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Covid, i docenti Cobas Scuola ribadiscono: “Assunzione di tutti i precari con 36 mesi di servizio

Siracusa, 19.10.2020 – “Perché indire un concorso in presenza mentre i contagi riprendono in maniera significativa? Perché chi ha la sfortuna di finire in quarantena deve essere escluso dal concorso a causa dell’assenza di una prova suppletiva? Perché chi lavora nella scuola da più di tre anni non può essere assunto, come prevede la direttiva europea 70/1999?” Se lo chiedono i docenti del sindacato COBAS SCUOLA che non si limitano a fotografare con puntualità l’attuale situazione in cui versa la scuola italiana ma propongono soluzioni concrete per evitare il totale collasso di un settore fondamentale, da sempre al servizio della cultura e della crescita del Paese. “Perché bandire un concorso ordinario e uno straordinario per circa 80mila posti, quando i posti da coprire sono più di 200mila? Perché sobbarcare le scuole e i docenti di ruolo del gravoso compito di organizzare, ospitare e fare da commissari alle prove del concorso? Sono questi i misteri che aleggiano in questo periodo sul mondo della scuola – dichiara Antonio Condorelli, docente COBAS SCUOLA Siracusa. Una scuola che, malgrado le rassicurazioni da parte del governo sul regolare avvio del nuovo anno scolastico, si è riaperta nella totale incertezza sia dal punto di vista didattico che sanitario. Le classi pollaio non sono affatto diminuite, – continua Condorelli – ma vengono mandate in quarantena a fasi alterne, come prevedibile; non si è realizzato il conseguente aumento di docenti ed ATA (le ventilate 84.000 assunzioni sono ancora di là da venire); non sono stati potenziati i trasporti pubblici; non è stato stabilizzato il personale precario e le Graduatorie Provinciali per le Supplenze sono state pubblicate con una valanga di errori e conseguenti ricorsi, dando vita a un pasticciaccio scandaloso. Non ci sono stati interventi efficaci per la messa in sicurezza degli edifici scolastici, – prosegue il docente – né è stato varato un piano nazionale per recuperare e ristrutturare in ogni città tutti quegli edifici dismessi e destinati a un progressivo degrado”. La realtà vera che evidenzia il Sindacato parla inoltre di richieste disattese già dallo scorso e travagliato anno scolastico alla fine del quale, nonostante dal mese di aprile i COBAS abbiano chiesto più spazi, più organico, meno alunni per classi e più mezzi di trasporto pubblico, si è giunti al paradosso dei governatori che chiedono la didattica a distanza alle superiori per diminuire la pressione sui mezzi di trasporto. Perché non si investe nella scuola? Dipende tutto da precise scelte politiche che puntano a rendere strutturale la DAD per dequalificare la scuola pubblica e/o dall’incapacità politico-amministrativa del governo arrivato del tutto impreparato alla prevista e prevedibile ripresa dei contagi? Malgrado questo quadro di gravi responsabilità governative, i COBAS non hanno dubbi: la scuola deve restare aperta senza se e senza ma, perché la cosiddetta Didattica a Distanza (DAD) non è davvero insegnamento, non è seria didattica, tutt’al più “didattica dell’emergenza” che, oltre a danneggiare gli studenti, è impossibile da sostenere ulteriormente per le famiglie. “La strada per tenere aperte le scuole in adeguata sicurezza è solo una, – afferma Annamaria Di Carlo docente COBAS SCUOLA Siracusa – quella che andava percorsa da mesi: massicci investimenti da fare subito, e che andranno recuperati successivamente con il Recovery Fund.

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