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Impossibile non inquinare: il mondo consuma oltre 100 milioni di barili al giorno di petrolio

Concetto Alota – È davvero impossibile azzerare l’inquinamento che produce la raffinazione; le conseguenze dell’estrazione del petrolio e dell’uso degli idrocarburi sono apocalittiche e l’ambiente è ormai molto compromesso, la salute e i diritti della popolazione, cancellati. Nel mondo si consumano oltre 100 milioni di barili di petrolio ogni giorno. Senza voler angosciare o amplificare la cosa, la strada verso la distruzione della terra è tracciata e la meta si fa sempre più vicina. La moderna società dipende dal petrolio: benzina, plastica, asfalto, oli lubrificanti, cherosene, catrame, diesel e gas. Un consumo che equivale in termini di fatturato e d’interessi per le lobby della chimica e della raffinazione a una montagna di miliardi di dollari l’anno.

In Sicilia, come nel resto d’Italia, si vuole impedire il ricorso a nuove trivellazioni in mare e nella terra ferma in luoghi in cui la natura è preziosa, alla ricerca dell’oro nero. Ma girano troppi, tanti interessi.

La corsa che dapprima sembrava rallentare il consumo, da qualche anno non sembra arrestarsi sia per ragioni ecologiche, sia per ragioni economiche; la corsa fine è ad accaparrarsi i pozzi di petrolio, le trivelle e le raffinerie. Le cause dei cambiamenti meteorologici estremi arrivano dalle fonti fossili, che rappresentano ancora oggi l’80 per cento dei consumi globali di energia.

Le fonti rinnovabili sono la scelta ecologica sostenibile, ma tardano ad arrivare. C’è ancora tanto, troppo petrolio a buon prezzo per speculare e guadagnare montagne di dollari.

Senza dimenticare i danni ambientali che il petrolio causa a livello locale, nelle aree in cui insistono i petrolchimici come qui da noi.

Non lascia dubbi il progetto robusto e ben pianificato, studiato nei minimi particolari dell’algerina Sonatrach proprietaria della raffineria ex Esso di Augusta. Con l’acquisizione della vecchia raffineria realizzata nel 1949 da Angelo Moratti, con un’operazione mista attraverso la cessione di pozzi petroliferi e accordi quadro, il colosso algerino si adegua nel gioco delle parti, almeno sulla carta, alla ripresa del mercato del petrolio e al rispetto dichiarato della riduzione degli inquinanti secondo la normativa italiana. Le compagnie petrolifere, dopo la chiusura di oltre una dozzina di raffinerie in Europa, sono rimaste in attesa per anni del possibile picco del petrolio con il calo drasticamente del consumo e rendere gli impianti sovrabbondanti rispetto alle necessità di produzione. Ma il vento cambia e spira verso un incremento del mercato degli idrocarburi nel mondo attraverso quel mostro chiamato globalizzazione. Da parecchi anni si è avuto un netto aumento degli investimenti, sia in nuovi impianti sia nel miglioramento di quelli esistenti. Una condizione che non ci libera dall’inquinamento selvaggio, incontrollato e senza alcuna possibile difesa dell’ambiente e dei cittadini per i tanti potenziali connubi tra la politica, gli uomini delle istituzioni preposti e gli industriali senza scrupoli. Un ricatto occupazionale e il continuo scambio dei favori; un vizio tanto vecchio e tanto amato, specie in tempi di crisi economica profonda in cui l’occupazione in diversi comparti non è stabile.

Il problema rimane nel conciliare la produzione d’idrocarburi e il forte inquinamento che insiste nel territorio industriale siracusano, per rimanere a casa nostra. L’industria in generale contribuisce in modo molto sensibile alla cattiva qualità dell’aria. Molti inquinanti che sembravano essere finiti nell’oblio e che invece contribuiscono in modo molto pesante a rendere insalubre l’aria respirata nei luoghi di lavoro e nei centri urbani limitrofi alle aree industriali. L’industria quindi continua a inquinare l’aria che respiriamo, oltre a produrre reflui liquidi da depurare e rifiuti solidi da trattare e smaltire in modo adeguato. La raffinazione petrolifera immette nell’aria, sempre nei limiti tollerati, sino a riprova del contrario, nei cieli dei comuni industriali, veleni dannosi alla vita in generale.

Dalle fiaccole e dalle ciminiere delle varie raffinerie sono sempre molto dense di fiamme, fumi neri e sinistri. Il territorio industriale siracusano inutile nasconderlo è soffocato da anni da veleni nella falda acquifera, nell’aria, nel mare e nella terra. La raffinazione di petrolio ha gravi conseguenze sull’ambiente e sulle persone. Una raffineria di petrolio è un impianto industriale con un forte impatto ambientale, e le emissioni, pur ridotte, non sono mai del tutto annullate, e le grandi dimensioni di questi impianti fanno sì che queste emissioni, piccole se considerate relativamente, siano comunque importanti in termini assoluti d’inquinamento.

D’altra parte, le raffinerie sono un tassello essenziale nella filosofia della nostra vita attuale. È quindi giusto operare per un sempre minore impatto ambientale delle raffinerie, si deve pur sempre tenere conto che nessun processo, fisico o chimico, può mai lasciare inalterato l’ambiente che lo circonda.

È particolarmente onerosa la dismissione di una raffineria, per la contaminazione dei terreni circostanti con rifiuti e liquami tossici Una tecnica utilizzata per le bonifiche attraverso l’assorbimento termico che consiste nel bruciare i residui petroliferi, con notevoli disagi per la popolazione sottoposta all’inalazione di fumi tossici e puzza nauseabonda che somiglia molto al continuo, sfiaccolamento notturno che per circa un mese si è verificato nelle scorse settimane nella zona industriale siracusana. Qual è la Verità: la mia, la tua o quella vera che si vuole nascondere a tutti i costi?

Tabella dei rifiuti prodotti  nella raffinazione del petrolio del gas e nella purificazione del gas naturale e del suo trattamento. Ma dove finiscono davvero alla fine del ciclo dello smaltimento? 

Fanghi da processi di dissalazione; morchie depositate sul fondo dei serbatoi: fanghi di alchili acidi; perdite di olio; fanghi oleosi prodotti dalla manutenzione d’impianti e apparecchiature; catrami acidi; altri catrami; fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti sostanze pericolose; fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti; rifiuti prodotti dalla purificazione di carburanti tramite basi; acidi contenenti oli; fanghi residui dell’acqua di alimentazione delle caldaie; rifiuti prodotti dalle torri di raffreddamento; filtri di argilla esauriti; rifiuti contenenti zolfo prodotti dalla desolforizzazione del petrolio; bitumi; rifiuti non specificati altrimenti. Rifiuti prodotti dalla purificazione e dal trasporto di gas naturale: rifiuti contenenti mercurio; rifiuti contenenti zolfo; rifiuti non specificati altrimenti.

 

 

 

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