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Dda di Catania: Siracusa, operazione antimafia “Araba Fenice” condotta dalla squadra mobile

Nell’operazione “Araba Fenice” condotta dalla Squadra Mobile Siracusa su delega della Dda di Catania sono state arrestate 19 persone su disposizione del gip del Tribunale etneo. Stamane sono finiti in carcere: Rosario Agosta, 45 anni di Modica, Claudio Aprile, 35 anni di Noto, Giovanni Aprile, 40 anni di Noto, Giuseppe Aprile, 41 anni di Avola, Antonio Arangio, 42 anni di Modica, Sergio Arangio, 26 anni di Siracusa, Salvatore Bosco, 33 anni di Siracusa, Massimo Caccamo, alias u russu, Antonino Cannarella, 23 anni di Avola, Salvatore Cannavò, “Giovanni Cicala”, 54 anni di Catania, Giuseppe Crispino, alias “u barberi”, 40 anni di Noto, Giuseppe Di Salvo, 21 anni di Avola Salvatore Giuliano, 55 anni di Pachino, Gabriele Giuliano, 33 anni di Pachino, Vincenzo Gugliotta, 25 anni di Portopalo di Capo Passero, Massimiliano Salvatore Salvo, 36 anni di Catania, Nunzio Agatino Lorenzo Scalisi, 59 anni di Catania, poliziotto in servizio al Commissariato di Pachino, Giuseppe Vizzini, alias “u marcuottu”, di 54 anni di Pachino e Simone Vizzini, 29 anni di Modica.

Le indagini condotte dalla Squadra Mobile di Siracusa e coordinate dalla Dda di Catania, hanno documentato nel periodo dal maggio 2015 sino al maggio 2017, la presenza del clan Giuliano che operava nei territori a sud della provincia aretusea, tra Pachino e Portopalo di Capo Passero, capeggiato dal boss Salvatore Giuliano, che riusciva a condizionare le attività economiche della zona, ottenendo indebiti vantaggi, e di compiere una serie di attività illecite che volteggiavano dalle estorsioni, al traffico di sostanze stupefacenti, all’incarico di furti ad abitazioni ed aziende agricole. Le indagini si sono incentrate sulla figura del presunto capo Salvatore Giuliano e sugli uomini di sua fede, Giuseppe Vizzini e i fratelli Giuseppe, Giovanni e Claudio Aprile, e sulla graduale arrampicata del gruppo, a vero e proprio associazione mafiosa in grado di guadagnare il controllo del monopolio nella produzione e nella vendita dei prodotti ortofrutticoli coltivati nelle numerose serre sparse sul territorio.

Salvatore Giuliano, secondo gli inquirenti, è l’indiscusso boss della zona, a cui tutti devono ricorrere per poter svolgere le attinenti attività nel territorio sotto il suo controllo. Poi i legami vantati con il clan catanese dei “Cappello” e al patto di non belligeranza siglato con il clan rivale dei “Trigila”, davano a Giuliano una leva per assicurarsi lo spazio operativo per governare incontrastato i territori della zona Sud, di Pachino e dintorni.

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