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Noto, spiaggia Pizzuta: le ragioni della By blu

Domani, giovedì 12 febbraio, si terrà la conferenza dei servizi in merito alla realizzazione degli stabilimenti balneari sulla spiaggia “Pizzuta” di Noto, dove la società By Blu riceverà, o meno, le autorizzazioni necessarie. Come più volte ricordato in questi giorni già nel 2011, nonostante i pareri positivi, si riuscì ad impedire quest’atto con motivazioni più che concrete e adesso dopo quattro si torna di nuovo sul piede di guerra. Dalle Istituzioni civili alle Associazioni, dagli ambientalisti ai semplici cittadini è un coro unanime di “no” con cui si scontrano,e si scontreranno domani quegli Enti preposti a decidere che sembrano invece favorevoli, passando sulla testa a tutti quei pareri, autorevoli, che impedirebbero uno sviluppo per quella zona, di questo tipo. Al dibattito oggi si aggiunge il comunicato, a firma della Presidente Laura Falesi, dell’Archeoclub Noto, da anni impegnato nella tutela, nella salvaguardia e nella promozione dei luoghi ma sempre nel rispetto delle caratteristiche storiche ed ambientali. Leggiamo testualmente: “No agli stabilimenti balneari alla Pizzuta. Dobbiamo tutelare l’area archeologica! Chiediamo a gran voce lo stop all’iter per i due stabilimenti balneari che hanno chiesto l’utilizzo dell’arenile di contrada Eloro-Pizzuta. Il toponimo stesso dice già tutto: si tratta di un’area tra il sito dell’antica Eloro e la Pizzuta che altro non è che uno dei monumenti funebri dell’area cimiteriale dell’antica città greca. Gli stabilimenti sono stati progettati senza tenere conto che sotto la sabbia probabilmente ci sono altre sepolture o strutture di età greca fino ad ora non esplorate. Proprio sotto una duna della spiaggia in questione, a 40 metri dalla battigia e a 50 metri dalle mura di Eloro si trovano i resti del santuario extraurbano dedicato a Demetra e Kore, risalente al periodo tra il VI e il IV sec. a.C., in parte conservato nel Museo Archeologico di Noto. E’ vero che si tratta probabilmente di strutture stagionali, ma bisogna valutare bene il loro impatto sul sito. C’è il serio rischio di stravolgere la stratigrafia antica perdendo per sempre preziose informazioni. L’area della spiaggia duemila e settecento anni fa era terraferma, poiché la linea di costa in oltre due millenni è avanzata verso l’interno: è quindi altissimo il rischio di impattare su antiche testimonianze di età greca. Ci troviamo in prossimità della porta Nord dell’antica colonia greca, l’accesso principale per chi proveniva da Siracusa attraversando la Via Elorina, i cui resti evidenti sulle scogliere adiacenti, devono necessariamente trovarsi sotto l’arenile. Inoltre, tutta la spiaggia è incorniciata a Nord dall’area “sacra” degli Heroa, innumerevoli nicchie quadrangolari (pinakes) intagliate nelle pareti di latomie arcaiche, in origine munite di piccoli affreschi o bassorilievi o ancora di tavolette di varia natura destinate al culto dei defunti eroizzati. Queste evidenze archeologiche ed altre ancora presenti nella spiaggia Eloro-Pizzuta, pur trovandosi all’esterno della recinzione del sito, rappresentano un continuum con l’area urbana della città greca. Oltre al rischio scientifico documentale, si aggiunge anche l’impatto ambientale di un eventuale stabilimento balneare ed anche quello acustico che renderebbe poco fruibile l’area archeologica”. Firmato Archeoclub Noto.

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