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Chiosco al castello Maniace, la Sovrintendenza: “Rirpistinare i luoghi”

Il Sovrintendente ad interim, arch. Calogero Rizzuto, ha fatto pervenire all’impresa così come pure all’agenzia del Demanio, al Settore centro storico del Comune capoluogo, all’Ufficio del Genio civile, alla Procura aretusea e al Dipartimento regionale per i beni culturali, una nota con cui esorta i titolari della ditta che ha realizzato il bar in piazza d’armi al castello Maniace a reintegrare lo stato dei luoghi.

L’ordine scaturisce dal sopralluogo effettuato dai tecnici della Sovrintendenza il 20 luglio. Secondo quanto emerge dalla missiva trasmessa dalla Sovrintendenza, in quella circostanza sarebbero state rilevate alcune difformità rispetto al progetto che ha ottenuto la concessione per potere realizzare la struttura. 3 giorni dopo e il 14 agosto la stessa Soprintendenza ha chiesto alla ditta di produrre un’“idonea documentazione tecnico-descrittiva delle opere effettivamente realizzate”. L’impresa ha inoltrato gli elaborati richiesti e, lo studio degli stessi, avrebbe confermato l’esistenza delle difformità rilevate dallo specifico ufficio all’atto dell’ispezione. In particolare, i rilievi dei tecnici della Sovrintendenza ai beni culturali attengono alla realizzazione del basamento per l’ancoraggio della sovrastruttura che sarebbe stato realizzato in difformità con il progetto approvato; un sostanziale incremento dell’altezza complessiva della struttura rispetto al progetto che ha ottenuto il beneplacito degli organismi competenti. Il rilievo attiene, in questo caso, all’altezza della copertura che sarebbe più alto rispetto all’originario prospetto evidenziato nel progetto con cui la ditta ha ottenuto la concessione.

Le difformità, in buona sostanza, costituirebbero di fatto un danno al bene culturale, costituito non solo dalla piazza d’Armi ma anche dal castello Maniace limitrofo. Insomma, per la Sovrintendenza ci sarebbe stata una “obiettiva maggiore invasività della nuova struttura in ragione delle variazioni dimensionali abusivamente realizzate”, come riportato nella missiva inviata anche alla Procura.

A ciò si aggiunge la nota del dirigente generale del dipartimento dei beni culturali del 9 agosto di verifica dell’interesse culturale del piazzale attiguo alla caserma Abela e prospicente al castello Maniace. Un complesso di circostanze che hanno spinto ilo sovrintendente ad interim Rizzuto e il responsabile della Sezione 3, arch. Fulvia Greco, a ordinare “la reintegrazione delle opere abusivamente eseguite (…) previa presentazione di un progetto da sottoporre all’approvazione” della Sovrintendenza entro il termine di 60 giorni”.

Al provvedimento del Sovrintendente, l’impresa potrà proporre ricorso all’assessorato ai Beni culturali oltre che a titolo giurisdizionale.

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