Google+

Giudici e politici in manette, ma le indagini della Procura di Roma continuano

Continuano a ventaglio le indagini su una delle tante inchieste giudiziarie nell’ambito del “Sistema Siracusa” in cui i magistrati della Procura di Roma guidati dal procuratore aggiunto Paolo Ielo contestano agli indagati di aver partecipato alla compravendita di almeno cinque sentenze, oltre al versamento di tangenti da decine di migliaia di euro. E mentre le indagini continuano a tappeto, dopo le quattro ordinanze di custodia cautelare che sono state emesse nell’ambito dell’inchiesta sulle sentenze “comprate” al Consiglio di Stato negli ambienti giudiziari romani si parla di altri sviluppi.

Sono in totale quattro le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip di Roma nell’ambito dell’inchiesta della Procura su sentenze pilotate al Consiglio di Stato. Ai domiciliari sono finti il giudice Nicola Russo, già coinvolto in altre vicende giudiziarie, l’ex presidente del Consiglio di Giustizia Amministrativa della Sicilia Raffaele Maria De Lipsis, l’ex giudice della Corte dei Conti, Luigi Pietro Maria Caruso e il deputato dell’assemblea regionale siciliana Giuseppe Gennuso. Per quest’ultimo l’ordinanza non è stata eseguita in quanto risulta al momento all’estero. Il reato contestato è corruzione in atti giudiziari.

A dare la svolta decisiva agli accertamenti della guardia di finanza della capitale sono state le dichiarazioni dell’avvocato Piero Amara che ha ricostruito agli inquirenti il meccanismo per il pagamento dei soldi ai giudici amministrativi. Mazzette che sarebbero servite anche a orientare le decisioni del Consiglio di Stato su appalti e gare pubbliche. In proposito, fonti del Consiglio di Stato precisano che tutti i giudici coinvolti sono ora in pensione.

L’accusa nei confronti degli indagati è di corruzione in atti giudiziari. I soldi totali erogati per le sentenze sarebbero oltre 150 mila.

La svolta dopo la collaborazione con i magistrati inquirenti di Messina e di Roma dell’avvocato augustano, Piero Amara, finito in manette un anno fa insieme all’avvocato Giuseppe Calafiore, con le accuse di associazione a delinquere per la commissione di reati di falso e la corruzione in atti giudiziari. Nomi che negli anni hanno fatto capolino più volte e nelle inchieste delle procure di Messina, Milano a Roma. Nei mesi scorsi diversi ex magistrati della giustizia amministrativa sono finiti travolti dall’inchiesta. Uno di questi era l’ex giudice del Consiglio di Stato, Riccardo Virgilio accusato di aver pilotato sentenze. Ed è proprio grazie alle testimonianze di Amara e Calafiore che si è arrivati ad una serie di arresti.

 L’antefatto sulla ripetizione parziale delle elezioni e dintorni. Succede a Siracusa, in una sala della segreteria politica dBruno Marziano. Davanti all’allora deputato regionale del Pd altri due suoi colleghi che nel 2017 non torneranno all’Ars. Enzo Vinciullo, con tono greve, lancia l’allarme: «Ho saputo che faranno rifare le elezioni. Signori miei, prepariamoci perché sarà un bordello. Non lasciatemi solo…». Ad ascoltare la premonizione c’è anche la vittima predestinata: Pippo Gianni. L’ex deputato di Udc e Cantiere popolare sbianca in volto. E taglia l’imbarazzato silenzio, dentro quella stanza: «Io soldi non ne ho, anche ne avessi non gliene darei. A nessuno…».

C.A.

 

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

*