CATANIA, PIZZO E DOPPIO OMICIDIO MILIARDARIO: SI RIAPRE IL CASO DOPO 35 ANNI
Un duplice omicidio mafioso rimasto senza giustizia per 35 anni potrebbe finalmente avere una svolta.
La Procura generale di Catania ha riaperto l’inchiesta sulla morte degli imprenditori Alessandro Rovetta e Francesco Vecchio, uccisi il 31 ottobre 1990 nei pressi delle Acciaierie Megara, oggi “Acciaierie Sicilia”.

Secondo la nuova ricostruzione, i due sarebbero stati assassinati per essersi rifiutati di pagare il pizzo.
Subito dopo l’agguato, i vertici della società – passata sotto il controllo della bresciana Alfa Acciai – avrebbero versato un miliardo di lire in nero a Cosa nostra, come forma di pacificazione.
Al centro dell’inchiesta c’è ora Vincenzo Vinciullo, oggi 81enne, all’epoca agente commerciale della Megara, ritenuto dagli inquirenti il mediatore tra l’azienda e i boss mafiosi di Catania, Palermo e Caltanissetta.
L’accusa sostiene che l’attività estorsiva sia proseguita per anni.
Il nome di Vinciullo compare anche nell’inchiesta “Grande Oriente”, legata alle rivelazioni dell’infiltrato Luigi Ilardo, poi ucciso a Catania, e nei pizzini che il boss Bernardo Provenzano inviava tramite Simone Castello.
L’indagine era stata più volte archiviata, ma a gennaio la Procura generale ha deciso di avocarla, aprendo nuovi scenari giudiziari.
Al centro non solo il duplice omicidio, ma anche una lunga storia di racket e collusioni tra impresa e mafia.



