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Depuratore Ias: l’arroganza della Regione e il disturbo olfattivo per quell’impianto di deodorizzazione mai partito

I dipendenti dell’Ias di Priolo hanno scioperato compatti. Lunedì scorso davanti all’entrata del depuratore consortile dei reflui industriali del petrolchimico siracusano la presenza massiccia delle maestranze ha fatto la differenza nella vertenza insorta con la Regione Sicilia. “La preoccupazione maggiore – dicono i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil – è per lo stato in cui versano gli impianti arrivati ormai al capolinea, insieme al mancato rinnovo della convenzione che scade il prossimo 31 dicembre. Un tira e molla che ci ha chiusi in un vicolo cieco e dove i silenzi del Palazzo sono fortemente sospettosi. Una lotta dura e senza compromessi”, incalzano a ripetizione i rappresentanti dei lavoratori.

E per la cronaca, su tutte le tematiche dell’Ias insiste l’indagine dei magistrati inquirenti della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta, per fatti collegati ai riscontri delle intercettazioni telefoniche dell’indagine sul centro petroli di Potenza e del porto di Augusta, così come l’attenzione della procura della Repubblica di Siracusa per gli aspetti che riguardano la gestione della cosa pubblica e la condizione degli impianti collegati direttamente alla sicurezza nel petrolchimico.

E per un servizio di depurazione vitale per la zona industriale, l’ambiente circostante all’impianto è invece maltrattato. Un’aria pesante si respira al solo transitare attorno al depuratore a causa della puzza dei vapori velenosi che fuoriescono dagli impianti dell’Ias e che costringe molte volte, in base ai venti che spirano, i residenti di Priolo a respirare quei cattivi odori. L’aggravante insiste per gli addetti ai lavori che sono obbligati a respirare quell’aria malsana durante tutte le ore di lavoro. E non sono mancati da parte dei sindacati e dei lavoratori nel passato i riferimenti per i vari casi di malattie verso i dipendenti ritenute insolite e le tante manifestazioni di malessere per visitatori e maestranze a causa dei disturbi olfattivi, compreso chi scrive proprio il giorno dello sciopero del 7 novembre scorso. Ma i silenzi in tal senso possono essere giustificati dal mantenimento del posto di lavoro? Un pane amaro sudato e guadagnato con tanta sofferenza. La mancata entrata in funzione dell’impianto di deodorizzazione e la mancata copertura delle vasche di accumulo creano quella puzza nauseabonda irresistibile e l’aria irrespirabile che soffoca. Ma è stata ancor più forte e decisa la denuncia dell’’ex presidente dell’Ias, Sara Battiato, la quale dichiarava che “l’impianto di deodorizzazione non è mai entrato in funzione perché inadeguato”. L’accusa è pesante. Responsabilità diffuse e parecchi milioni di euro buttati dalla finestra; soldi pubblici sperperati per realizzare un apparato che non servirà a niente. Impianto che nel mese di luglio del 2009 fu inaugurato in pompa magna dalla ministra per l’Ambiente Stefania Prestigiacomo e presentato come una nuova apparecchiatura rivoluzionaria per l’abbattimento della puzza nauseabonda che colpisce la cittadina di Priolo e i dipendenti.

Concetto Alota

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