Se te lo fossi perso

Catania abbraccia la patrona Sant’Agata

È il 4 febbraio. E al Duomo di Catania si celebra l’uscita dal sacello, ovvero dalla cameretta, del busto reliquiario di Sant’Agata. Un evento che si ripete puntuale all’alba. L’abbraccio di Catania alla sua Santa poco prima della Santa messa dell’aurora. Tra la folla di devoti. Subito dopo l’avvio del giro esterno della Santa.

A inagurare la festa sono state le autorevoli parole di monsignor Luigi Renna, pronunciate nel corso dell’omelia. E dal messaggio di monsignor Barbaro Scionti, responsabile per la Diocesi per la Festa, in apertura del tradizionale giro esterno.

Ammonimenti duri e parole di chiarezza. L’omelia di monsignor Luigi Renna, arcivescovo di Catania, per la tradizionale Messa dell’Aurora, momento liturgico che dà il via ai festeggiamenti dedicati a sant’Agata, è stata caratterizzata da un forte orientamento sociale. Un invito a vivere con coerenza e responsabilità la devozione alla martire catanese.

Il metropolita si è rivolto con forza agli imprenditori: “Sappiate condurre le vostre aziende in maniera virtuosa – ha detto – pensando allo sviluppo del territorio, tenendovi lontani dalla malapolitica che imperversa ancora in alcuni ambienti”.

Parole nette anche all’indirizzo di chi ricopre responsabilità istituzionali. “E a voi politici della nostra città – ha affermato – la vostra responsabilità è la forma più alta di carità, perché molto del bene comune dipende anche da voi: amate la responsabilità che vi è stata affidata, non disertate mai gli scranni del consiglio per cui siete stati eletti, perché rischiate di perdere la vostra credibilità”. Un richiamo che trova fondamento nella Dottrina sociale della Chiesa e nella predicazione di papa Leone XIV, che ha scelto il proprio nome in riferimento all’autore dell’enciclica Rerum Novarum.

“Non sottraetevi al dialogo con la gente, sottraetevi piuttosto dallo stile di chi promette soldi e non progetti, perché i soldi senza progetti non portano a niente. A volte – ha detto – può capitare di sbagliare: abbiate allora l’umiltà di chiedere scusa e di ricominciare umilmente a ricostruire il vostro ruolo per il bene comune. Non strumentalizzate mai la fede, e a chi vi invita a farlo dite che il Vangelo è sempre di più di ogni programma politico”.

Martiri della fede e martiri civili

Nel corso dell’omelia, Renna ha distinto tra martiri della fede e martiri civili, verso i quali è comunque doveroso rivolgere la memoria pubblica. “Ma cos’è il corpo di una martire? È il corpo di una donna che aveva un motivo per lasciarsi uccidere. Don Pino Puglisi è stato ucciso perché era un prete antimafia, o piuttosto un prete che, vivendo fino in fondo la sua missione, dava fastidio ai mafiosi, così che essi lo hanno fatto sopprimere? È stato ucciso come i giudici Falcone e Borsellino, come Pippo Fava e Serafino Famà, uomini che stimiamo e la cui memoria onoriamo”.

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