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Migranti e Ong: la Procura di Siracusa indaga già da tempo sul fronte libico-siciliano

Sulle tematiche e le collusioni tra Ong e i trafficanti di migranti di cui ha parlato il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, bisogna aggiungere che il territorio più interessato al traffico degli esseri umani è quello siracusano. Il clamore mediatico ha dato l’impressione che tutto succede senza che le istituzioni locali siracusane si siano accorte che qualcosa non va. Ma per la cronaca la Procura della Repubblica di Siracusa sta indagando a fondo e in silenzio da qualche anno verso il fronte dei trafficanti di migranti che hanno la base in Libia e i contatti con personaggi nella costa siracusana, ragusana e catanese. Il procuratore di Siracusa Francesco Paolo Giordano segue personalmente le indagini affidati a più gruppi di investigatori dei diversi corpi di polizia. In prima fila c’è la Digos della Questura di Siracusa, in simbiosi con la Procura, ha da sempre monitorato costantemente il flusso in arrivo dei migranti e il controllo degli scafisti e dei possibili infiltrati del terrorismo con diversi sospettati rimpatriati negli ultimi 24 mesi. Insite poi nel territorio siracusano, così come in tutte le zone sensibili, la presenza discreta degli uomini dell’antiterrorismo e del servizio segreto di investigazione. Presso la Procura di Siracusa insiste poi l’avamposto della lotta a scafisti e trafficanti. E’ la sede del Gicic, il Gruppo interforze di contrasto all’immigrazione clandestina, creato nel 2006 e coordinato dal sostituto procuratore Antonio Nicastro, guidato dal sostituto commissario di polizia Carlo Parini è composta da uomini della Guardia costiera, dell’Agenzia delle Dogane e da un paio di interpreti-mediatori culturali inquadrati come ausiliari di polizia giudiziaria. Un ufficio di trincea strategico per il contrasto all’immigrazione clandestina.

Tra gli elementi raccolti dagli inquirenti e dagli investigatori siracusani ci sarebbero i contatti diretti con soggetti che si trovano in Libia che annunciano la partenza di barconi ai soci residenti nella costa della provincia di Siracusa e Ragusa. La realtà è davvero grave e gli interessi sono molto diffusi nel business dei migranti: corrompere e lucrare. Sono ramificati in Sicilia, così come in Calabria e a tutti i livelli istituzionali. I centri di accoglienza sono organizzati direttamente nei luoghi degli sbarchi, indirizzando e agevolando le Ong all’individuazione dei barconi a mare e a sollevare dalle difficoltà logistiche le prefetture e i comuni dai mille problemi dopo lo sbarco. I flussi di migliaia di disperati provenienti dal Magreb, sono oro puro per mediatori e politici senza scrupoli; milioni di euro che finiscono facilmente nelle casse degli approfittatori delle disgrazie altrui. A dirigere il “traffico” nazionale erano dapprima gli uomini di “Mafia Capitale”, attraverso una fitta organizzazione nazionale da dove è venuta fuori solamente una minima parte dell’intero sistema che si ramifica ancora oggi fin nei Paesi del vicino Nord Africa, e dove il controllo dell’immigrazione clandestina si svolge direttamente alla partenza nelle coste libiche e di cui stanno indagando a fondo e da tempo i pm siracusani, anche attraverso degli infiltrati. Molti migranti, una volta sbarcati, hanno il percorso già organizzato dai mediatori prima contattati che si trovano in Sicilia per raggiungere i congiunti nelle località europee richieste all’atto della partenza dalla Libia: alta Italia, Germania, Francia o altrove.

Gli “scafisti pentiti” hanno confermato ai magistrati più volte che i flussi dei barconi sono dirottati di volta in volta verso le coste dove ci sono già pronti i centri di accoglienza sotto controllo dalla mafia dei migranti in connubio con la politica e parte delle istituzioni. Ogni movimento dei natanti è organizzato in base ai posti liberi nelle strutture a terra, e se non presenti, adibiti velocemente apposta. Il fronte delle indagini della Procura di Siracusa arriva fino a Pozzallo per finire a Malta e in Libia.

Concetto Alota

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