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Federico II di Svevia, “Immutator mirabilis”

A cura dell’avvocato Giovanni Intravaia  – Presidente della Società di  Studi Storici e Politici  ” Federico II di Svevia – Immutator mirabilis “.

Dopo otto anni trascorsi in Germania, nel 1220 Federico II rientra in Italia e il 22 novembre a Roma viene incoronato Imperatore del Sacro Romano Impero. Ha solo 25 anni e il mondo ai suoi piedi. La data e l’evento stesso dell’Incoronazione rappresentano uno spartiacque nella vita dell’uomo e nel destino dei territori a lui sottoposti. Il 22 novembre 1220 lo Stupor Mundi ha già le idee chiare sulla concezione dell’Impero e su come impostarne il governo.

Gli otto anni trascorsi nella terra dei suoi avi paterni furono tutt’altro che tranquilli per Federico. La Germania, parte importante del Sacro Romano Impero, era frammentata in moltissimi feudi, ducati e principati e già con Federico Barbarossa, suo nonno paterno, si era delineata una forte scissione tra i duchi che sostenevano il papa, detti Welfen o Welfs, e quelli che sostenevano l’Imperatore, detti Waiblingen (nome della città di nascita di Barbarossa) o Waiblings. Con la discesa in Italia di Barbarossa l’annosa diatriba prese corpo anche nel nostro paese. Dai loro nomi sorsero, rispettivamente, quelli di Guelfi e di Ghibellini di cui tanto Dante parla nella sua Divina Commedia. L’attitudine degli italiani a schierasi in fazioni, caratteristica osservabile anche ai giorni odierni, è senza ombra di dubbio legata all’influenza germanica nei secoli XII e XIII.

Grazie anche alla politica di Innocenzo III, il papa “monarca” organizzatore della battaglia di Bouvines, primo conflitto internazionale della storia europea, Federico riuscì a guadagnare il consenso dei duchi e dei principi tedeschi. Con l’incoronazione del 1215 ad Aquisgrana consolidò il titolo di Re di Germania già ottenuto a Magonza tre anni prima. Queste due incoronazioni spianarono la strada all’incoronazione imperiale del 1220. Di esse ha parlato Cosimo Damiano Fonseca, presbitero e storico pugliese specialista del Medioevo (e di Federico II in particolare) in un bellissimo articolo dal titolo “A me la Corona. Federico Imperatore ottocento anni fa” pubblicato pochi giorni fa (17.11.2020) dalla Gazzetta del Mezzogiorno.

Secondo lo studioso foggiano Giuseppe de Troia per Federico II “gli anni trascorsi in Germania furono di grande utilità per il suo programma di sviluppo e di organizzazione del Regno di Sicilia. In particolar modo apprezzò molto le potenzialità dei Cistercensi e dei Cavalieri Teutonici: un ordine religioso e un ordine cavalleresco”. Dei primi si servì per le loro qualità di agricoltori e di architetti e costruttori. I secondi diventarono una componente importante, fedele e sottomessa, del suo esercito. Nel suo volume “Federico II. L’Urbe Foggia sia regale inclita sede imperiale” de Troia afferma che Cistercensi e Teutonici “furono gli Ordini coi quali Federico strinse i rapporti più stretti durante gli anni vissuti in Germania. E furono queste due conquiste che portò seco nel suo Regno del Sud unitamente a tante altre esperienze”. Pochi mesi prima di partire alla volta dell’Italia Federico riuscì a far eleggere Re di Germania suo figlio Enrico, ancora bambino di nove anni. Secondo Ortensio Zecchino l’atto segnò “l’inequivoca volontà di Federico di mantenere per sé l’Impero e il Regno di Sicilia”.

Ma arriviamo all’incoronazione. La descrizione che segue è tratta dal suddetto volume di Giuseppe deTroia.

“Nella primavera del 1220, da Francoforte Federico ripartì per l’Italia, ove giunse nell’ottobre 1220. … Il 22 novembre 1220, festa di Santa Cecilia, tra una gran massa di popolo festante, ali di principi e di nobili giunti da ogni parte del mondo di allora, file interminabili di chierici, vescovi e cardinali, in un’atmosfera di grande solennità, Federico II varcava la soglia d’argento di San Pietro in Roma. All’altare maggiore era ad attenderlo, coronato della tiara d’oro, il pontefice Onorio III. Reso omaggio di devozione ed il giuramento di fedeltà alla Chiesa di Cristo, Federico II riceveva dal Papa la corona imperiale, la spada, lo scettro e il globo crocifero. Ancora, innanzi al cardinale Ugo da Ostia, il novello Imperatore assumeva la croce, quale impegno solenne per la crociata di Terra Santa nel successivo agosto”.

Federico aveva già giurato solennemente ad Aquisgrana di volerla fare la crociata. L’aveva fatto anche per onorare la memoria del nonno Barbarossa, morto affogato in Turchia proprio mentre era in viaggio per Gerusalemme. Nonostante il giuramento di Aquisgrana e l’impegno preso a Roma, la crociata fu rimandata più volte fino al 1228. Questo tergiversare causò la prima scomunica da parte di Papa Gregorio IX. Il conflitto con i papi durò fino alla sua morte. I veri motivi dei contrasti furono legati al conflitto di potere che si sarebbe manifestato con l’avvio dell’intensa attività legislativa dell’Imperatore.

Poco prima della metà di dicembre 1220 Federico varcò vicino Capua il confine del Regno di Sicilia. Wolfgang Stürner, nella sua biografia “Friedrich II.” afferma che “ora Federico si ritrovava in una posizione radiosa, quella che peraltro egli riteneva gli spettasse di diritto, e alla quale, come sottolineava di continuo, Dio stesso lo aveva miracolosamente elevato”. A Capua il 20 dicembre 1220 emanò venti assise. Si tratta di “un gruppo di venti brevi regolamenti che descrivevano in maniera programmatica, chiara ed esaustiva, le finalità del suo governo e i progetti per il futuro assetto del regno, evidenziando al contempo il ruolo di assoluto rilievo che egli attribuisce alla legislazione nell’esercizio della sovranità” (Stürner).

Dopo otto anni di lontananza da Palermo Federico era consapevole della situazione di caos venutasi a creare in Sicilia durante la sua assenza: le rivolte dei Saraceni nei territori occidentali e quelle dei Baroni nella parte più orientale dell’isola. Tutto ciò avrebbe dovuto indurlo ad affrettare il ritorno. Decise invece di seguire la via Traiana e di dirigersi in Puglia. Nel sopracitato articolo, Cosimo Damiano Fonseca dice che Federico “il 13 febbraio giunse a Troia. Otto giorni più tardi era a Foggia”.

Da Foggia, aggiungo io, avrebbe governato, sia pur con frequenti interruzioni, per il resto della sua esistenza terrena.

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