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Catania, società portuale posta sotto amministrazione giudiziaria per un anno per traffico di sostanze stupefacenti

I Finanzieri del comando provinciale di Catania, sotto il coordinamento della Procura etnea, hanno dato esecuzione nelle province di Catania, Palermo, Siracusa e Parma, a un’ordinanza con cui il Tribunale etneo ha disposto l’applicazione della misura di prevenzione dell’amministrazione giudiziaria, per la durata di un anno nei confronti di una società con sede legale a Palermo, che opera nel settore della gestione, deposito, trasporto, spedizione e movimentazione di container e merci nell’ambito degli scali portuali di Catania, Palermo, Augusta, Trapani e Termini Imerese (PA).

Il provvedimento giudiziario si pone a completamento dell’operazione convenzionalmente nota come “Lost & found ” che, all’esito di una complessa indagine condotta, aveva portato nei primi mesi del 2025 all’emissione e all’esecuzione di un’ordinanza del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale locale, con cui sono state applicate misure cautelari personali (la detenzione in carcere) nei confronti di 6 persone, ritenute responsabili di un’intensa attività di narcotraffico con importazioni dall’estero.

In quel contesto investigativo sono state raccolte molteplici evidenze indiziarie anche a riscontro delle dichiarazioni rese da due collaboratori di giustizia, i quali avevano indicato il porto etneo quale punto terminale di arrivo di ingenti quantitativi di cocaina, sfruttando le movimentazioni commerciali in ingresso in quell’area.

Gli approfondimenti svolti dalle Fiamme Gialle catanesi sotto la direzione della Procura etnea hanno permesso per la prima volta di fare piena luce sulle dinamiche criminali all’interno del porto etneo.

In particolare, è stata individuata la figura di un uomo gravato da condanna per narcotraffico, e dei tre figli, tutti operanti nel sedime portuale di Catania in qualità di dipendenti della Societa portuale che gestisce i servizi di logistica e di movimentazione delle merci al porto di Catania.

Sarebbero stati acquisiti gravi elementi indiziari con riferimento ad almeno tre episodi di importazione di ingenti quantitativi di cocaina, per un peso complessivo di oltre 215 kg, oltre a un’iniziativa, non concretizzatasi, volta a introdurre una partita di droga di 300 kg. Sarebbe poi emerso per come ricostruito dallo stesso Tribunale di Catania, come la società destinataria del provvedimento “non sia rimasta estranea al contesto criminale” ma “si sarebbe inserita, anche attraverso l’inerzia o la tolleranza dei propri assetti gestionali, in un meccanismo agevolativo stabile“, che ha rafforzato la capacità operativa di soggetti appartenenti o contigui a sodalizi mafiosi e ne ha favorito l’attività di traffico internazionale di stupefacenti.

Le strutture aziendali e le aree operative sarebbero state inoltre utilizzate per agevolare l’ingresso, l’occultamento e il recupero di carichi di sostanza stupefacente, avendo la possibilità di localizzare e manipolare i container contaminati con il narcotico per estrarne il prezioso carico illecito ed esfiltrarlo dal porto, come ricavato dalle numerose intercettazioni e dai riscontri investigativi eseguiti.

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