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Il Csm e una procura da sempre crocevia di veleni

Il presidente della Prima commissione del Csm, il laico Giuseppe Fanfani, ha comunicato, in maniera plateali e anzi tempo agli organi d’informazione, l’apertura della procedura della messa sotto accusa di tre magistrati in forza alla Procura di Siracusa, alimentando la fiamma delle polemiche a pochi giorni dell’anniversario della morte di Giovanni Falcone, che proprio per quel delicato e polemico ruolo storico di quel tempo del Consiglio superiore della magistratura, ha mantenuto 25 anni di misteri e rancori.

Tra gli addetti ai lavori si fa notare che mentre per i sostituti Giancarlo Longo e per Maurizio Musco la posizione era abbastanza chiara alla pubblica opinione (ma non già colpevoli si badi bene) per il procuratore Francesco Paolo Giordano è stato un fulmine a ciel sereno, tanto da creare stupore tra gli addetti ai lavori sia negli ambienti romani sia al palazzo di giustizia di Siracusa e tra le forze politiche, compresi quelli che avevano criticato l’apertura di fascicoli d’inchiesta non graditi.
Le dichiarazioni di Fanfani, condivisibili o meno, non possono e non devono essere interpretate come l’anticipazione di un verdetto di condanna e non possono anticipare giudizi, così come per Longo e Musco.
In special modo dalla politica, e mentre dai colleghi si grida alle calunnie e alla diffamazione, manca la pubblicazione delle notizie che è vista sempre con fastidio quando tratta i fatti propri e sempre bene accetta per tutti gli altri.
Un giudizio affrettato senza tenere conto delle ragioni degli interessati. Un conformismo a cui la cittadinanza è succube, non avendo gli elementi giusti per giudicare. Il problema rimane aperto dal silenzio a volte mantenuto nelle indagini dove gli stessi elementi di prova spuntano fuori in maniera distolta. E ci sono sempre i paladini della trasparenza che reclamano e pretendono di essere i depositari di tutte le notizie ma si scopre che alla fine sono uomini schierati politicamente o peggio ancora per necessità di sopravvivenza, operatoti dell’informazione compresi, purtroppo.
Chi ha buona memoria ricorda che la Procura di Siracusa è ormai sotto i veleni già dalla direzione di Roberto Campsi, poi con Ugo Rossi e ora con Francesco Paolo Giordano. E non è detto che non si ripeteranno anche nell’eventuale dopo Giordano. Quest’ultimo, secondo fonti giudiziari, ha già iniziato a mettere insieme un fascicolo a difesa per dimostrare la sua correttezza nella direzione della sfortunata e martoriata procura di Siracusa.
Conccetto Alota

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