Infiltrazioni mafiose all’Inda: condanna definitiva per otto imputati
E’ divenuta definitiva la condanna a carico di otto persone coinvolte a vario titolo nell’operazione “Agamennone”, portata a termine dagli agenti della squadra mobile della questura di Siracusa, con il coordinamento della direzione distrettuale antimafia di Catania, nel marzo 2001 a compendio dell’inchieste per le infiltrazioni mafiose all’Inda, istituto nazionale del dramma antico.
La seconda sezione della corte di cassazione ha confermato la condanna a 7 anni e 8 mesi di reclusione ciascuno nei confronti dei fratelli Gerardo e Antonio Spinoccia, imprenditori che si occupavano del montaggio e smontaggio delle scene in occasione delle rappresentazioni classiche al teatro greco; 5 anni e 4 mesi ciascuno sono stati irrogati a carico di Giuseppe Procopio e di Nando Di Paola, mentre 4 anni e 8 mesi ciascuno è la pena che devono scontare Francesco Planeta, Roberto Ferrara e Salvatore Bongiovanni. 1 anno e 4 mesi di reclusione dovrà, infine, scontare Michele Midolo, in continuazione con una precedente sentenza.
Si chiude così uno dei capitoli meno nobili della storia dell’Inda, quello per il quale gli inquirenti avevano indagato per riscontrare irregolarità ed infiltrazioni mafiose nella gestione degli appalti di alcuni servizi assegnati dall’istituto nell’ambito dell’organizzazione degli spettacoli classici al teatro greco.Secondo l’accusa la gestione degli appalti tra il 1994 ed il 1998 sarebbe avvenuta in modo tale da favorire sempre le stesse aziende considerate vicine al clan Urso-Bottaro. Il pm ha sempre sostenuto che vi fosse connivenza tra funzionari e dirigenti dell’Inda, comprovata in diverse circostanze dai colloqui intercettati nella sede dell’istituto di corso Matteotti e dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, il quale ha riferito che collocare elementi vicini al clan fosse addirittura motivo d’orgoglio. E nell’inchiesta sono stati coinvolti gli allora dirigenti e funzionari dell’Inda, nei confronti dei quali, però, il 23 maggio 2011 il tribunale penale di Siracusa ha emesso sentenza di non doversi procedere perché i reati sono stati estinti per sopraggiunta prescrizione.



