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Un momento della seduta straordinaria dell'assemblea plenaria del CSM in ricordo del giudice Paolo Borsellino, 19 luglio 2017 a Roma. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

E la storia si ripete: la vicenda giudiziaria sull’operazione “Muddica” finisce sui tavoli del CSM

La storia si ferma e torna indietro. “Non voltarti indietro”. Un documentario sulla malagiustizia italiana raccontata in maniera chiara che svela come ogni anno in Italia almeno mille innocenti finiscono in carcere; dal 1992 a oggi lo Stato italiano ha speso oltre 600 milioni di euro in risarcimenti per errori giudiziari e ingiuste detenzioni: è questa la fotografia allucinante che disegna il sito “Errori Giudiziari”, il punto di partenza per il documentario di Francesco Del Grosso, “Non voltarti indietro”, proiettato al Festival Visioni dal Mondo di Milano qualche anno fa, dopo il successo alla Pesaro Doc Fest, all’Ischia Film Festival e all’Ortigia Film Festival. Si racconta la storia di cinque vittime di errori giudiziari, che dopo il carcere sono stati assolti con formula piena, risucchiate in un labirinto senza uscita. Errori e omissioni causati, in buona e in mala fede, dagli amministratori di giustizia, avvocati, magistrati, consulenti, forze dell’ordine, cancellieri e dipendenti a più livelli dell’amministrazione giudiziaria italiana, dovuti ad un uso arrogante del potere di giudicare o inquisire, viziato, a volte da pregiudizi culturali, politici o psicologici.

A Siracusa non è ancora terminata la vicenda giudiziaria finita sui tavoli del Csm con una scia giudiziaria di malagiustizia e raccontata nel “Sistema Siracusa” e i dintorni, che un’altra traccia appare all’orizzonte. Su possibili incongruenze nell’operazione Muddica, l’avvocato Stefano Elia ha presentato il 6 novembre scorso un esposto al Consiglio Superiore della Magistratura. Si profilano dubbi e tanti interrogativi nell’indagine dell’inchiesta denominata “Muddica” che fece scalpore per i personaggi coinvolti, scattata il 13 febbraio scorso che tirò in ballo tra gli altri anche il sindaco di Melilli Giuseppe Carta e l’avvocato Stefano Elia, oltre ad imprenditori e dipendenti pubblici.

Per la cronaca, il sindaco di Melilli, Giuseppe Carta, tornò libero con un provvedimento di revoca della misura cautelare adottato dal tribunale penale in composizione collegiale che ha accolto la specifica richiesta avanzata dai legali difensori di Carta, avvocati Francesco Favi ed Emanuele Scorpo. Lo stesso tribunale aveva già annullato l’ordinanza riguardo a tre capi d’imputazione, il più grave dei quali legato all’associazione per delinquere, seguito da tentata truffa e corruzione. La difesa del sindaco di Melilli segnò molti punti a suo favore, atteso quanto ha disposto la sentenza del tribunale del riesame di Catania annullando i provvedimenti interdettivi applicati ai titolari delle società di trasporto Marilena Vecchio, Giovanni Zuccalà e Franco Biondi. Il Tribunale di Catania ha spiegato che non vi sarebbe stata alcuna turbativa negli appalti né raggiro della legge, né accordo collusivo, né prestazione difforme, né frode nei pubblici servizi e alcun mezzo non in regola.

Ma è l’avvocato Stefano Elia, già Vice sindaco del Comune di Melilli, a sguainare la spada delle Giustizia nel cercare di fare chiarezza in tutta questa ingarbugliata vicenda, a suo avviso, dal sapore pilotato verso “prove false”, con un’articolata e minuziosa nota indirizzata al presidente della Repubblica Mattarella, presidente del Csm, alla Procura generale di Catania per competenza territoriale, diffusa qualche giorno fa.

“Per rispetto delle Istituzioni, ho aspettato che venissero depositate anche le motivazioni da parte della Suprema Corte di Cassazione – scrive l’avvocato Elia – con le quale nel confermare totalmente il provvedimento di annullamento da parte del Tribunale della Libertà di Catania, viene delineato che gli arresti eseguiti dalla Procura di Siracusa sono stati illegittimi, perché carenti non solo di prove ma addirittura di indizi, inoltre per la Cassazione, a Melilli, non vi è mai stata alcuna associazione a delinquere, come ipotizzato invece dalla Procura della Repubblica di Siracusa.

