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Il sequestro di una delle aree contaminate dallo sversamento di idrocarburi.

Città Giardino, il giudice: “Non fu l’Isab a provocare inquinamento”

Non fu l’Isab-Med a inquinare terreni e pozzi a Città Giardino. Il gup del tribunale, Andrea Migneco, ha emesso una sentenza di assoluzione nei confronti di 3 dirigenti e 2 capi reparti del “parco serbatoi” dello stabilimento di Isab-Med di Priolo, accusati a vario titolo di disastro ambientale, inquinamento delle acque mentre ha disposto la prescrizione della contravvenzione rispetto all’omissione di misure atte a contenere l’inquinamento ambientale. Beneficiano della sentenza Giancarlo Cogliati, direttore dello stabilimento, i dirigenti Antonino Amato e Luigi Scalici, i capi reparti del parco serbatoi di stoccaggio dei prodotti petroliferi, Giuseppe Petrillo e Leonardo Gambino.

Il giudice ha formulato la sentenza assolutoria dopo che anche il pm Salvatore Grillo era giunto alle stesse conclusioni. Decisiva è stata la perizia chiesta dal precedente pm, Antonio Nicastro, che il gup ha affidato al prof. Signorino Galvagno. Il consulente ha escluso che fossero stati i serbatoi Isab a provocare l’inquinamento riscontrando benzene non compatibile con quello contenuto nei serbatoi stessi.

Delusi e qualcuno anche arrabbiato, i 12 proprietari di terreni che si sono costituiti parte civile; lamentavano la contaminazione da idrocarburi di 9 pozzi privati e di uno pubblico, sito in contrada Cannizzo a Città Giardino che, secondo l’accusa, sarebbe avvenuta per una perdita da un serbatoio dello stabilimento S534 benzine dell’allora Isab di Priolo. La difesa degli imputati, rappresentata dal professore Giovanni Grasso e dagli avvocati Massimo Milazzo e Mariano Nicodemo, hanno sempre escluso la connessione tra l’inquinamento riscontrato dai poliziotti del commissariato di Priolo – in un periodo tra il 7 luglio 2008 e il 3 aprile 2012 – e il parco serbatoi, atteso che l’azienda aveva eseguito in precedenza dei lavori straordinari di manutenzione.

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