hanno raccolto l’appello disperato della madre del giovane militare, Rosaria Intranuovo.

L’interrogazione prende spunto da due programmi televisivi nei quali  sono state riprese le testimonianze della madre e dell’avvocato difensore, Alessio Cugini, le quali mettono in dubbio la ricostruzione della dinamica relativa alla morte di Drago, la cui ipotesi fino a questo momento accreditata è quella di suicidio. Nell’atto parlamentare, si pone l’attenzione sul fatto che “dai primissimi istanti, successivi al ritrovamento del corpo, il personale interno alla caserma, ha sostenuto fortemente l’ipotesi del suicidio collegandola all’asserita crisi sentimentale che lo stesso stava attraversando con la fidanzata”, la quale ha sempre smentito. Le interroganti hanno puntato il dito sulla discrepanza delle “testimonianze dei commilitoni e di quello che hanno dichiarato a caldo con forti dubbi in merito allo svolgimento delle stesse secondo le prescrizioni di legge e verbalizzate alla medesima ora, nonché in termini perfettamente coincidenti”. Si mette in evidenza come “il mancato rispetto delle procedure riferibili al reperimento, secondo legge, delle prove all’interno dei luoghi in cui il caporale avrebbe trascorso le ultime ore della sua vita e, primo fra tutti, il suo armadietto personale”. I dubbi attengono anche all’autopsia, alla quale non è stato permesso la partecipazione di un consulente di parte. Nelle dodici pagine dell’esame autoptico è scritto che Tony “è morto per la caduta e che sulla schiena aveva graffi vecchi di tre o quattro giorni. Aveva anche una ferita alla testa”. Ma l’autopsia non ha detto tutto e per i familiari “non è stato mai condotto un esame tossicologico né prelievo di tessuti o epidermide. Non viene poi indicata l’ora della morte”.

“Le incongruenze sono troppe – ha spiegato la signora Intranuovo – Le testimonianze dei commilitoni, le manchevolezze dell’esercito. Questo caso non può essere chiuso. In quella caserma è successo qualcosa: uno scherzo finito in tragedia, nonnismo?”. Risposte che potrebbero arrivare il 13 aprile prossimo quando a Roma nell’aula del gip sarà affrontata la questione relativa alla riapertura del caso, che altrimenti rimarrebbe archiviato. Nel frattempo, è attesa la risposta scritta da parte del ministro Pinotti.

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