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Città Giardino, torna l’incubo del centro accoglienza migranti

Il Cara a Città Giardino si farà.  La paura dei residenti della Frazione ritorna più che mai. La notizia della rinuncia del comune di Melilli alla realizzazione del centro di accoglienza nel territorio a ridosso di Contrada Spalla aveva fatto tirare un sospiro di sollievo ai cittadini della zona che avevano protestato contro l’amministrazione melillese. Ora le fonti degli ambienti politici romani e locali insistono che il centro Cara a Città Giardino sarà operativo non appena la pratica verrà formalizzata nella seconda e ultima fase; infatti, l’avviso esplorativo emanato dal comune il 17 gennaio scorso, aveva esaurito il percorso previsto dalla legge. Come a voler dire che è tutto a posto, che si è concluso l’iter con cui la società che ha risposto alla ricerca di una sito dove allocare la struttura, dopo che ha presentato un proprio progetto e il comune lo ha accettato.

Ma ora si parlerebbe addirittura di un bluff, perché l’atto di rinuncia annunciato dal Comune non serve a niente. Anche dopo le dichiarazioni del sindaco di Melilli Cannata, la maggioranza del consiglio comunale ha stabilito che nel merito si dovrà tenere un consiglio comunale ad hoc. Ma se il bando è stato ritirato, come sostiene il sindaco Cannata, che motivo ci sarebbe d’interessare ancora il consiglio comunale per discutere dell’argomento?

Il Centro di prima accoglienza per immigrati di Città Giardino, dovrebbe sorgere in un capannone già realizzato da anni e destinato ad attività commerciale in Contrada Spalla. Sarebbe stata l’unica offerta pervenuta al Comune di Melilli con i requisiti degli standard imposti dalla normativa. Ma i residenti della frazione tuonarono allora e ora ritornano a reclamare con forza il disagio che già subiscono a causa della presenza di ben due strutture destinate all’accoglienza degli immigrati.E la domanda che gira tra gli ambienti politici e giudiziari è: ma, allora, era tutto programmato? Furono in tanti i consiglieri comunali di Melilli che si sono ribellati a suo tempo a fianco dei cittadini. Accusano l’attuale amministrazione comunale di non avere avuto la sensibilità e la capacità di capire il grave errore di una pianificazione in un piccolo agglomerato urbano periferico. Tutto appare come un’indagine di mercato;un incanto che la prefettura di Siracusa aveva pubblicato sul proprio sito il 14 gennaio per l’affidamento del servizio di accoglienza di cittadini stranieri richiedenti la protezione internazionale,per un numero incamerato di non meno di 563 migranti, nella provincia di Siracusa, e riferito all’anno 2016.

Ma ora, nell’affare immigrati di Città Giardino, spunterebbero interessi diffusi attraverso prestanomi e alcuni uomini della politica che rapporterebbero interessi scambiati da Siracusa, alla capitale della Sicilia fino a Roma. Anche questa ennesima l’intricata vicenda rischia di aumentare i fascicoli in sofferenza sui tavoli della Procura della Repubblica di Siracusa. Stiamo parlando di un business di 506 mila euro al mese per un totale di oltre 6 milioni all’anno.

Concetto Alota

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