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Il tenente Chiara Ricciardi: “Molte più donne denunciano di avere subito violenza”

“Il fenomeno della violenza di genere in provincia è piuttosto diffuso”. L’affermazione è del tenente Chiara Ricciardi, dal mese di settembre alla guida del nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Siracusa. La venticinquenne, originaria di Napoli, prova a spiegare da che cosa derivi questo fenomeno: “Nasce e cresce, soprattutto, in contesti socio-culturali dove sono assenti il riconoscimento della dignità e della libertà di scelta dell’altro. C’è da dire, però, che il numero di donne che denunciano è aumentato rispetto agli anni passati e il motivo risiede proprio nella continua affermazione della cultura della non violenza, anche attraverso campagne di comunicazione che, veicolando il nostro quotidiano impegno in questo ambito, fanno sì che le donne si sentano maggiormente a proprio agio nel denunciare”. 

-Qualche anno fa, al comando provinciale e alla Compagnia di Noto sono state attivate le stanze per accogliere le vittime delle violenze. Stanno servendo?                                                  

“Assolutamente sì – dice l’ufficiale dei carabinieri – si tratta di un ausilio ormai indispensabile nelle fasi d’interazione con la vittima che, in questo contesto, si sente più libera di raccontare il proprio vissuto. A breve, sempre nell’ambito del progetto di collaborazione tra l’Arma dei Carabinieri e l’associazione Soroptimist International d’Italia, sarà inaugurata un’altra “stanza tutta per sé” alla Compagnia di Augusta”. 

-C’è un’esperienza di sofferenza che più delle altre l’ha colpita? 

“Tutte le storie stupiscono e portano a riflettere. Mi ha colpito molto la storia di una ragazza che, vittima di abusi dall’età di 15 anni, ha deciso di raccontare la sua storia solo dieci anni dopo. Ho notato che, delle volte, il problema risiede nella mancanza di attenzione da parte dei genitori che, troppo impegnati nel rincorrere la loro vita professionale, dimenticano l’importanza del dialogo, soprattutto in fase adolescenziale. Con un canale comunicativo diverso, forse più adatto, avrebbe raccontato la sua triste storia. Con me l’ha fatto, l’avrebbe fatto anche con loro”.  

-È importante incidere sull’aspetto culturale del fenomeno, cominciando dai ragazzi nelle scuole? 

“Certo, l’educazione scolastica in materia di violenza di genere è fondamentale, motivo per il quale ogni anno svolgiamo numerosi incontri volti ad affrontare questo tema. Il nostro obiettivo è quello di far comprendere ai ragazzi l’importanza del rispetto per l’altro”. 

-Spesso ciò che manca alle donne è il coraggio di denunciare i propri aguzzini. Che cosa si sente di dire? 

“Tra i motivi per cui le donne non denunciano – dice il tenente Ricciardi – spesso rientrano la mancanza di coraggio, la paura, l’imbarazzo di non essere credute, la vergogna, la speranza che le cose cambino da sole. Non è facile decidere di denunciare, proprio perché denunciare significa raccontare, realizzare e ripercorrere ciò che si subisce. Il nostro ruolo, in quest’ambito, è estremamente delicato: richiede grande intelligenza emotiva, capacità di saper ascoltare le parole ed anche il silenzio”. 

Francesco Nania 

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