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Elezioni amministrative: Milazzo e l’onestà in politica, la corruzione e i giochi di potere contro gli interessi dei cittadini

Sempre meno fiduciosi assistiamo ai giochi legati all’intreccio tra la politica e il malaffare a ventaglio. Interessi e compromessi in un balletto che costringe ad allearsi in una danza di scambio di “favori” obbligati, a dimettersi o a ritirarsi addirittura dalla competizione elettorale. È uno stato d’animo comprensibile, ma da superare. Occorre chiedersi se non ci sia stato, anche qualcosa di sbagliato nel modo in cui, per anni, abbiamo lasciato da parte la questione morale in politica, convinti che tradire, pugnalare, condizionare, minacciare, prevaricare, era un fatto normale.

Invocare l’onestà oggi non basta più a risolvere i mali della politica, dell’economia e della società corrotta, o del sentimento animato da giustificato sdegno diffuso; la qualità della classe dirigente politica locale è evidentemente scadente, ma con la cattiveria e la disonestà di chi vive in una tana di vipere. L’onestà personale non è, né sarà sufficiente a risolvere un problema di grave inadeguatezza politica. Il caso più clamoroso è quello di Massimo Milazzo, che non si ferma solamente alla semplice condizione del ritiro dalla competizione elettorale perché deluso o perché getta la spugna, ma di mera denuncia, anche se in forma elegante come nel suo stile. Milazzo spiega alla pubblica opinione in una nota diffusa e in poche righe come funziona il meccanismo perverso per conquistare i consensi dell’ignaro elettore-attore finale di una filiera di scambio nel borsino elettorale: “Ebbene, non ho registrato alcuna seria disponibilità ad un confronto sincero sui problemi di Siracusa e sullo studio dei rimedi e non ho colto alcuna volontà di cooperare davvero ed insieme nell’esclusivo interesse della città e della gente. Per converso ho ricevuto da ogni parte proposte di poltrone in cambio di un mero apporto elettorale”.

Questo è desolatamente, ma i cittadini devono sapere e domandarsi il perché c’è sempre meno fiducia nella politica e negli uomini che la praticano. Non si tratta di analizzare l’apologia della disonestà in politica ma semplicemente mostrare come l’appello all’incorruttibilità sia di per sé insufficiente a risolvere i mali della politica comprata, pagata, e che il rimedio può essere solo dalla stessa politica, dalla parte sana e onesta.

Troviamo nelle tante inchieste della magistratura sulla politica corrotta, fatti e circostanze spinti dal miserabile desiderio di arricchimento personale, e non è solamente il denaro, ma anche le assunzioni di parenti e amici, posti di sottogoverno, appalti e concessioni truccati attraverso prestanome, licenze e costruzioni di villaggi e porti turistici, alberghi, parcheggi e tanto altro ancora. Il fatto grave che la città è abbandonata: turismo, strade, scuole, edilizia pubblica, commercio, artigianato, la grave questione della zona industriale, il fallimento della raccolta dei rifiuti e le tematiche legate alla gestione del servizio idrico; il tutto senza un valido programma di sviluppo serio e duraturo. Si va avanti alla carlona, alla giornata come la scelta delle uova e non con un piano economico di sviluppo rivoluzionario, capace di far ripartire l’economia, studiato a dovere in maniera condivisa da parte della classe politica dirigente.

Infatti, scrive ancora Milazzo “Ho lavorato per costruire un polo civico di forze politiche responsabili, le quali, in un momento d’infausta crisi economica, sociale, etica della città, potessero condividere una comune visione dei problemi di Siracusa e delle soluzioni amministrative da attuare. Ho posto sul tappeto i temi: del centro direzionale per l’accorpamento di tutti gli uffici comunali da costruire a Mazzarrona sia per dare respiro all’edilizia sia soprattutto per rendere Mazzarrona effettivamente integrata con il resto della città; dell’area di insediamento dell’industria di trasformazione agroalimentare quale nuovo binario di sviluppo economico e di produzione di posti di lavoro; della mobilità sostenibile con i parcheggi scambiatori, le piste ciclabili ed il trasporto pubblico urbano interamente su bus elettrici; del recupero del rapporto della città con il mare e del recupero delle potenzialità economiche della portualità; della rimodulazione del rapporto tra amministrazione comunale ed enti intermedi (patronati, sindacati, associazioni, ecc.); della gestione del teatro comunale attraverso il suo doveroso sganciamento dalla politica e la nomina di un direttore artistico; della vivacizzazione delle offerte culturali e d’intrattenimento; ecc., ecc.”.

“Poiché le poltrone non mi interessano come – scrive ancora Milazzo – insegna la mia storia e poiché questa campagna elettorale per la scelta del Sindaco e del Consiglio Comunale non lascia presagire nulla di buono per la città, atteso che manca dappertutto un serio collante politico/programmatico e che l’unico legaccio raffazzonato che tiene insieme le forze politiche è quello della sommatoria di liste e possibili voti, ho deciso che dignità personale e coerenza politica impongono sia di  non saltare su uno dei tanti carri elettorali sia di sottrarsi ad una poco edificante campagna elettorale che partorirà soltanto rappresentanti  litigiosi e incapaci di comprendersi e di lavorare insieme sulle tante necessità di Siracusa.”

Non c’è bisogno davvero di sforzarsi per osservare che l’onestà personale non è sufficiente a risolvere un problema di grave inadeguatezza della politica siracusana.

Concetto Alota

 

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