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Incendi a Buccheri, fermati padre e figlio

Siracusa. Quando in auto si recavano nei luoghi in cui gli incendi avevano divorato diverse decine di ettari di terreni, si lasciavano andare a commenti a volte ironici. Non sapevano, però, che i carabinieri avevano installato sulla loro auto un gps e che anche i loro telefonini fossero intercettati. Due imprenditori agricoli, padre e figlio, residenti a Buccheri sugli Iblei, con interessi economici anche a Vizzini, sono stati posti in stato di fermo e tradotti nella casa circondariale di Cavadonna con l’accusa di incendio boschivo.

Due gli episodi contestati agli indagati: un primo incendio avvenuto il 21 luglio e il secondo il 28 luglio, sempre nelle vallate di Buccheri. Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Carlo Enea Parodi, sono state eseguite dai carabinieri della Compagnia di Noto e da quelli della stazione di Buccheri. Padre e figlio erano sospettati di essere, in qualche modo, coinvolti in alcuni incendi che hanno interessato le zone collinari degli Iblei, dove, oltre ad andare in fumo ettari ed ettari di macchia mediterranea, sono state danneggiate imprese e colture. In quei giorni di fine giugno, in cui si è registrata una vera e propria emergenza con un’impressionante escalation d’incendi, il sindaco di Buccheri, Alessandro Caiazzo, chiamava per nome e cognome i responsabili di quei roghi: “Mafia agricola”. Ed ha esortato le istituzioni pubbliche a fare intervenire l’esercito “subito in campo, potenziamento di mezzi di terra, seria riorganizzazione del comparto forestale e operazioni straordinarie di bonifica per salvare il salvabile. Successivamente, mano alla legge 353/2000, rivisitazione dei sistemi e dei metodi di controllo del territorio ed inasprimento delle pene per i responsabili dei roghi”.

I carabinieri si sono messi all’opera dando fondo ai loro sospetti e concentrando l’attenzione su S. C. e sul figlio F. C., seguiti in ogni loro spostamento dagli investigatori fino a quando, dopo avere raccolto sufficienti indizi di colpevolezza, hanno stretto il cerchio ponendoli in stato di fermo. I due indagati compaiono questa mattina davanti al Gip del tribunale di Siracusa, Andrea Migneco, che dovrà decidere se convalidare il fermo. “Stiamo studiando il decreto – dice l’avvocato Francesco Villardita che, con il suo collega Domenico Acciarito, difende i due presunti piromani – che si compone di venti pagine, per capire meglio se vi siano responsabilità in capo ai nostri assistiti rispetto alle contestazioni mosse dalla Procura aretusea”.

Francesco Nania

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