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Gratteri sulle orme di Giovanni Falcone: “Ho ricevuto molte minacce, ma siamo uomini di Stato e vogliamo fare qualcosa per la nostra nazione”

Giovanni Falcone capì che per indagare con successo le associazioni mafiose era necessario basarsi su indagini a ventaglio, anche sui patrimoni e nelle banche, ricostruire il percorso del denaro che accompagna i traffici e avere un quadro complessivo del fenomeno della legalità, alla gestione dei beni confiscati, e accanto ai tanti in buona fede c’è chi ne approfitta per arricchirsi, per fare carriera o per consolidare il proprio potere, in nome di un bene supremo che assolve tutto e tutti.

Non è più questione di professionisti dell’antimafia ma di credere nella lotta alla mafia davvero, così come sta facendo Nicola Gratteri, che alla domanda se ha paura, risponde: Certo che ho paura, ma la paura va addomesticata, bisogna imparare a dialogare con la morte. Ho fatto una scelta precisa nel 1989 quando ci fu un attentato contro la mia fidanzata alla quale dissero che stava affianco ad un uomo morto. Nel corso degli anni ho ricevuto molte minacce, ma siamo uomini di Stato e vogliamo fare qualcosa per questa terra e per la nostra nazione”. Così il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, intervistato da Maria Latella su SkyTg24 dopo il maxi blitz contro la ‘Ndrangheta dei giorni scorsi a caldo. “Questa  è un’indagine che segna uno spaccato dell’Italia, una cosa veramente enorme dove ci sono oltre 35 aziende sequestrate, rappresentati politici di tanti partiti, c’è la dimostrazione di come la ‘ndrangheta sia entrata e si sia seduta negli apparati dello Stato e della Pubblica amministrazione”. Grave che nonostante l’operazione che ha sconquassato la mafia calabrese, la solidarietà dalla  politica è arrivata solo dalla Lega, dal Pd e dal Movimento 5Stelle.

C.A.

 

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