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Fatima II, la madre del comandante Bianca chiede un incontro al Procuratore

I familiari di Gianluca Bianca, il marittimo siracusano di cui non si hanno più notizie dal 12 luglio 2012, quando si verificò l’ammutinamento del motopesca “Fatima II”, vogliono incontrare il procuratore capo Sabrina Gambino. Una decisione che scaturisce da una serie di notizie che hanno appreso in queste ultime settimane relativamente ai risvolti emersi sull’ammutinamento avvenuto sul peschereccio siracusano e, quindi, sulla scomparsa del comandante Bianca. “Vorrei parlarle da mamma a mamma – dice Antonina Moscuzza, madre di Gianluca – perché da 7 anni ormai serbo nel mio cuore rabbia e costernazione per non avere avuto risposte certe sulla sorte toccata a mio figlio su quel barcone e perché temo sia molto probabile che non venga fatta nemmeno giustizia piena sul caso del Fatima”.

E’ intenzione della signora Moscuzza consegnare al capo della Procura aretusea gli ultimi riscontri avuti sul caso dei due egiziani, che, insieme con il tunisino, si impossessarono del motopesca non prima di avere eliminato il comandante e lasciati in mare su una lancia i tre marittimi siracusani che si trovavano a bordo nel momento dell’ammutinamento. “Abbiamo avuto modo di parlare al telefono con alcune persone che vivono in Egitto – dice la donna – e conoscono bene “Mimmo” e “Ciccio” (Elasha Rami Mohamed, imputato di omicidio insieme con il connazionale Mohamed Ibrahim Abd El Moatti Hamdy e il tunisino Slimane Abdeljelil, n.d.r.) i quali raccontano che le cose siano andate diversamente da come emerso nel corso del processo e che addirittura, dopo essersi impossessati dell’imbarcazione, i due egiziani avevano intenzione di utilizzarla per il traffico di immigrati clandestini. Ma il loro intento sarebbe naufragato a causa di un’avaria che li avrebbe costretti ad abbandonare il natante ad Alessandria d’Egitto”.

La corte d’assise di Siracusa (presidente, Tiziana Carrubba, a latere, Alfredo Spitaleri), infatti, ha fissato per il 24 settembre l’udienza in cui il pm Tommaso Pagano svolge la requisitoria al processo a carico dei tre imputati, ritenuti responsabili di omicidio. “Aspettiamo il verdetto del tribunale – conclude Moscuzza – ma siamo delusi dall’ennesima presa in giro ricevuta dal mondo della politica. Ci aspettavamo che, dopo la buca del 12 agosto, qualcuno dello staff del ministro dell’Interno Salvini, come ci avevano promesso, ci desse un riscontro alle nostre richieste di contattare il governo egiziano e sbloccare la situazione. Invece fino ad oggi, silenzio assoluto”.

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