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Inquinamento, depuratori che non depurano e fanghi che spariscono nel nulla: Ccà nisciuno è fesso…  

L’opinione –

La premessa vuole che Siracusa, anche se considerata la provincia “babba”, rimane prigioniera dell’omertà sulla quale ruota l’intero sistema che regola da sempre la corruzione politica-mafiosa, compresa la zona industriale con silenzi e connubi a tappeto e dove l’inquinamento rimane “libero”. Un popolo omertoso è moralmente e culturalmente mafioso. Ma Ccà nisciuno è fesso… però. 

 Il traffico dei rifiuti è un fenomeno fuori controllo; il più diffuso è lo smaltimento illegale dei fanghi e del percolato che arrivano dai depuratori e dalle discariche senza alcun trattamento e finiscono nei terreni agricoli con tutto il carico di veleni.

 “Contro l’Italia ci sono quattro procedure di infrazioni europee per le inadempienze sul fronte della depurazione delle acque, con il maggior numero di centri abitai irregolari sitati in Sicilia. Molti comuni, come Augusta, scaricano direttamente in mare in tanti altri casi non c’è neanche la rete fognaria, in altri ancora l’impianto di depurazione è presente ma non funzionante, oppure manca l’autorizzazione allo scarico.

In Sicilia solo il 17,5% dei circa 438 depuratori sono a norma, mentre gli altri sono privi di autorizzazione, scaduta o hanno ricevuto un diniego allo scarico (dati tratti dal “Report Controlli 2017” dell’ARPA Sicilia).

Occhi puntati da anni sui depuratori della zona industriale siracusana sotto inchiesta dalla Procura di Siracusa; alcuni gestiti direttamente dalle industrie e altri dal depuratore consortile gestito dall’Ias i cui vertici sono coinvolti, insieme ai dirigenti di alcune aziende del petrolchimico, nell’inchiesta denominata “No Fly”, con un numero indefinito di indagati a vario titolo.

Ma nello scenario della depurazione insiste l’interesse diretto della mafia dei rifiuti che si muove come una vera e propria holding con forti agganci economici e istituzionali nello smaltimento del percolato prodotto dalle discariche dell’immondizia e dei rifiuti industriali dell’intera Sicilia e di cui si sono interessate diverse Procure distrettuali, come Trapani, Palermo, Messina e Catania. Percolato dirottato a forza verso la Calabria o altre destinazioni, che potrebbe essere smaltito benissimo in impianti della Sicilia, come quello gestito dall’Ias. invece no. Infatti, questa è una delle leve verso lo smaltimento illegale dei rifiuti o il semplice cambio del codice con il giro bolle e fatture “vuote” senza smaltimento e aspettando che la pioggia faccia il lavoro sporco verso il mare. Evidenze venute fuori in varie inchieste giudiziarie in Sicilia e in Calabria e di cui ha parlato spesse volte il procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri. Ritorna così d’attualità e apre un interrogativo di chi avrebbe deciso qualche anno fa d’interrompere il conferimento, la depurazione e lo smaltimento del percolato e dei rifiuti provenienti dalla molitura delle olive, dei pozzi neri, delle officine meccaniche e tanto altro, nei depuratori della Sicilia, compreso quello della zona industriale Le industrie e i gestori privati delle discariche smaltiscono solo sulla carta; mancano i controlli e il personale preposto è quasi a zero rispetto ai reati che ogni giorno si consumano contro l’ambiente, la vita umana.

Una siffatta condizione già svelata in alcune inchieste da varie Procure siciliane e calabresi per capire chi è stato a organizzare il sistema di smaltire fuori dalla Sicilia i tanti milioni di metri cubi l’anno di percolato e reflui velenosi trasportato in Calabria e smaltito con tariffe obbligate che produce una montagna di euro con l’esorbitante rialzo fin dalla partenza, attraverso una viziata filiera che conformerebbe il connubio tra mediatori, trasportatori e gli impianti di trattamento in Calabria e in altre regioni oltre lo Stretto. Tematiche arrivate sui tavoli dei magistrati catanesi della Dda dal Noe dei carabinieri che hanno consegnato il frutto di un’indagine-gemella all’operazione “Piramidi” sugli intrecci fra mafia, imprenditoria e pubblica amministrazione nel settore dei rifiuti e i dintorni in tutta la Sicilia.

La Sicilia è prigioniera dei rifiuti, i depuratori non depurano e l’inquinamento è fuori controllo. In Sicilia il comparto dei rifiuti è in mano alla mafia. La politica in buona parte è corrotta in connubio con la industrie. L’inquinamento è fuori controllo. La depurazione delle acque si trova in uno stato spaventoso; il 95% degli impianti si trova con le autorizzazioni scadute e la depurazione avviene con il cattivo funzionamento dei siti di smaltimento che non sono a norma.

La vita umana senza alcun valore barattata con il profitto a tutti i costi. Il lavoro diventa più importante della vita in generale, dell’ambiente, degli esseri umani. Rifiuti tossici e nocivi scaricati in mare per risparmiare sui costi di gestione, con il risultato di avvelenare ogni cosa facendo schizzare i livelli d’inquinamento provocati da alcune sostanze sopra i limiti consentiti dalla legge.

Concetto Alota

 

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