Adesso è il momento di fare piena luce all’opinione pubblica su una vicenda che già dal primo momento ha destato non pochi dubbi e perplessità.

“Infatti, dall’esame completo della discovery e dei dossier dell’indagine emergono elementi sconcertanti: un enorme “fremeup”, una grande manipolazione di fatti e atti, fino ad arrivare alla creazione addirittura di vere e proprie “prove false” da parte della polizia inquirente del Commissariato di Priolo Gargallo, paragonabili solo al più famoso “Sistema Siracusa”.

Un’indagine condotta con evidente strabismo e pregiudizio – continua Elia – partita addirittura da querele fatte dagli stessi arrestati, ove vengono insabbiate le prove a discolpa ed anzi impropriamente utilizzati contro gli stessi soggetti che avevano denunciato allo stesso P.M. Tommaso Pagano.

“Nel dettaglio, si passa da trascrizioni errate di intercettazioni, palesate già dal Tribunale del riesame di Catania, a perizie calligrafiche sbagliate, passando dalle citate sentenze inesistenti e applicare leggi che non erano ancora in vigore al momento dei fatti, con testi dell’accusa smentiti singolarmente da documenti prodotti in giudizio dagli indagati. Abuso d’ufficio incredibilmente contestato al sottoscritto per fatti avvenuti ben sette mesi prima di ricoprire la carica pubblica. Infine sono state trasmesse alla Procura ed al Gip delle lettere anonime come se fossero regolarmente firmate per avere proroghe alle indagini.

“Cittadini onesti ed incensurati usati come carne da macello, portati in commissariato con le auto della polizia incredibilmente solo per eseguire loro una notifica, a cui sono state prese indebitamente anche le impronte digitali, sbattuti su tutti i telegiornali nazionali italiani senza avere condotto prima degli esami accurati e pertinenti, anzi il contrario un’indagine superficiale da cui emerge solo ed esclusivamente la mancanza di qualsiasi prova!

“Ancora, testimoni dell’accusa non sono altro che 2 attuali consiglieri comunali di opposizione ed un imprenditore cui il fratello era stato consigliere dello stesso gruppo di minoranza in passato. Tali testi sono stati ascoltati immotivatamente dalla Polizia del commissariato di Priolo Gargallo presso lo studio di un avvocato priolese. Quindi presunti testi con evidenti interessi contrapposti agli indagati, dunque poco attendibili senza ulteriori oggettivi riscontri.

“Poi, il teste chiave dell’accusa, l’ex segretario comunale di Melilli Loredana Torella – chiosa Elia – è stata clamorosamente smentita in ogni sua dichiarazione fatta dalla produzione documentale degli stessi indagati, già sin da subito all’interrogatorio di garanzia appena poche ore dopo gli arresti, tant’è che il Gip, revocando la misura cautelare, scrive a proposito di un’indagata: “dall’interrogatorio emerge un quadro indiziario certamente ridimensionato rispetto all’accusa”.

“Infatti la Torella riferisce di determine dirigenziali illegittime che però lei stessa aveva scritto di suo pugno e con la sua grafia.

“Ancora spiega di ditte che non vi erano sul Me.Pa., quando invece erano presenti nel mercato elettronico da anni o di raggiri perpetrati al fine di sviare il principio di rotazione, quando invece la ditta accusata non aveva mai partecipato alla gara sotto accusa.

Insomma una grande operazione mediatica, un’inchiesta “evanescente” come detto e scritto (così già bollata e definita) dal Tribunale di Catania e dal sostituto Procuratore Generale in Cassazione.

“Copia ed incolla degli atti della Polizia inquirente fatta dal Pubblico Ministero (Tommaso Pagano) al Giudice delle indagini Preliminari (Carmen Scapellato) senza alcuna verifica!

“Addirittura il G.I.P. che ha disposto gli arresti (dopo quasi 5 mesi dalla richiesta della Procura) non sapeva neppure che nel frattempo era cambiata la Giunta Municipale di Melilli e che mi ero dimesso dall’incarico pubblico, facendo così cadere ogni attualità dell’azione cautelare disposta.

“Errore o orrore giudiziario?

“Adesso è necessario ai fini di Giustizia conoscere la verità. Svelare alla gente il retroscena, capire perché le indagini sono state condotte in questo modo. Emergono dall’esposto numerose irregolarità e svariati reati da parte di chi dovrebbe tutelare la legge.

“Al momento resta solo un atro fatto di malagiustizia a Siracusa”.

Concetto Alota

 

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