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L’ammucchiata di Draghi: solo la Meloni e i Gilet Arancioni protestano

Conte silurato e Draghi a capo di una grande ammucchiata per un governo che immobilizza e condiziona tutti i partiti che hanno aderito volontariamente al “banchetto governativo”. Fuori dall’abbuffata sono rimasti Fratelli d’Italia e i movimenti che costruiscono una nuova politica fuori dal Parlamento e che gridano forte al fallimento e allo scandalo voluto, apparentemente, solo da Renzi. E cosa dire del movimento di Grillo in confusione che si squaglia come neve al sole, costretto a ingoiare il rospo di Forza Italia, mentre Leu è obbligato a votare un governo con tre ministri della Lega di Salvini. Un esecutivo che non trova una identità politica prossima alla realtà; ci sono troppe differenze sia ideologiche sia politiche, rimanendo giocoforza i soli interessi di bottega.

Tra i movimento fuori dal Parlamento, nascono i Gilet Arancioni; un moto che coinvolge la gente ormai disperata, senza futuro, che non si rassegna al malgoverno e ai giochi di potere dell’attuale classe politica dirigente. “Andare in piazza in questo momento è l’ultima speranza di salvare il nostro futuro e quello delle prossime generazioni. Siamo rappresentati da un grande Leader, il Generale Antonio Pappalardo che per tantissimi anni ha servito il popolo nell’Arma dei Carabinieri”. – gridano gli attivisti del movimento – per una politica che cerca scampo nel marasma in cui è caduta la nazione Italia che cavalca la tigre della protesta. I sondaggi danno il Movimento di Pappalardo intorno al 15%.

Movimento dei cosiddetti Gilet Arancioni, “che nasce dal malcontento, spontaneamente nel popolo italiano deluso, da cui trae linfa, senza alcun condizionamento politico, economico, sociale e culturale, ma solo e semplicemente per difendere il futuro della nazione Italia in piena armonia con la democrazia rappresentativa”. Tra i manifestanti e i simpatizzanti ci sono istruttori e istruttrice di educazione fisica, industriali, commercianti, artigiani, ristoratori, operatori del turismo, albergatori che accusano il colpo economico, a loro dire, mortale a causa della fallita gestione della pandemia vicino ai disoccupati in emergenza economica e abitativa. Si parla della mancanza dei beni comuni, come il pane, il latte e la pasta.

Paradossalmente, la corruzione è diventata l’anima della nostra malata democrazia. Attraversiamo un momento di profonda crisi economica, politica e culturale. Un fenomeno sociale di vasta portata nella società con alla base la democrazia; i governi dello Stato democratico italiano che si sono succeduti negli ultimi 30anni hanno causato un crisi ormai irreversibile: corruzione galoppante a più livelli, la malagiustizia che impone una revisione generale delle leggi, inchieste a caterva che annullano il valore della politica e della stessa magistratura. Non si riesce a stemperare l’intensità di una fallimento comune che tende a far calare la tensione partecipata del popolo con la politica finalizzata a creare un ambiente favorevole alla presa di distanza rispetto al mondo della politica. I favolosi anni Sessanta furono tali forse anche perché la politica, come denunciavano scandalizzati insiemi comunisti e cattolici, era libera e non condizionata dai poteri forti.

L’ubriacatura ideologica del M5Stelle e l’impossibilità di un governo capace di far uscire il Paese dalla crisi profonda in cui è relegato, provoca una seria di contraccolpi alla democrazia parlamentare, anche se si tenta di diffondere un nuovo entusiasmo con la partecipazione e il coinvolgimento diretto attraverso piattaforme pilotate ad arte, e nello stesso tempo favorire un movimento di segno opposto che invocava il ritorno allo Stato forte, mentre la maggioranza silenziosa precipita nel baratro più profondo. Il pericolo è quello di una società depoliticizzata, senza la possibilità di ristabilire ordine e gerarchie, con l’avviamento di nuova autorità capace di riaffermare la democrazia completa. Tuttavia, nel popolo insiste la voglia di una nuova politica, rivoluzionaria, capace di rimettere il senso della democrazia compiuta nel binario della Costituzione. E questo è confermato dai sondaggi.

I semi dell’antipolitica sono nell’aria, ma, purtroppo, fruttificano altrove. Merito, o responsabilità, dei politica dei Grillini & Company per aver dato “confidenza” a chi era prima nemico e ha teso una trappola con un abbraccio mortale. Questa esplosione di malcontento nei confronti della politica non trova più i vecchi attori credibili. E non sarà di certo il governo Draghi, figlio di una realtà del più fine della buona politica sia per le figure dei suoi leader, sia per la sua mancanza di impostazione ideologica forte per un governo senza il necessario zoccolo duro, a far rinascere la politica italiana dal baratro in cui è precipitata. Occorre ben altro per salvarci.

C.A.

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