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Melilli, un progetto per recuperare il soffitto della basilica di san Sebastiano

Il monitoraggio voluto da Italia Nostra Melilli realizzato grazie al bando di Democrazia partecipata

Il soffitto ligneo della navata maggiore della Basilica di San Sebastiano a Melilli è tra i molti tesori custoditi dalla cittadina iblea. La tecnica utilizzata, nella metà del XVIII secolo dall’ambitissimo pittore del tempo Olivio Sozzi, è assai inconsueta: pittura a tempera e ad olio su una tela (lunga oltre 27 metri e larga più di 7), applicata a 14 metri di altezza su un tavolato di pregiato legno veneziano.

A nessuno, fedele o visitatore, che metta piede in questa tanto barocca quanto affascinante chiesa può sfuggire la maestosità di un’opera d’arte di tal fatta: 199 metri quadrati di pittura dal gusto raffinato ed elegante. Tra finte architetture, che tendono a squarciare il soffitto, sono rappresentati la Gloria di San Sebastiano, santo titolare della chiesa, al centro, e, su altri due pannelli, la Vittoria della Fede sull’idolatria e la Pace e la Giustizia.

Ormai da almeno un decennio questo magnifico esempio di manierismo settecentesco siciliano presenta, purtroppo, fessurazioni fra le tavole che fanno da supporto alla tela dipinta e questa, di conseguenza, subisce strappi corrispondenti alle giunture delle liste di legno. Non mancano, poi, notevoli chiazze di umidità che hanno prodotto fioriture e screpolature.

Italia Nostra Melilli monitora da tempo le condizioni in cui versa questa preziosa opera d’arte e, in occasione della Giornata virtuale dei beni in pericolo – Lista Rossa 2020 (dedicata al recupero, alla difesa del patrimonio storico-artistico e del paesaggio, alla sensibilizzazione sull’azione di tutela), ha scelto questo bene artistico del territorio – che indubbiamente fa parte dell’identità della comunità melillese, lo ha segnalato alla Lista Rossa e ha proposto un progetto per il suo recupero.

Un progetto, a dire il vero, molto ambizioso: la documentazione minuziosa delle condizioni in cui versano soffitto ligneo e tela attraverso un rilievo fotogrammetrico, colorimetrico a canali separati e ad alta risoluzione, comprensivo dell’esame alla fluorescenza. Per un monitoraggio immediato, per mettere preventivo riparo ad eventuali perdite (anche parziali o di dettagli, dovute ad acqua, fuoco, crolli, infiltrazioni o, più banalmente, all’inclemenza del tempo), per fornire il punto di partenza di una eventuale fase preparatoria per un futuro restauro.

Un progetto anche costoso per l’intervento di professionisti altamente specializzati che, oltre a presentare i risultati della rilevazione, stilino una accurata carta dei rischi legata alla pericolosità territoriale e alla vulnerabilità del monumento.

Un progetto che ha visto la realizzazione della sua prima fase (la rilevazione fotogrammetrica, colorimetrica e l’esame alla fluorescenza) grazie alla caparbietà della prof.ssa Nella Tranchina, presidentessa di Italia Nostra Melilli, e del direttivo della sezione: i fondi necessari per la realizzazione di questa attività (tanto innovativa dal punto di vista tecnologico quanto necessaria per la preservazione del bene) sono stati recuperati grazie al bando di Democrazia Partecipata, pubblicato dal Comune di Melilli nel novembre 2019. Italia Nostra Melilli ha richiesto di aderire al Bilancio Partecipativo e ha ottenuto la somma necessaria a finanziare la prima fase del progetto che si è realizzata dal 3 al 6 dicembre 2020: l’ing. Marcello Melis, CEO Profilocolore Srl unipersonale, Marco Cardinali, storico dell’arte e delle tecniche artistiche, e Matteo Positano, chimico specializzato nei beni culturali, di Emmebi diagnostica artistica s.r.l, hanno provveduto alla rilevazione dei dati.

Profilocolore Srl ed Emmebi diagnostica artistica srl sono stati scelti dopo attenta analisi del panorama di riferimento dalla sezione Melilli di Italia Nostra che, rappresentata da tre membri, ha partecipato al Forum Nazionale Technology for All (fortemente voluto dal Ministro per i beni e le attività culturali e  per il turismo, Dario Franceschini promotore insieme a Italia Nostra Onlus, al CNR, alle Università La Sapienza e Tor Vergata), per promuovere e divulgare la conoscenza e l’uso di nuovi e potenti mezzi tecnologici nell’ambito dei beni culturali.

«Crediamo – afferma la prof.ssa Nella Tranchina – di aver individuato un manufatto di tale importanza e tecnologie così innovative, da proporre Melilli tra i primi siti culturali in Italia (dopo la Cappella Sistina o le Stanze di Ruggero a Palazzo delle Aquile), che godono di un intervento di altissima qualità».

