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Gestione dell’Ias: il rischio della nomina di un commissario straordinario giudiziario

Da più fronti occhi puntati sull’Ias di Priolo. La società partecipata mista pubblica e privata che gestisce l’impianto di depurazione di proprietà del Consorzio Asi di Siracusa al servizio del polo petrolchimico siracusano, società da sempre al centro di interessi della politica finita stavolta sotto i riflettori della Procura di Siracusa. Dopo il sequestro degli impianti e a seguito delle prescrizioni del Gip del tribunale di Siracusa, la domanda è: chi deve tirare i soldi per i lavori necessari per non fare scattare il fermo giudiziario del depuratore consortile gestito dall’Ias di Priolo? Ancora non è del tutto chiaro chi è il soggetto giuridico che deve programmare, gestire e finanziare le opere necessarie per riportare gli impianti ad una condizione di sicurezza per l’ambiente: L’Irsap, l’ex consorzio Asi di Siracusa o altro ente della Regione. La situazione attuale è simile ai due padroni: quando c’è da incassare sono entrambi presenti, ma quando ci sono denari da tirare sono sempre assenti. Si parla di una fidejussione che non arriverà in tempo utile. E negli ambienti giudiziari si vocifera che in caso di mancata risposta, da parte dell’Ias alla prescrizione notificata dalla Procura, potrebbe portare alla nomina di un commissario straordinario giudiziario, mentre all’orizzonte la politica locale e regionale rischia di essere tirata dentro il terremoto giudiziario che sta facendo tremare per le colpe diffuse. Questo perché, oltre al costo di investimento necessario per poter “adattare” il sistema ad una componente del depuratore senza che siano state previste prima le modifiche, troppo spesso carenti dei sistemi standard per neutralizzare gli odori, posti a valle di tutto, oltre ad essere molto costosi, non riescono a garantire sempre l’efficacia necessaria.

La storia di ferma e torna indietro. “Bisogna cambiare tutto per non cambiare niente”. Così scriveva Tomasi di Lampedusa nel romanzo “Il Gattopardo”. Inganno, verità, interessi di gruppo proiettati in direzione del punto d’incontro con gli onesti per realizzare il progetto in campo in maniera scientifica. Secondo gli ambienti politici della Regione sarebbe questa la sintesi metaforica dietro il bando di gara per la gestione del depuratore Ias di Priolo da parte dell’Irsap. Un perentorio cambio di programma dettato dall’inchiesta in corso della Procura di Siracusa che ha portato al sequestro del depuratore dell’Ias e di altri stabilimenti del petrolchimico siracusano, oppure programmato a tavolino? Appare scontato che nessun parteciperà al bando di gara in questo clima turbolento. A questo bisogna aggiungere le condizioni disastrose in cui versano gli impianti del depuratore che, solo grazie all’alta professionalità dei dipendenti, continua a funzionare. Un bando che avrebbe riaperto tra le tante altre cose la vecchia ferita della proprietà delle quote pubbliche dell’Ias. Una strana condizione che risente i traumi del Sistema Montante e che rapporta la cronaca del filone dell’inchiesta ancora aperta da parte della Dda di Caltanissetta. Al di là di tutto ciò a giugno ci potrebbe essere l’ennesima proroga per la gestione all’Ias e il resto sarà la storia di un evento di cronaca.

Il depuratore di Priolo è il terminale dei veleni delle industrie del petrolchimico, come hanno accertato i consulenti della Procura di Siracusa, con un inquinamento atmosferico devastante per la salute pubblica, probabilmente e forse maggiore a quello provocato dagli impianti della chimica e della raffinazione. Tossicità e patologie tumorali che potrebbero essere correlate alle molestie olfattive provocate, anche, dalle disfunzioni degli impianti di depurazione e di deodorizzazione. Quest’ultimo mai entrato in esercizio semplicemente perché non poteva funzionare definito: “Un aborto”. E questo è successo tanti anni fa nel silenzio generale. Un connubio e una segretezza che conferma la consorteria della politica nella gestione del depuratore in cui l’Ias non paga la Regione il dovuto di 500 mila euro l’anno senza che nessuno protesta. Soldi pubblici sperperati con tanto d’inaugurazione, presente l’allora ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, forse all’oscuro della verità, ma i vertici dell’Ias all’epoca dei fatti sapevano che quell’impianto era un errore di progetto e che non avrebbe mai funzionato. Costato circa 1 milioni e mezzo di euro, ora quella dimenticanza entra nel vivo di volata giudiziaria da parte della Procura di Siracusa, e non solo, che da almeno due anni sta conducendo più filoni d’indagine per accertare le responsabilità dei veleni che si respirano nell’area industriale di Priolo, in cui uno di questi filoni d’indagine riguarda proprio il depuratore gestito da dall’Ias.

Anche i deputati regionali siracusani non hanno trovato in questi lunghi anni un momento e un modo per presentare interrogazioni, interpellanze, mozioni, per sollevare quest’ulteriore doppio scandalo: politico e ambientale. Nessuna ispezione richiesta, una semplice verifica, un atto di censura o una semplice segnalazione da inoltrare agli organi dello Stato preposti. Tutti sordi, ciechi e muti.

Concetto Alota

 

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