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Noto, restituito alla città un affresco nascosto

Un sabato mattina molto particolare quello vissuto in Città nel segno della fede e della tradizione per una serie di eventi celebrati innanzitutto nella Basilica Cattedrale di San Nicolò. Celebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo della Diocesi, Monsignor Antonio Staglianò, che è Priore per la Sicilia degli Ordini Dinastici della Real Casa di Savoia, in segno di ringraziamento per la beatificazione di Maria Cristina di Savoia (1812-1836), Regina del Regno delle Due Sicilie , avvenuta per disposizione di Papa Francesco lo scorso 25 gennaio. Nel corso del solenne Pontificale il Vescovo ha benedetto un’immagine votiva della Beata, alla presenza dei componenti dell’Associazione cattolica “Convegni di Cultura Maria Cristina di Savoia”, che si sono prodigati affinchè la causa di beatificazione venisse portata a compimento. Il sacro rito, promosso dalla Delegazione di Sicilia degli Ordini Dinastici della Real Casa dei Savoia, ha visto la presenza del Gran Cancelliere degli ordini Johannes Niederhauser, Cavaliere dell’Ordine supremo della Santissima Annunziata, con gli insigniti provenienti da tutta l’Isola ( nella foto dinnanzi all’affresco restaurato vediamo proprio il Gran Cancelliere al centro, alla sua destra Francesco Maiore, il Sindaco Corrado Bonfanti, alla sua sinistra i due restauratori Gianpaolo Leone e Valentina Mammana e il Presidente del Consiglio Comunale Corrado Figura). Numerose le autorità civili, militari e rappresentanti di associazioni d’arma alla Santa Messa che è stata dedicata al ricordo dei caduti dell’Arma dei Carabinieri, fondata esattamente 200 anni fa da Vittorio Emanuele I di Savoia, padre della Beata Maria Cristina. Ma come anticipato nel corso di una conferenza stampa convocata ad inizio estate, il 3 luglio per l’esattezza, sabato è stato il momento in cui è stato restituito alla Città il dipinto, all’interno di uno degli ovali posti accanto all’ingresso principale di Palazzo Ducezio, che era stato occultato, presumibilmente con l’avvento della Republica. L’affresco, realizzato nella seconda metà dell’ottocento, reca lo stemma del Regno d’Italia. Grazie a dei documenti fotografici ma soprattutto alla sensibilità degli Ordini dinastici della Real Casa di Savoia, si è voluto provvedere al restauro, dopo consenso e supervisione della Soprintendenza di Siracusa e della stessa Amministrazione ben lieta di poter ridare all’edificio storico e di tutta la Città un bene culturale e aritistico.
La spesa dell’intervento è stata totalmente coperta dai Cavalieri Sabaudi, consentendo di restituire alla Città di Noto un’ulteriore, importante testimonianza della sua ricca e antica storia. Ma si sa quando si va a “toccare” il passato le sorprese possono essere dietro l’angolo. Affascinati da quest’arte tanto preziosa quanto sorprendente siamo andati a trovare nel loro studio i due restauratori Gianpaolo Leone e Valentina Mammana. In pieno centro storico lo studio Leone, l’unico in Città ad occuparsi di restauro, ha in sè il rigore delle tecniche di recupero di beni artistici e l’estro insito nell’animo e nell’opera di chi respira arte in ogni suo gesto. I due aspetti convivono e ci danno un immagine variegata di quanto si immagina e si fa qui dentro, insomma è l’atmosfera giusta per accostarsi al lavoro di quattro mesi, completato e riconsegnato alla Città in tutta la sua bellezza e testimonianza di un passato che qualcuno ha voluto cancellare maldestramente e che qualcun altro, invece, ha voluto recuperare con forza. In questo stemma, dal 9 novembre tornato in tutte le sue peculiarità, c’è la qualità dell’intervento tecnico misto alla grande passione di due autentici artisti. “Abbiamo iniziato il 7 luglio e finito il 30 ottobre, sotto la direzione della Soprintendenza ai beni culturali ed artistici di Siracusa, in prima persona della dottoressa Carmela Vella, Dirigente responsabile della sezione storico artistica. – ci racconta Gianpaolo Leone- La prima fase si è strutturata sul recupero dello stato dell’affresco, che abbiamo trovato sotto più strati pittorici, anche uno di smalto, in realtà. Da questo siamo passati alla pulitura, anche attraverso degli impacchi per evitare di intaccare i colori originali”. Nella spiegazione delle varie fasi si scorge in Gianpaolo e Valentina la vera essenza del loro lavoro ovvero la passione nella scoperta, prima, nel recupero, poi.
“La cosa particolare è che sotto lo stemma su un fondo azzurro abbiamo trovato la scritta “rebus publicis agendis”, frase poi posta sotto lo stemma del Regno d’Italia, ma probabilmente risalente il periodo di costruzione del Palazzo di Città. Sopra la quale poi è stato realizzato, con l’avvento dei Savoia, lo stemma del Regno d’Italia”. Di tutto quanto i due restauratori hanno provveduto a redigere una documentazione che possa restare agli atti, ma che è principalmente servita a recuperare la scritta dello Stemma, quasi del tutto scomparsa, le cui lettere erano in medesimo stile della precedente. “Abbiamo anche trovato dei chiari segni di atti vandalici sull’affresco. Segni inequivocabili di chi voleva proprio cancellare il passato. Ma non è servito, perchè grazie a quanto abbiamo trovato ed alla documentazione fotografica, risalente al periodo antecedente la copertura, attuando la tecnica che si chiama “selezione cromatica ed abbassamento di tono” siamo riusciti a ricucire i frammenti di colori originali in modo tale da ridare leggibilità all’opera. Il restauro, secondo i dettami più rigidi della tecnica fiorentina, impone di non toccare l’originale. Nel senso che l’intervento del restauratore non deve prevaricare l’opera dell’artista”. Operazione perfettamente riuscita.
E.V.

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