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Inchiesta depuratore Ias: l’incidente probatorio salverà la zona industriale dalla chiusura

L’intervento – a cura di Concetto Alota –

Il Gip del tribunale di Siracusa Salvatore Palmeri ha emesso ordinanza di ammissione di incidente probatorio sulla questione dell’inquinamento nella zona industriale in cui sono a vario titolo coinvolti quasi tutte le industrie del Petrolchimico, disponendo la perizia con l’oggetto a tre periti e fissando l’udienza il 6 dicembre prossimo. Si vuole, nella buona sostanza, chiarire la possibilità di non chiudere gli impianti di depurazione dell’Ias che, di fatto, comporterebbe la chiusura di quasi tutti gli stabilimenti del Petrolchimico siracusano. Nell’ordinanza del Gip, si chiarire che i reati contestati sono tuttora in corso di consumazione da tutte le persone indagate, ad eccezione dell’ex presidente dell’Ias Maria Grazia Brandara, tra le quali l’illecito amministrativo dipendente da reato di cui all’art. 25 del d.lgs 231/2001 in relazione al delitto contestato e riferito agli articoli 81 cpv.c.p., 137 comma 1 e 2 d.lgs 152/2006.

Sono da considerare persone offese: Natura Sicula Onlus e Legambiente Sicilia Aps, che hanno eletto domicilio nello studio dell’avvocato ambientalista Paolo Tuttoilmondo.

Nella richiesta di incidente probatorio depositata dalla Procura il 26 ottobre scorso, per l‘espletamento di una perizia ingegneristica ambientale sulla capacità depurativa dell’impianto gestito dall’Ias, e poiché la richiesta è stata notificata agli indagati e ai rispettivi difensori, e ritenuto che la perizia, per l’estrema complessità dell’accertamento, determinerebbe nel dibattimento una sospensione superiore a sessanta giorni, considerata la necessità di nominare un collegio peritale al quale affidare il mandato di accertamento dello stato dell’impianto biologico consortile gestito dell’Ias, attraverso una serie di controlli sul funzionamento o meno e dell’attuale stato, al fine di poter stabilire se ci sono i presupposti per limitare l’emissione di sostanze inquinanti a norma di legge.

Nella buona sostanza, la Procura chiede ai periti nominati che devono precisare, “quali condotte, e in quanto tempo, possano essere poste in essere da parte dei soggetti responsabili di Ias e dei grandi utenti industriali per ridurre al minimo sostenibile, anche proseguendo le attività produttive, l’impatto inquinante derivante dai reflui immessi nel depuratore consortile”

La Procura di Siracusa con il sequestro degli impianti dell’Ias, la società che gestisce il depuratore biologico consortile di Priolo, ha provocato il coinvolgimento giudiziario di un nutrito numero di persone e di diverse società che operano nel Petrolchimico. Giocoforza, la puzza irresistibile, l’aria irrespirabile, l’inquinamento del mare e lo smaltimento dei rifiuti pericolosi in mille modo e maniere, ha creato tumori, morte e tanto dolore; ma la preoccupazione della chiusura degli impianti e il danno all’economia, con oltre diecimila dipendenti disoccupati da un giorno all’altro, ha determinato il ripetersi del ricatto occupazionale che alla fine ha sempre vinto, in danno al territorio e della vita in generale. Il lavoro vince sulla salute e la vita degli esseri umani.

Le intercettazioni e le analisi dei periti incaricati dalla procura lasciano poco spazio ai dubbi: per decenni, e ancora oggi, si è “compromessa la qualità dell’aria e del mare” dove insistono diversi agglomerati urbani: Siracusa, Città Giardino, Priolo, Melilli e Augusta.

Una scelta da parte della Procura di Siracusa di alto profilo giuridico che riguarda la vicenda giudiziaria sull’inquinamento e il sequestro degli impianti dell’Ias. I magistrati inquirenti sono ricorsi all’incidente probatorio. La richiesta, inoltrata al Gip del tribunale di Siracusa, tende a poter “valutare la possibilità tecnica di giungere a una definitiva interruzione dell’immissione dei reflui industriali, anche attraverso una graduale riduzione della portata dei reflui con riduzione del carico inquinante, per comprendere se la consumazione dei delitti contestati sia ancora in atto”. 

La buona notizia. Sia negli ambienti giudiziari che industriali si registra un ottimismo sull’incidente probatorio per scongiurare la chiusura del depuratore e delle industrie del petrolchimico siracusano.

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