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Da sinistra, Antonio Maiorana e l'arcivescovo Pappalardo.

Natale del giurista, scambio di auguri in Tribunale

L’aula del tribunale penale è stata trasformata ieri mattina in un luogo di incontro per il tradizionale Natale del giurista a cui ha preso parte l’arcivescovo di Siracusa, mons. Salvatore Pappalardo. Ad accogliere il presule è stato il presidente del tribunale, Antonio Maiorana, insieme con il responsabile della sezione siracusana Unione giuristi cattolici, Salvatore Amato, che si è fatto carico di organizzare l’evento al quale hanno partecipato numerosi addetti ai lavori. E’ il decimo anno che l’arcivescovo Pappalardo si reca in tribunale per lo scambio di auguri con magistrati, avvocati e con tutto il personale amministrativo che opera nel palazzo di giustizia di viale Santa Panagia.

“Si tratta di un’occasione – ha esordito il presidente Maiorana – per fare una pausa di riflessione, mettendo da parte i problemi della giustizia che pure sono presenti e coi quali dobbiamo confrontarci ogni giorno come la carenza di organico del personale, il ritardo nell’emissione delle sentenze, la gestione dei processi. A tutt’oggi siamo incalzati da una crisi economica devastante mentre l’occupazione giovanile è pregnante. Purtroppo, non ci sono margini di miglioramento in senso generale ma la presenza dell’arcivescovo Pappalardo ci induce all’ottimismo”.

Dopo il saluto dell’avv. Luca Brandino, in rappresentanza del consiglio dell’Ordine degli avvocati siracusani, l’arcivescovo Pappalardo ha ricordato come per lui il Natale del giurista e la visita al palazzo di giustizia sia diventato un appuntamento irrinunciabile. “E’ un momento per riflettere – ha detto, sottolineando di essere in un’aula di tribunale penale, dove quotidianamente si celebrano processi – sull’identità del servizio reso in questo palazzo. Qui dentro viene amministrata la giustizia. Il mio dovere è sostenere quanti spendono energie in questa sede in cui vivete la professione ma prim’ancora la vocazione e la testimonianza del Vangelo”.

Il presule ha letto un passo dell’apostolo Paolo. “La lettera uccide con gli innumerevoli cavilli umani ma lascia nel peccato. Lo spirito, invece, ci lascia nella fede. Vorrei fare rilevare la dialettica tra la lettera e il suo ideale. In queste aule si fanno rispettare le leggi, ovvero le lettere che uccidono. Io credo che bisognerebbe trovare sempre una mediazione che significa imporsi il rispetto della persona”.

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