E quali caratteristiche ha questo intervento ce lo hanno detto gli esperti alla fine della loro tre giorni melillese.

Ing. Melis, Quali tecniche sono state utilizzate per il rilievo fotogrammetrico del tetto ligneo della Basilica di San Sebastiano a Melilli?

In generale viene utilizzata la tecnica del rilievo multispettrale, che in sintesi vuol dire rilevare immagini non solo in luce visibile, ma anche a lunghezze d’onda negli ultravioletti ed negli infrarossi. Per questa tecnica Profilocolore ha messo a punto un sistema che fornisce i dati spettrali dagli UV agli IR in modalità calibrata, cioè con misure radiometriche e colorimetriche estremamente precise (tra 97% e 100% di precisione). Il sistema HMI (Hypercolorimetric Multispectral Imaging) è ormai adottato come standard presso diversi istituti universitari ed enti di prestigio come i Musei Vaticani ed il museo del Louvre a Parigi.

Quale tipo di analisi sarà effettuata alle immagini rilevate?

Le immagini riprese a banda larga, tra UV ed IR, verranno utilizzate innanzi tutto per ottenere una firma spettrale dei pigmenti pixel per pixel, da confrontare con le firme spettrali dei pigmenti in banca dati. Dai dati acquisiti verranno prodotte le immagini così dette a falsi colori, sia UV che IR, per una prima classificazione dei pigmenti utilizzati. Inoltre, con l’acquisizione delle immagini in fluorescenza indotta da luce UV, per comparazione con il dato multispettrale, vengono ricavate altre informazioni sullo stato di conservazione dell’opera.

Quali processi di elaborazione delle immagini saranno applicati?

Gli strumenti tipici sono il calcolo delle immagini in falsi colori, UV ed IR, l’analisi alle componenti principali, che permettono di fare emergere informazioni latenti, e mapping rispetto a punti o zone con colorimetria, spettro o combinazioni di canali simili, clustering di pixel in aree, anche disgiunte, appartenenti alla stessa classe di centroidi.

Dott. Cardinali, quali sono la condizione e lo stato di conservazione in cui versano i materiali costitutivi del soffitto della Basilica di San Sebastiano a Melilli?

I dipinti del soffitto della Basilica di San Sebastiano versano in condizioni critiche che necessitano la pianificazione di un intervento conservativo. La valutazione delle criticità è strettamente correlata alla tecnica esecutiva e alle caratteristiche costitutive dei dipinti, che non essendo omogenee, sono diversamente interessate dal degrado. La causa principale del degrado è l’umidità che ha innescato differenti fenomenologie: nelle tele dei riquadri centrali, inchiodate sul supporto ligneo, si sono formate gore di diversa ampiezza che hanno macchiato e annerito parti della decorazione; nei motivi decorativi dipinti sulle assi di legno, la cui stratigrafia andrà appurata in corso di intervento, l’umidità ha provocato danni di maggior entità con gore, rigonfiamenti di pellicola pittorica e distacchi di brani di tela lungo le commettiture.

Quali proposte avete individuato per la tutela e per la valorizzazione di questo soffitto?

La pianificazione dell’intervento va preceduta da una verifica delle condizioni della copertura e dalla effettiva assenza di percolazioni. Al contempo vanno sigillati gli infissi della finestra in controfacciata, in prossimità della quale le fenomenologie del degrado sono di maggior entità. L’intervento sulla pittura andrà preceduto da ulteriori approfondimenti analitici sulla stratigrafia e sulla natura costitutiva dei materiali, particolarmente per quanto concerne la natura dei leganti impiegati. La prima fase dell’intervento di restauro del manufatto dovrà occuparsi del risanamento del supporto ligneo. Si consiglia di affiancare le diverse fasi dell’intervento da una completa documentazione analitica e fotografica, in modo di garantire il livello di assoluta scientificità delle operazioni e di raccogliere materiali utili alle varie forme di valorizzazione, editoriali e multimediali (es. strumenti di navigazione virtuale nella pittura), che permetteranno di incrementare la conoscenza e le ricadute anche turistiche del bene.

Dott. Positano, con quali strumenti avete svolto la vostra indagine?

Mappatura di imaging multispettrale (VIS-UV-IR) con calibrazione radiometrica e colorimetrica (sistema HMI, © Profilocolore); esame autoptico dalla quota del cornicione.

Avete potuto eseguire la vostra indagine in situ: quale impressione avete avuto della Basilica nel suo complesso?

La Basilica di San Sebastiano e il suo complesso decorativo sono di grande rilievo storicoartistico e in generale buono stato di manutenzione. Le ottime possibilità di recupero del capolavoro di Olivio di Sozzi sul soffitto della Basilica derivano anche dalla sostanziale originalità della pittura, che per quanto osservabile in situ e per quanto emerge a una prima valutazione dei risultati – specificamente in fluorescenza UV – non ha subito pesanti ridipinture in passato.

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