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Ias è diventata una questione politica

C’è la percezione che quello dell’Ias sia diventato un casus belli di natura politica. Dopo la riunione a Palermo in cui l’assessore regionale alle Attività Produttive, Girolamo Turano, ha preso le distanze sull’intervento economico della Regione per rispondere alle prescrizioni della Procura e ha preso tempo sulla richiesta di sospensione del bando di gara per la gestione del depuratore biologico di Priolo, si è aperto un dibattito che trova spiraglio temporale nella proroga di un mese concessa dalla magistratura.

E’ stato lo stesso assessore Turano, piccato per l’intervento del presidente di Confindustria, Diego Bivona, a rispondere per le rime alla nota diffusa all’indomani dell’incontro a Palermo: “Una nota – dice Turano – inutilmente polemica e a tratti sgradevole. La Regione è impegnata a trovare un percorso che salvaguardi l’impianto e i livelli occupazionali nella massima trasparenza e legalità”. L’assessore Turano, insomma, dice a chiare lettere agli industriali siracusani di tenersi lontana da una vicenda che riguarda in buona parte gli enti pubblici (Regione, Irsap, Consorzio Asi). Che cosa accadrà in questo mese di proroga ottenuto dai legali di Ias? Gli scenari ipotizzabili sono tutti praticabili ma se non si muove la politica, difficilmente questa vicenda potrà arrivare a una soluzione condivisa e, soprattutto, positiva.

Provano a capirci qualcosa le organizzazioni sindacali di categoria, che hanno già mobilitato i 60 dipendenti dell’Ias, la catena più debole del sistema. “Già domani avremo modo di confrontarci – dice il segretario della Uiltec, Andrea Bottaro – insieme con le altre sigle sindacali cercheremo di esitare un documento congiunto. E chiaro che, alla luce delle novità emerse nel fine settimana, la situazione s’ingarbuglia parecchio. Siamo più che mai convinti che un ruolo importante lo debbano svolgere i parlamentari regionali siracusani, che devono prendere in mano la situazione. Fino ad oggi, infatti, non abbiamo avuto il loro sostegno e, anzi, rispetto alla questione Ias, ad eccezione di qualcuno, se ne sono ben guardati di intervenire nelle sedi opportune”. Chi ha già presentato un emendamento, partecipato a una prima riunione sul caso Ias a Palermo è stato il deputato del Pd, Giovanni Cafeo, che ha annunciato per domani una sua presa di posizione ufficiale annunciando le iniziative che intende intraprendere per tutelare i dipendenti dell’Ias e per avere risposte sulla gestione del depuratore biologico di Priolo.

“C’è la sensazione – riprende Bottaro – che la partita in gioco sia ben più importante e delicata perché riguarda l’intero assetto futuro dell’area industriale siracusana. Il mese di proroga concesso dai magistrati deve servire a chiarire ogni aspetto della vicenda Ias e potere così programmare i futuri interventi nell’area petrolchimica”.

Dibattito aperto anche sulla futura gestione dell’impianto. Il bando è prossimo alla scadenza ma si profila, anche alla luce dell’evolversi delle vicende giudiziarie, un rinvio dei termini con l’ipotesi che la stessa Ias possa parteciparvi. Ma al sindacato questa sembra un’ipotesi “poco credibile”, mentre Confindustria ha preso un’altra posizione, che punta a un intervento economico per coprire i costi della progettazione e della realizzazione delle migliorie agli impianti sequestrati sotto il diretto controllo delle aziende che figurano tra i soci privati dell’Ias. Ciò significherebbe bloccare o sospendere il bando di gara già in itinere. Ma a questa proposta ha già risposto picche l’assessore Turano che ha liquidato affermando che “a tal fine è fondamentale che tutti rispettino i ruoli, si assumano responsabilità e parlino nelle sedi opportune”.

Chi ha seguito nel recente passato l’intera vcenda Ias è l’ex parlamentare regionale Enzo Vinciullo per il quale la gestione del depuratore deve rimanere pubblica: “la Regione Siciliana non può, assolutamente, sottrarsi alle sue responsabilità nei confronti del territorio siracusano. Affidare a terzi, privati, la gestione del più grande ed importante depuratore industriale esistente in Sicilia non è possibile anche perché si correrebbe il rischio che eventuali gestori potrebbero  trovarsi in una situazione di aperto conflitto di interessi. In pratica, chi scarica all’interno del depuratore non lo può gestire, cioè non si può essere controllori e controllati allo stesso tempo, su questo credo che non ci possano essere dubbi”.

Francesco Nania

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